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CPT via Corelli - Le testimonianze raccolte all’interno del centro

Report dell’incontro avvenuto sabato 19 marzo con alcuni cittadini migranti

di Milena Zappon, Melting Pot

Quello che segue vuole essere un parziale contributo per raccontare l’incontro tra la delegazione che sabato 19 marzo - nel corso della manifestazione contro il razzismo a Milano - è entrata all’interno del centro di permanenza temporanea e quattro cittadini sudamericani.
L’incontro è avvenuto all’interno della sala colloqui ed è durato circa un’ora.
Il racconto emerso è una denuncia molto forte su come avvengono le espulsioni attraverso l’uso di voli civili dall’aeroporto di Malpensa.

Chi si oppone al rimpatrio viene minacciato, gli si tappano bocca e naso perché non urli, viene colpito da pugni, immobilizzato con nastro adesivo.
Quando il trambusto è notevole può capitare che il capitano si rifiuti di far decollare il volo. Anche i passeggeri in alcuni casi protestano.
In quel caso l’immigrato viene fatto scendere e riportato in via Corelli. Ma cosa può succedere durante il tragitto?

Vedi anche "Corelli-Malpensa - I non-luoghi per le non-persone. Storie di deportazioni"

Primo immigratoHo chiesto perché mi stavano portando via in questa maniera… (braccia ammanettate dietro la schiena).
Quando arriva l’aereo dico ai poliziotti che non voglio tornare al mio paese perché c’è povertà e ho una bambina molto ammalata che da qui posso aiutare. Allora i poliziotti mi hanno preso brutalmente, caricato sulla macchina e li mi hanno picchiato. Mi hanno dato un pugno in bocca e ho iniziato a perdere tanto sangue. Avevo le braccia legate dietro con le manette e mentre ero così mi picchiavamo.

Ha supporto del suo racconto interviene la cittadina brasiliana che doveva essere deportata assieme a lui. Al pestaggio non assiste nessun testimone. Solo loro due e i poliziotti in servizio al centro che li hanno trasportati all’aeroporto di Malpensa.

Continua il racconto – In macchina stiamo ritornando in via Corelli. I poliziotti si fermano ad un distributore e siccome io avevo perso molto sangue mi puliscono in fretta.

A questo punto iniziano le minacce del tipo “Lunedì (…21 marzo) ti riportiamo sull’aereo. Se fai ancora casino ti chiudiamo la bocca con il cerotto.
Ci hanno preso alle sei della mattina. Ho visto che picchiavano un mio amico allo stomaco….
ascolta

Donna brasiliana…Ho detto al comandante che io non me la sentivo di volare, di viaggiare in aereo. Era un volo dell’Alitalia. E’ arrivata la polizia mi hanno portato alla camionetta, mi hanno sbattuto la testa sul finestrino. Un poliziotto mi ha dato un calcio alla gola. Sono stata malissimo, per giorni mi faceva male deglutire. Al cpt mi hanno dato una pomata ma non serviva a niente.
Credo che tra poco ci riproveranno, lo sento. Il 25 marzo saranno 60 giorni che io e lui siamo qui dentro.
ascolta

Seconda donna brasilianaAbitavo a Teramo. Sono venuti a casa mentre stavo dormendo, mi hanno portato in questura dove sono stata due giorni, poi mi hanno portato in via Corelli. La prima volta che mi hanno portato in aereo ho detto che non volevo partire e mi hanno detto che se volevo scendere mi avrebbero portato in carcere a San Vittore. Ho detto va bene, invece mi hanno riportato qui. La seconda volta mi hanno riportato in aeroporto (con le manette ai polsi) assieme ad una altra persona, una mia amica brasiliana. Due poliziotti sarebbero venuti con noi fino in Brasile. Era un volo civile. Tento di parlare con il comandante, mi agito. I poliziotti, seduti al mio fianco, mi tappano il naso e la bocca. Mi fanno male anche alle braccia. Riesco a strillare e i poliziotti mi dicono che è la quarta volta che mi portano su un aereo e che ora devo partire per forza. Continuo a urlare dicendo che non ho fatto male a nessuno, che non voglio tornare in Brasile senza le mie cose. Continuavano a tapparmi la bocca, mi impedivano di respirare. Sono arrivati altri poliziotti, in totale sei. Sempre con la mano in bocca mi abbassano al testa tenendomi anche la gola, tanto che mi è venuto un ematoma al collo. Continuano a picchiarmi e mi dicono “Bastardo se tu non vai via ti giuro che ti ammazzo”. I passeggeri dell’Alitalia si alzano e dicono ai poliziotti che non devono farmi male.

