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Parma - L’occupazione di S. Cristina continua

da Gazzetta di Parma del 20 gennaio 2005

Santa Cristina resta «occupata»
E’ un porto di mare, Santa Cristina in questi giorni.
Una chiesa dormitorio, con i materassi di fianco all’altare e le merendine e i succhi di frutta accanto all’acquasantiera. Ieri a metà pomeriggio, però, era un deserto: sotto le volte un buio pesto se non fosse stato per gli aloni fiochi delle candele. Gli stranieri che ci avevano passato la notte (dopo lo sgombero dell’ex cartiera di via Argini) ancora tutti fuori, chi al lavoro chi ad aspettare l’ora di cena (quelli che hanno fatto richiesta di asilo politico non possono lavorare). La prima notte, dentro la chiesa hanno dormito in 17, pi ù un paio del Centro antirazzista. Altri nove hanno trovato posto nei dormitori: sei in quello comunale in strada Santa Margherita, tre dai frati dell’Annunciata. Soluzioni provvisorie: «mi hanno detto che lì ci posso stare una settimana» riferisce, un ragazzo della Costa d’Avorio. Un nucleo familiare (l’una donna del gruppo pi ù suo marito e il fratello) dorme al Leon d’Oro: il conto (per dieci giorni) lo paga Parma Solidale. Intorno alle 18, Santa Cristina si anima: non sono pochi i parmigiani che mettono la testa dentro, molti portano borsine di cibarie. E’ arrivata parecchia roba dalla Coop. Arrivano anche alcuni immigrati, ma non hanno molta voglia di parlare: alcuni l’italiano lo masticano poco e poi c’è da organizzarsi per la cena. Martedì sera avevano rimediato quelli del Comitato con dei cartoni di pizza; la Caritas mercoledì mattina ha distribuito gratuitamente i ticket per la mensa di via Turchi: un gruppo è andato a prenderli in mattinata (un ticket vale una settimana), ma molti non ce l’hanno fatta perché sono quelli che si alzano alle 5 per andare a lavorare e allora ci vanno adesso ma bisogna fare presto: un’ora per mangiare (dalle 18,30 alle 19,30), poi quelli del dormitorio vanno con l’ 11 in strada Santa Margherita, perché dopo le 20 non si entra più. Santa Cristina ha orari più elastici, il portone si chiude a mezzanotte. «A proposito dei dormitori semideserti come dice la Guarnieri - appunta Alberto Marzucchi del Comitato - bisogna dire che molti di questi stranieri lavorano per ditte subappaltatrici: che vanno in stazione verso le 6 e li caricano sui pulmini e magari li portano a lavorare a Brescia o a Mantova. E’ ovvio che dormire in alloggi periferici diventa troppo scomodo: per quello non ci vogliono andare».

