In queste ultime settimane la stampa locale segue il difficoltoso trasferimento di alcuni nuclei familiari dallo Scalo Migranti ad alloggi privati nei Comuni della provincia di Bologna. Dichiarazioni continue tra i sindaci dei Comuni coinvolti e la vice-sindaco di Bologna Adriana Scaramuzzino riempono le pagine locali.
Ma qual è l’impatto di pochi trasferimenti sulla comunità dello Scalo Migranti?
Come è passato il terzo natale in Via Casarini?
A Tirso, dell’Assemblea di autogestione dello Scalo Internazionale Migranti, abbiamo rivolto alcune domande.
Domanda: Dopo l’assemblea pubblica dello scorso 30 novembre a cui erano stati invitati anche rappresenanti della Giunta Comunale, quali sono stati i rapporti tra Comune e Scalo Migranti?
Risposta: In realtà non vi sono stati rapporti di alcun tipo con gli Enti Locali, ne di Bologna ne dei Comuni limitrofi.
D: Non ci sono dunque novità in merito alle condizioni di vita all’interno dello Scalo: riscaldamento, corrente elettrica, acqua calda?
R: Da tempo si parla di una portineria che dovrebbe regolamentare entrate ed uscite a partire da una lista stilata nello scorso agosto di persone a cui veniva riconosciuto il diritto di abitare nello Scalo perché regolari o facenti parte di un nucleo familiare il cui capo-famiglia è in possesso del permesso di soggiorno.
Tutti i lavori sarebbero stati conseguenza della diminuzione degli abitanti, cosa possibile attraverso questa portineria.
Attualmente l’illuminazione deriva da un generatore precario; per la questione riscaldamento la caldaia funziona ma in molte stanze non ci sono i termosifoni.
Le ultime notizie sono che il Comune avrebbe portato alcune stufette per questi gioni più freddi, ma finché non le vediamo non possiamo dire che sia una cosa vera.
L’acqua è sempre fredda.
D: Dai giornali sembra che l’Amministrazione comunale di Bologna si stia attivando per il trasferimento di alcune famiglie. Qual è la realtà dal tuo punto di osservazione e come valuti questa "risposta" al problema casa? [ ascolta ]