Alla mia amica hanno stretto le mani alla gola, quando l’ho vista avevo paura che morisse. Aveva la testa legata con il nastro adesivo attaccata al sedile.
Continuavano a dirmi “Stai zitto bastardo”. Sono riuscito a dare un morso ad una mano, non volevo morire.

Chiediamo se qualcuno ha assistito alla scena.

L’aereo era pieno di passeggeri. Il comandante ad un certo punto ha detto Così non posso far partire l’aereo. Era il 15 di febbraio ed era il volo delle 21, diretto a S. Paolo.
Tutte le mie cose (anche cose di valore) erano dentro a delle valige, sull’aereo. Quando sono scesa ho chiesto delle mie cose e la polizia ha voluto fare una cattiveria e ha spedito le valige al mio paese. Quando ho capito che stava succedendo questo ho protestato e mi hanno detto “Che me ne frega bastardo, ti portiamo a S. Vittore e ti ammazziamo.
Lunedì (21 marzo) sono 60 giorni che sono qui dentro. Il tenente della Croce Rossa) mi tratta malissimo, mi odia. Ha detto che mi farà partire con la forza.
ascolta

La polizia può chiedere una proroga del trattenimento di altri 20 giorni e all’immigrato viene consegnato un foglio firmato da un magistrato. Inoltre denunciano che l’assistenza medica è carente. Per prendere un aspirina si è tagliata i polsi.

Racconta che durante un espulsione ha visto una persona completamente bloccata, immobilizzata dal nastro adesivo messo su tutto il corpo. Anche sulla faccia e sul collo. Quando si agitava rischiava il soffocamento perché il nastro girava intorno alla gola era fissato al sedile!

Terza donna brasilianaIo avevo un permesso di soggiorno per turismo della durata di tre mesi. Sono arrivata il 24 gennaio, entro gli otto giorni sono andata in questura con il visto a chiedere il pds. Il 27 gennaio mi hanno rilasciato il permesso con scadenza 22 aprile. Dopo dieci giorn, il 10 febbrai, sono venuti a prendermi a casa e c’era lo stesso poliziotto che mi ha rilasciato il permesso. Sono rimasta un giorno in questura e poi mi hanno portato qui. Sono arrivata in via Corelli alle 2 del mattino. Il permesso di soggiorno me lo ha sequestrato la polizia. Ho raccontato tutto la giudice e lui mi ha detto “ Lo so che sei in regola ma io sono pagato per convalidare e basta”. Ho fatto ricorso ma sto ancora aspettando. Quando ho saputo che volevano espellermi ho chiesto che mi portassero a causa almeno a prendere le mie cose. Mi hanno risposto di no, che qualcuno al posto mio li avrebbe spediti in Brasile. Ho ribadito che non conoscevo nessuno e che volevo prenderli io. Quando giovedì mi hanno portato in aereo ho detto che non volevo andare perché i miei documenti brasiliani erano rimasti a casa mia e anche i miei soldi. I voli arrivano o a S. paolo o a Rio e io abito molto lontano. Come facevo senza soldi, senza niente? [ascolta_>doc915]

Ci mostra le braccia segnate da atti di autolesionismo per riuscire a scendere dall’aereo.

Rimaniamo tutti stupiti dal fatto che l’avvocato che sta seguendo questa persona non si sia preoccupato di recuperare il pds alla questura di Teramo, città dove questa persona risiedeva.
Ci viene detto che la Croce Rossa “consiglia” gli avvocati agli immigrati.

[ venerdì 1 aprile 2005 ]

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