Pizza, materassi e storie di vite in salita
Fuori il freddo è pungente, accompagnato per buona parte della nottata da una leggera nevicata. A fare idealmente gli onori di casa sul portone c’è un cane che pare anche lui parecchio spaesato, visto che annusa ripetutamente ogni angolo. La prima notte in Santa Cristina: la chiesa di via della Repubblica da martedì occupata da una trentina di persone. Nessun clima di tensione - nonostante i rappresentanti del Comitato antirazzista continuino a puntare il dito contro i metodi che i vigili avrebbero utilizzato per lo sgombero -, piuttosto si vive un ordinato caos: materassi (alcuni portati dagli antirazzisti, altri offerti da alcuni parrocchiani e altri ancora presi dall’ex cartiera) ammassati un po’ ovunque prima della sistemazione notturna, inginocchiatoi messi di traverso e, sparpagliati qua e là, gli oggetti personali ed i bagagli dei «rifugiati»: trolley, buste di plastica, lenzuola e coperte legate. Al centro della navata centrale un tavolo, attorno quattro extracomunitari cercano di comunicare, in attesa della cena che sta per arrivare: una pizza offerta a metà tra il Comitato e alcuni parmigiani. Gli stessi che hanno voluto contribuire al sostentamento provvisorio degli «sfollati» con alcuni generi alimentari, portati direttamente da casa o con qualche indumento. Ci viene incontro Mohamed, scarsa conoscenza dell’italiano ma non della riconoscenza: continua a dire grazie, scambiandoci per non si sa chi, e lasciandosi andare a ricordi e racconti. Per lui tre anni di Italia e una fuga nel nostro Paese da rifugiato politico dalla Costa d’Avorio: «Ho fatto un corso da saldatore, ma mi hanno detto che essendo rifugiato non posso lavorare e che qualcuno dovrebbe aiutarmi». Altri tre connazionali nella stessa situazione: un po’ in italiano e un po’ in francese, aiutandosi con i gesti non solo raccontano quello che è successo durante lo sgombero ma anche la loro storia, fatta di soste in campi e centri d’accoglienza (come quelli di Sant’Anna a Crotone e della Caritas a Roma Tiburtina), ma anche di solidarietà parmigiana. Una quindicina in tutto gli extracomunitari tra ghanesi, moldavi, tunisini e marocchini: «Staremo qui, con loro, fino a che non troviamo una sistemazione - assicura Filippo Ferrari degli antirazzisti - dei 31 «sgomberati», alcuni siamo riusciti a sistemarli nei posti liberi dei dormitori, quindici sono qui degli altri non ne sappiamo nulla». Poco alla volta, le tre navate della chiesa prendono l’aspetto di quello che sarà il volto notturno di Santa Cristina: la navata laterale, in fondo vicino all’abside, occupata dai materassi e dai sacchi a pelo, così come le cappelle laterali, più piccole e meno spaziose. Igor e Pietro, moldavi, sono appunto intenti a sistemarsi in una delle cappelle: il primo cuoco di 25 anni, il secondo muratore di 42. Per loro un lungo girovagare tra Israele e l’Europa. Mohamed ringrazia il cronista per la pizza. Ma è arrivata da altri. «Grazie lo stesso, è italiana e buona». Matteo Scipioni

E le forze politiche si dividono
Dalla condanna alla solidarietà: l’occupazione di Santa Cristina divide le forze politiche. Un attacco senza mezzi termini, quello di Massino Moine, presidente provinciale di Alleanza nazionale. Che accusa: «Questa chiesa è diventata una sezione politica, che a volte si trasforma in tribuna televisiva, a volte in ricettacolo di illegittimità. Dispiace per quei fedeli che non si riconosco nelle posizioni di quello che non è pi ù un sacerdote, ma un attivista politico. Serve rispetto per i luoghi di culto, che non possono essere ridotti a bivacco» . Moine definisce «legittimo» lo sgombero della ex cartiera. Non solo. «Mi auguro che il ripristino della legalità avvenga in tutta la città - insiste il presidente di Alleanza nazionale - Non vogliamo alcuna caccia all’uomo, ma non si possono trattare allo stesso modo coloro che sono regolari e i clandestini. Per questi ultimi la legge prevede l’espulsione. E le leggi vanno rispettate». Quindi parte un altro attacco al Comitato antirazzista e a don Scaccaglia: «Condanniamo le azioni spregiudicate e ciniche del Comitato antirazzista e di chi offre una copertura pseudo religiosa. Le strutture pubbliche, secondo le stesse dichiarazioni del Comune, non sono piene: è il segno che molti immigrati non possono accedervi perché clandestini: una situazione che va risolta».
Diametralmente opposta la posizione dei Comunisti italiani , che esprimono «solidarietà agli immigrati cacciati dall’ex cartiera». Il Pdci poi invita le istituzioni ad affrontare l’emergenza casa. «Occorre con urgenza rinvenire un’adeguata soluzione: sono un centinaio, a Parma, gli immigrati che «dormono fuori», sotto i ponti, nelle auto, nelle case abbandonate e sono tanti i cittadini italiani che soffrono drammaticamente un mercato degli affitti sempre pi ù sproporzionato rispetto alle loro possibilità economiche. Non bastano i dormitori pubblici né sono sufficienti le iniziative, pur generose ed apprezzabili, delle associazioni ecclesiali o del volontariato. Il problema casa va affrontato con serietà e assoluta priorità dalle Istituzioni pubbliche».

