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Chi è in fase di regolarizzazione ha diritto al il libretto sanitario?
Ad un lavoratore in attesa di regolarizzazione l’AUSL ha negato la possibilità di ottenere il libretto sanitario: pare che la questura abbia dato direttive in questo senso. Faccio notare che al lavoratore il libretto sanitario serviva per avviare un subentro di datore di lavoro, subordinato (da parte del nuovo datore di lavoratore) al possesso della documentazione obbligatoria per legge. Inoltre, più in generale, il libretto sanitario dovrebbe per legge comunque essere in possesso di chi, pur in attesa di regolarizzazione, svolge già adesso mansioni tipo cameriere, barista, addetto di mensa, etc.
L’AUSL non ha ancora compreso che questo lavoratore ha diritto di svolgere la nuova attività lavorativa che gli è stata offerta e se ha questo diritto ha altresì il dovere di svolgerla regolarmente ovvero essere in possesso del libretto sanitario. L’AUSL, e si tratta di un tipico compromesso burocratico, al massimo fa gli accertamenti sanitari e poi rilascia non tanto il libretto sanitario ma un foglio sostitutivo valido solo due mesi (da rinnovare fino a quando non otterrà il permesso di soggiorno).
C’è il timore, tutto burocratico, che il rilascio di un documento ad un soggetto che non ha ancora il “diritto certo” di ottenere un permesso di soggiorno, possa poi utilizzarlo in condizioni irregolari.
Il libretto sanitario se non è periodicamente rinnovato non vale nulla quindi non c’è alcun rischio di un uso improprio.
D’altra parte non si capisce perché un lavoratore in attesa di regolarizzazione abbia il diritto di iscrizione al SSN (a tutela della propria salute) e non possa invece rispettare l’obbligo di tutelare la salute degli altri.
Il lavoratore in questione ha il diritto pacificodi ottenere gli accertamenti sanitari quindi le attestazioni circa l’esistenza delle condizioni di salute che gli consentono lo svolgimento di attività.
Questo sfizio burocratico di rilasciare un foglio sostitutivo provvisorio al posto del libretto sanitario “mette a posto le cose” a livello formale perché comunque il lavoratore può svolgere il lavoro ma non si vede perché gli si dovrebbe creare una difficoltà laddove ha un diritto vero e proprio.
[ mercoledì 26 marzo 2003 ]
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