Il parere della Regione Friuli Venezia Giulia non sarà vincolante, ma il «no» secco del presidente Riccardo Illy non può certo far piacere al ministro dell’interno Beppe Pisanu. «Le esprimo il mio parere negativo sull’istituzione del Centro di identificazione a Gradisca d’Isonzo», così Illy ha risposto alla prima richiesta ufficiale che il governo ha inviato alla giunta friulana in merito alla costruzione del centro per rifugiati e richiedenti asilo. Il presidente, pur sapendo che un centro di identificazione per richiedenti asilo dovrebbe essere cosa diversa da un centro di permanenza temporanea, ha motivato il suo «no» utilizzando gli stessi argomenti delle associazioni antirazziste che da quattro anni si battono contro il nuovo carcere per stranieri di Gradisca. «Il Centro di identificazione - ha precisato Illy - si presenta come una struttura in cui si attua una limitazione della libertà personale, alterando quel concetto di dignità della persona che invece deve essere alla base dell’organizzazione della vita quotidiana di tali centri». Secondo disposizioni ministeriali, le due strutture (centro di identificazione per 150 persone e centro di detenzione per 250) dovrebbero sorgere nella stessa area diventando una sorta di supercarcere per stranieri. Un particolare tutt’altro che secondario che non è sfuggito a Illy. «Ritengo che vi possano essere pochi dubbi - ha aggiunto - sul fatto che la struttura dell’ex caserma Polonio si avvii a divenire un unico centro polifunzionale, come citato nella nota ministeriale, nel quale viga per tutti, per legge o nei fatti, la limitazione della libertà personale». Niente male come affermazione, in considerazione del fatto che nessuno in Friuli ha dimenticato che quella ex caserma, dopo un sagace sopralluogo, era stata individuata dall’ex ministro dell’Ulivo Enzo Bianco. Illy, sapendo che il governo potrebbe reagire con un’alzata di spalle, ha azzardato anche considerazioni di carattere geopolitico per motivare la sua contrarietà ai centri di Gradisca: l’allargamento dell’Ue alla Slovenia, e la collaborazione con gli sloveni, avrebbe già disinnescato «l’emergenza clandestini».
Il fatto che Illy abbia preso un po’ di coraggio su un tema che ancora oggi imbarazza il centrosinistra, non deve far pensare a un presidente disposto a far le barricate. «Il segnale dato da Illy - spiega Andrea Olivieri, della Rete del precariato sociale del nord est - è positivo e in controtendenza rispetto all’immobilismo di questa giunta, però non è abbastanza perché il centro di detenzione rischia di aprire già questa estate. A questo punto, la contrarietà della giunta deve sostanziarsi in maniera più efficace». Anche perché, come spiega il consigliere regionale verde Alessandro Metz, che ha già presentato un esposto alla procura della repubblica, «ci sono gli elementi per chiedere il sequestro del cantiere a causa di irregolarità sull’iter procedurale per la costruzione del cpt». Per questo Metz si complimenta con Illy ma nello stesso tempo lo invita a scoprire le carte. «L’iniziativa del presidente è molto buona - spiega - ma oltre all’impegno politico bisogna chiedere anche una maggiore coerenza nelle pratiche, trovando magari forme di disobbedienza amministrativa da mettere in atto. Questa è una strada praticabile».
Di come impedire la costruzione del cpt si parlerà il prossimo 21 aprile, alle 21, nella sala Bergamasc di Gradisca. Per l’occasione, il Coordinamento libertario contro i cpt presenterà un nuovo esposto per denunciare «l’illegalità» del cpt che in Friuli non piace a nessuno.
Luca Fazio