Quattro ore dopo gli stessi avvocati si sono visti costretti a depositare presso Prefettura e Questura di Bologna un’istanza di liberazione immediata, poiché il Questore non aveva ancora provveduto alla messa in libertà dei sette cittadini rumeni, con la motivazione che il decreto sospende un’espulsione e non un trattenimento.
Mentre scriviamo, alle ore 18.30, i cittadini rumeni per i quali è stato ritirato il provvedimento di espulsione si trovano ancora trattenuti nel CPT, minacciati di essere imbarcati sul primo volo per la Romania.
Nell’intervista all’avvocato Andrea Ronchi ripercorriamo gli eventi da giovedì scorso ad oggi.
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Domanda: Che cosa è successo in seguito alla presentazione di ricorso contro la convalida del trattenimento e dell’espulsione che tu e l’avvocato Prosperi avete depositato dopo l’udienza dello scorso giovedì?
Risposta: Abbiamo depositato il ricorso davanti al Giudice di Pace di Bologna per chiedere la revoca dell’espulsione e abbiamo anche chiesto che il provvedimento volto all’allontanamento dal territorio nazionale fosse sospeso. Il giudice ci ha dato ragione, ci ha ridato la notifica di un provvedimento del Giudice di Pace di Bologna, che dice che il provvedimento di espulsione deve essere sospeso.
D: Quali sono le norme e le leggi o convenzioni a cui il vostro ricorso ha fatto appello?
R: E’ stata citata una convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, che è stata emanata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1990 ed è stata resa esecutiva a seguito della ventesima ratifica il 1° luglio del 2003. Questa è una norma superiore alle nostre leggi nazionali in quanto trattato internazionale; all’interno di questa convenzione c’è scritto che i lavoratori migranti hanno il diritto di domandare la sospensione del procedimento dell’espulsione nelle more della definizione dello stesso. Quindi il Giudice ha deciso di sospendere; non ha motivato il provvedimento essendo un provvedimento d’urgenza e quindi può anche non essere motivato. Il Giudice avrebbe potuto motivarlo soltanto in relazione alla tutela del loro diritto a poter restare all’interno del territorio nazionale. Poi sarà compito suo valutare se e come queste persone devono restare in Italia. Noi abbiamo citato sia questa convenzione, che richiamato i principi di logica non soltanto giuridica.
D: Il decreto del Giudice comporta quindi che i cittadini rumeni rinchiusi nel Centro di Permanenza temporanea debbano essere rimessi in libertà al più presto?
R: Il Giudice non dice questo, però sospendendo l’esecuzione del provvedimento di espulsione per forza devono essere rimessi in libertà i cittadini rumeni trattenuti dentro al Centro di Permanenza Temporanea.
Questo perché all’interno del CPT ci si può entrare soltanto per motivi previsti dalla legge, e soltanto se l’espulsione è eseguibile immediatamente. In questo momento, essendo stato sospeso il provvedimento volto all’espulsione dei cittadini rumeni, non è più immediata l’espulsione e quindi devono essere rimessi in libertà.
D: Di fatto decade il motivo stesso del trattenimento.
R: Decade il rapporto fondamentale che sta alla base del trattenimento all’interno del CPT.
D: Eppure è stato necessario presentare un’istanza di liberazione immediata a Prefettura, Questura e l’Ufficio Stranieri della Questura di Bologna. Perché è stato necessario questo passaggio?
R: Perché ad una prima richiesta informale avanzata all’Ufficio Stranieri della Questura di Bologna c’è stato risposto che un conto è decidere sull’espulsione e un conto è invece decidere sul trattenimento all’interno del CPT, non vedendo quello che lega questi due provvedimenti. Se non c’è più un’espulsione o è stata sospesa non c’è più la necessità di un trattenimento nel CPT.
Abbiamo presentato istanza formale intorno all’una della giornata di oggi, sono passate due ore e ancora non abbiamo avuto risposta. Se nella giornata di domani continuerà questo trattenimento, che noi riteniamo essere illegittimo e privo di fondamento normativo, ci vedremo costretti a presentare un esposto alle autorità competenti per rappresentare come sono avvenuti i fatti. Dopo sarà la magistratura a decidere se il comportamento della Questura è un comportamento corretto o meno.
Si sta verificando una cosa insolita, perché il Giudice di Pace dice di sospendere l’espulsione, il che vuol dire che non è più attuale la necessità di espellere questi cittadini e quindi devono essere immediatamente rimessi in libertà, perché il procedimento volto all’allontanamento dal territorio è stato sospeso. Conseguentemente se la Questura non adempie a questo ordine della Magistratura se ne assumerà ogni responsabilità.
D: Ricordiamo anche che stiamo parlando di lavoratori, per questo è stata citata nel vostro ricorso la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Potresti descrivere la situazione lavorativa di queste nove persone prima di essere presi e portati all’interno del CPT?
R: Questi lavoratori migranti entrano tutti gli anni per un periodo di tre o quattro mesi nel territorio nazionale per svolgere attività di natura edilizia, quindi si trattengono in Italia per un periodo di pochi mesi, lavorano presso diversi cantieri pagati alla giornata, e raccimolata una cifra sufficiente per sopravvivere ritornano in patria con l’aspettativa di poter rientrare l’anno successivo. Questa è la posizione delle persone che sono state trattenute presso il CPT.
D: La loro presenza in Italia ed in particolare a Bologna è dunque motivata da una forte e continua domanda di lavoratori a basso costo nel settore edile. Un altro aspetto importante in questa vicenda è che questi lavoratori sono stati oggetto di una retata collettiva e di un provvedimento di trattenimento anch’esso collettivo.
R: Questo è fondamentale perché bisogna pensare che sono state fermate otto persone, di queste otto sono state fermate in un’unica retata da parte delle forze dell’ordine, soltanto sette sono state convalidate all’interno del Centro di Permanenza Temporanea. Non deve sembrare un assurdo dire soltanto sette persone su otto perché solitamente all’interno del CPT viene convalidato all’incirca il 100% delle presenze. Fra queste persone ce n’era una che assolutamente non doveva entrare all’interno del CPT perché era arrivato in Italia meno di otto giorni prima del momento di essere fermato. Questo vuol dire che quando la polizia svolge queste attività volte a reprimere l’immigrazione clandestina prende chi capita. Non sono espulsioni individuali nelle quali si valuta individualmente ogni singola posizione, si controllano quelli che sono i requisiti della persona, si vede se una persona ha dei problemi di salute o meno, se ha delle necessità. Possono essere mille i motivi per poter garantire una permanenza seppur temporanea in Italia. La polizia cosa fa invece? Fa le retate ed espelle collettivamente, una volta otto lavoratori, un’altra dieci prostitute, la volta dopo quindici venditori di fiori bengalesi. Si prendono delle categorie e si reprimono, e questo comporta la sussistenza di quelle che vengono chiamate espulsioni collettive che sono vietate dalla Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Uomo.
D: Proprio a tal riguardo, quanto inciderà nel panorama ora tracciato la presa di posizione dell’Europarlamento sull’esecuzione di espulsioni collettive?
R: La presa di posizione del Parlamento europeo è un passo in avanti soprattutto dal punto di vista politico. Non dobbiamo dimenticare che le espulsioni collettive sono vietate, quindi il Parlamento europeo non fa altro che ribadire che le espulsioni collettive sono vietate. Dal punto di vista normativo non cambia niente, da quello politico speriamo invece che si possa finalmente mettere uno stop a queste indecenti modalità di azione che hanno le Forze dell’Ordine italiane, ovviamente guidate da ordini superiori.
Vedi anche:
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