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Arrestato don Cesare, direttore del cpt-lager di Lecce

da l’unità.it del 12 marzo 2005

È finito in carcere sabato don Cesare Lodeserto, direttore del centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca a Melendugno, in provincia di Lecce. Un arresto seguito a una perquisizione dei carabinieri di pochi giorni fa su disposizione della procura di Lecce. I carabinieri avevano varcato il cancello del centro-lager il 4 di marzo e portato via varia documentazione. Avevano anche fatto sgomberare le donne ospitate nel centro anti-sfruttamento. Sarebbe stata infatti proprio la denuncia di una donna moldava ospitata nel centro a far scattare l’inchiesta.

I reati contestati a don Cesare sono: sequestro di persona e violenza privata. La Procura leccese vuole veder chiaro nella struttura e raccogliere ulteriori testimonianze. Proprio nel corso di questo blitz la polizia giudiziaria avrebbe già acquisito altre due o forse tre testimonianze che avrebbero confermato le accuse a carico di Lodeserto. Le donne che avrebbero denunciato il direttore del Regina Pacis, sembra abbiano dichiarato di essere state trattenute nella struttura di San Foca contro la loro volontà. Adesso sono state trasferite nel centro di prima accoglienza di Otranto, Don Tonino Bello. Nel frattempo sono scattate le manette per il "prete-padrone".

L’arresto di Lodeserto è stato eseguito su richiesta del pm Carolina Elia, a capo del pool "fasce deboli" della procura pugliese. Il sacerdote leccese al momento è rinchiuso nel carcere di Verona, perché il fermo, pur essendo stato disposto dalla Procura di Lecce, è stato eseguito dalla polizia di Mantova dove don Cesare si trovava da alcuni giorni per visitare l’altra struttura detentiva per immigrati da lui gestita. La prossima settimana Don Cesare dovrebbe essere trasferito nel carcere di Lecce per essere interrogato.

Don Angelo Cassano, uno dei portavoce del Forum dei Diritti di Bari, uno dei fondatori, tra l’altro, della "Rete NoCpt" in Puglia, è ancora sorpreso dall’arresto di don Cesare. «Avete saputo? - chiede al telefono - Incredibile, ma sembra che sia per altri fatti e non per quelli su cui già si indagava». Don Angelo ha visitato il Regina Pacis poco dopo il caos scoppiato nel centro dopo i tentativi di fuga del 2002. «Per me è stata un’esperienza molto forte in cui io, prete, denunciavo che una struttura ecclesiastica era un vero e proprio carcere». Per questo segue con apprensione le notizie inerenti l’arresto di Lodeserto: «Per capire – ci dice- da che parte sta la verità».

Altri preti da tempo si adoperano per chiedere la chiusura dei Cpt, mentre la Caritas italiana - inizialmente contatta per gestirli - si è anch’essa schierata per la loro abolizione. Come Don Alessandro Santoro che tempo fa diffuse in rete un messaggio in cui chiedeva ai gestori dei Cpt di uscire fuori da questa vicenda, di non proporsi più per la gestione dei Centri.

Dunque una nuova ombra si allunga sul Regina Pacis. Ex colonia estiva donata da un privato all’Arcidiocesi di Lecce, il Regina Pacis ha cominciato a ospitare cittadini stranieri sin dal 1997, funzionando come centro di accoglienza “informale”, prima che la legge Turco-Napolitano, l’anno dopo, ufficializzasse la nascita dei Cpt. Quando comunque la Puglia era già divenuta il principale punto di sbarco di stranieri soprattutto albanesi e curdi. Il centro di San Foca negli anni ha spesso occupato le pagine di cronaca dei quotidiani locali e nazionali per gli atti di vandalismo commessi dai detenuti stranieri contro la struttura, ma anche per i continui atti di autolesionismo e di tentativi di suicidio che si sono verificati e tuttora si verificano all’interno della struttura, dentro la quale è difficilissimo avere il permesso per entrare.