Irruzione sotto accusa
Lo sgombero dell’ex cartiera di via Argini si è svolto «con veri e propri metodi squadristi» , sostiene in una nota il Comitato antirazzista, che per sabato alle 15,30 ha organizzato un’assemblea pubblica proprio nella chiesa di Santa Cristina. «I vigili - si legge nel comunicato - hanno fatto irruzione nello stabile, manganelli alla mano». Il Comune, sostengono nel loro comunicato gli antirazzisti, «nel frattempo, non aveva predisposto nessun intervento di accoglienza in strutture pubbliche per gli abitanti di viale degli Argini. C’è stato solo un intervento tardivo, una semplice telefonata alla Caritas per verificare se ci fossero posti disponibili nei dormitori, in seguito alla quale hanno trovato un posto letto otto persone su un totale di 31 sgomberati». Il Comitato antirazzista polemizza con la giunta comunale in merito alla iniziativa di sgombero: «Un atto gravissimo - scrivono gli Antirazzisti riferendosi alla presunta ordinanza, che è stata smentita dalla Giunta - che denota il disinteresse dell’Amministrazione per le questioni dell’accoglienza e della casa».

«Difendo l’operato dei vigili»
«L’intervento di martedì mattina alla cartiera non è stato assolutamente portato a termine su disposizione della nostra Amministrazione. Tuttavia il Comune ritiene che la polizia municipale abbia in questa circostanza svolto il proprio dovere». Il sindaco Elvio Ubaldi ribadisce il punto di vista e difende il corpo colpito da una bordata di critiche. «Per quanto mi risulta poi l’intervento si è svolto secondo modalità del tutto corrette». Senza cioè, nessuna violenza o sopraffazione nei confronti degli stranieri che si trovavano nella struttura abbandonata come invece denunciato dai portavoce del «comitato antirazzista». «Sono vicino e solidale con il corpo municipale che svolge un compito difficile e prezioso. Per questo motivo manifesto la mia solidarietà agli operatori e ritengo che sia giusto utilizzare tutti gli strumenti giudiziari per tutelare l’immagine della polizia municipale». Che, assediata, rigetta le accuse mentre il sindaco difende con forza gli agenti. «E’ assolutamente scorretto dire che il corpo è formato da operatori aggressivi che utilizzano metodi violenti. Al contrario, queste dichiarazioni sconsiderate sono offensive per chi opera con la divisa e il Comune farà di tutto per tutelarne l’immagine e il buon nome».

«Abbiamo agito in autonomia ma senza nessuna violenza»
«Non si è trattato di uno sgombero e le uniche persone trattenute sono state quelle che, non avendo documenti, sono state identificate. In più, nessuno ha usato violenza o atteggiamenti aggressivi». Il giorno dopo l’intervento della polizia municipale nella cartiera di via Argini le polemiche non accennano a spegnersi e all’accusa di brutalità e di ingiusto accanimento arriva la ferma replica del comandante del corpo, Ugo Terracciano. «La nostra è stata solo una operazione di polizia, secondo quanto previsto dal Codice, volta ad identificare gli autori di un reato». Che nel caso specifico sarebbe stata l’occupazione della cartiera denunciata dalla proprietà il 10 dicembre scorso. «I titolari hanno presentato una formale denuncia e il corpo si è mosso per accertare i fatti. Il Comune, nelle persone del sindaco o degli assessori, non hanno alcuna responsabilità dell’accaduto in quanto si è trattato solo di un intervento tra i tanti a cui gli agenti sono chiamati. Il nostro scopo era semplicemente quello di raccogliere informazioni da trasferire alla magistratura». Come dire: nessuno ha voluto sgomberare e se qualcuno è finito in questura è perché on ha potuto dimostrare di essere in regola. «Infatti chi ha presentato il permesso di soggiorno è stato solo invitato a lasciare la struttura e addirittura un minore abbandonato e un cittadino ammalato sono stati soccorsi e trasferiti in un centro di accoglienza e all’ospedale. Per questo respingo le dichiarazioni di chi ha parlato di vigili bastonatori. La violenza non appartiene alla cultura del nostro corpo e perciò presenteremo contro chi ci accusa formale denuncia per calunnia e istigazione alla disobbedienza».

[ giovedì 20 gennaio 2005 ]

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