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Parma - Immigrati: abbiamo sempre più bisogno di loro

da Polis Quotidiano del 22 febbraio 2005

Dalle aziende e dalle famiglie quasi 2.000 richieste di nuovi ingressi di lavoratori immigrati, oltre il doppio degli anni passati. Le quote previste non ne faranno arrivare neppure 150

Abbiamo bisogno di loro. Neri, gialli, rossi, colf, agricoltori, camerieri: Parma vuole quasi 2.000 nuovi lavoratori immigrati. Tante sono le domande piovute nell’ultima settimana all’ufficio provinciale del lavoro da imprenditori e famiglie che chiedono un visto di ingresso per assumere uno straniero. Ieri è stata superata quota 1.900, ma ancora ne arrivano: cassette intere di domande in carta da bollo, spedite in prevalenza dalla città, ma anche da tutti i comuni dell’interland. Presto, dunque, il parmense avrà tanti nuovi cittadini al lavoro? No, perché le quote d’ingresso per Parma si fermeranno attorno ai 150 permessi, misero numero che non coprirà nemmeno la decima parte delle richieste. Gli ingressi sono stabiliti dal ministero del Lavoro, che già li ha ripartiti per regione; Bologna deciderà entro la prima settimana di marzo quanti ingressi spettano a ciascuna provincia: nel 2004 per Parma furono 150, ed essendo le disponibilità dell’Emilia-Romagna analoghe a quelle dell’anno passato, è ipotizzabile che nel 2005 avremo circa le stesse. Raddoppiano le domande «Come sta accadendo in tutte le altre province della regione – afferma Piergiorgio Copelli , dell’ufficio del lavoro – quest’anno c’è strato un inaspettato boom di richieste di ingressi. Erano 985 nel 2004, come negli ultimi anni, ora, invece, siamo già oltre ad il doppio, un numero destinato a salire con altre raccomandate in arrivo». Per loro, centinaia e centinaia di piccole imprese e famiglie hanno preparato un contratto e trovato un alloggio (almeno una stanza riservata per ogni immigrato), come dichiarato sulle quattro pagine dei moduli. Tutte le pratiche sono ora raccolte in carpette rosa, divise a seconda della nazionalità dell’immigrato chiamato in Italia, accumulate in decine di pile sulle scrivanie dell’ufficio del lavoro, dove i telefoni suonano continuamente per le chiamate dei parmensi che sollecitano una risposta. Solo per pochi sarà, però, positiva, solo per chi è stato più veloce a spedire la domanda. Corsa contro il tempo Le richieste di lavoratori immigrati andavano inviate dal datore di lavoro dal giorno dopo l’emissione di un apposito decreto, ovvero dal 3 febbraio, e quella mattina gli uffici postali sono stati presi d’assalto (le Poste avevano appositamente potenziato gli sportelli): la domanda in cima alla lista porta l’orario delle 00.01, alcune erano state spedite anche prima di mezzanotte, ma sono state respinte. Un gran numero di pratiche è marcato con l’orario d’apertura degli uffici postali, e alle 8.04 ne erano state inviate già 128, ma tanto scarsi sono i posti che chi è arrivato anche solo un minuto dopo assai difficilmente sarà accontentato, è previsto addirittura un sorteggio fra le domande spedite alle otto in punto. «Per evitare incomprensioni abbiamo voluto che solo i datori di lavoro venissero a ritirare i moduli – spiega sempre Copelli – c’è un sistema complesso di accoglimento delle domande. Vale il momento in cui la si è spedita, ma gli ingressi dai Paesi con cui l’Italia ha accordi sono favorite. Stranamente però, Albania a parte, sono poche le richieste per immigrati da questi Paesi, come appena 50 sono quelle per neo-comunitari per i quali vi sono quote riservate pari a quelle di tutti gli altri stati». Badanti, le più richieste Da una prima stima, la nazionalità più richiesta è l’albanese (ben 600 richieste, anche se in tutta l’Emilia-Romagna ne saranno accolte solo 170), quasi sempre per impieghi da colf o da badante, e così è pure per qualche altro centinaio di domande per immigrate dalla Romania. Poi ci sono gli operai, voluti dal mondo agricolo e da piccole imprese soprattutto edili, impieghi per immigrati prevalentemente dal nord Africa. Domande anche per inserire cittadini cinesi, richiesti come camerieri, e indiani per la cura degli animali nelle campagne ma anche come programmatori, a conferma della fama di buoni informatici che si stanno conquistando sul campo. Molti i clandestini Di questi duemila immigrati, non è escluso che una buona parte si trovi già in Italia, impiegati ma clandestini che cercano di regolarizzarsi con le quote previste dalla legge. In tal caso dovrebbero tornare nel Paese d’origine e poi rientrare in Italia. Diversi sono anche i possibili ricongiungimenti famigliari: poiché la legge Bossi-Fini li sfavorisce, gli immigrati già in Italia chiedono la collaborazione del datore di lavoro che si propone di assumere il figlio o il compagno. «Tante richieste richiedono attenzione prima di accettarne o respingerne – continua Copelli – ogni situazione verrà verificata, controllando che chi assume abbia davvero le possibilità economiche e le condizioni per farlo». 1.900 domande, 1.750 verranno respinte, il dramma di una società che ha bisogno di essere multietnica, ma che ha paura di accettarlo. Fabio Bonati

[ martedì 22 febbraio 2005 ]

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