La struttura può ospitare fino a 180 persone, di queste 55 donne. Ma la Fondazione è attiva anche con programmi per donne vittime di tratta in Italia e all’estero. Così accanto al Cpt, vi è, infatti, un’altra struttura che ospita donne straniere – e numerosi minori - inserite nei programmi di assistenza e protezione sociale previsti dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione.

Cesare Lodeserto, fino al 2000 segretario particolare dell’arcivescovo Ruppi, presidente della Conferenza Episcopale pugliese, gestisce ora sia l’uno che l’altro centro - quello per immigrati e quello per le donne sfruttate - non è nuovo a vicende giudiziarie. Il 27 ottobre 2003 è stato rinviato a giudizio insieme a 5 operatori e 2 medici impiegati nel centro e 11 carabinieri dell’undicesimo battaglione “Puglia”. I fatti legati al provvedimento sono quelli relativi a un tentativo di fuga dalla struttura avvenuto il 22 novembre 2002 a opera di circa 40 cittadini maghrebini. Ma i capi di imputazione, a vario titolo, per i 19 indagati parlano di: lesioni personali, abuso dei mezzi di correzione, omissione di intervento per impedire i maltrattamenti, falso, con l’aggravante dell’abuso di potere e violazione dei doveri di chi ricopre una funzione pubblica, nonché crudeltà di agire. Capi d’imputazione molto gravi che hanno suscitato sdegno da parte di molte associazioni e soprattutto hanno evidenziato ancora di più i limiti insiti nelle politiche di detenzione degli immigrati.

I due medici coinvolti nelle accuse sono accusati di falso materiale e ideologico: alcuni referti risulterebbero, secondo la ricostruzione dei difensori dei 17 maghrebini, essere stati firmati dai medici in giorni in cui in realtà avrebbero dovuto essere assenti dal servizio; inoltre, risulta che i referti di alcuni stranieri scappati siano stati firmati giorni prima che venissero rintracciati dalla Polizia.

Dei 17 maghrebini denunciati, solo 11 hanno preferito continuare la causa; tutti loro hanno ricevuto sin dal 1° gennaio 2003 un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, rinnovabile ogni 3 mesi. Il 24 gennaio 2004 il giudice dell’udienza preliminare, Enzo Taurino ha accolto la richiesta del pm Carolina Elia e Giuseppe Vignola di rinviare a giudizio i gestori del Cpt Regina Pacis per i “presunti abusi e pestaggi” che i 17 starnieri dichiarano di aver subito.

Il 22 agosto scorso il vescovo di Lecce, Cosmo Francesco Ruppi, annuncia per lo stupore di tutti (in primis dello stesso Lodeserto) che la curia leccese non avrebbe rinnovato la convenzione con il ministero: «Il Regina Pacis – ha dichiarato al tempo Ruppi- tornerà ad essere quello che era prima che lo Stato lo trasformasse in Cpt».

Solo una settimana prima dell’annuncio un altro episodio aveva alzato i toni della protesta contro il Cpt di San Foca: 7 stranieri avevano tentato di fuggire dal centro. Uno di loro, Andrei Vasilovich, 29 anni, moldavo, non ce l’aveva fatta. Mentre tentava di saltare la recinzione era caduto procurandosi delle lesioni multiple alla colonna vertebrale. Andrei è rimasto paralizzato. Il processo è ancora in corso; solo l’arcivescovo Ruppi, anch’esso indagato, è stato scagionato dalle accuse.

La Prefettura di Lecce versa al Regina Pacis la cifra forfetaria di 43 euro giornalieri per trattenuto assistito. Lo staff che opera nel centro è composto in gran parte da stranieri, assunti dalla fondazione (anche dopo periodi di detenzione); molti degli operatori, compreso il direttore, vivono e dormo nella struttura.

[ sabato 12 marzo 2005 ]

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