La Serenissima Ristorazione SPA si è occupata, in tutti questi anni, del servizio pasti all’interno del centro di detenzione di Via Mattei a Bologna.
Pur avendo sede a Vicenza, la ditta si è accaparrata il business di portare ogni giorno il catering nel centro.
A proposito di cibo… Vale la pena ricordare la vicenda che nel gennaio 2002 portò i Nas - su ordine della Procura della Repubblica – a perquisire il CPT in seguito al ritrovamento di tracce di barbiturici nel sangue dei detenuti. Il reato ipotizzato era di alterazione fraudolenta degli alimenti in modo pericoloso per la salute.
Questa mattina, in solidarietà con lo sciopero della fame dei migranti rinchiusi nel centro, circa un centinaio di attivisti della Rete del precariato sociale e il sindacato di base di Vicenza come la Cub e Rdb, si sono presentati davanti alla sede della Serenissima Ristorazione bloccando la mensa che rifornisce i pasti a tutta la zona industriale della città .
Sono stati appesi su porte e finestre cartelli con la scritta “Loro fanno sciopero della fame per conquistare libertà e dignità, oggi scioperate anche voi” [1] e chiusa l’entrata con del filo spinato.
I manifestanti hanno fatto una richiesta ben precisa ovvero che la ditta si impegni a non fornire più i pasti nei centri di detenzione.
La Serenissima si è impegnata ufficialmente in questo senso attraverso un comunicato con tanto di firma della direzione, spiegando che a partire dal 1 aprile al CPT di Bologna è subentrata una seconda ditta.
Infatti, proprio da quella data, la gestione del CPT di Bologna è passata dalla Croce Rossa alla Misericordia che, nella Regione Emilia Romagna, ha la totale gestione dei centri di detenzione.
La Misericordia locale, con il presidente Daniele Giovanardi, ha determinato che a portare i pasti nel centro bolognese sia la stessa ditta che li consegna al CPT modenese ovvero la Concerta S.P.A., con sede proprio a Modena (in Strada Vignolese) e in altre località della regione.
In merito all’iniziativa abbiamo intervistato Francesco Pavin, Rete del precariato sociale.
Domanda: Con l’iniziativa alla Serenissima avete denunciato il businness che sta dietro la "gestione" dei centri per cittadini immigrati irregolari. Un tema sempre più importante, da portare alla conoscenza di tutti...
Risposta: Questa mattina davanti alla Serenissima si sono ritrovate numerose realtà del Veneto facenti parte della Rete Precariato Sociale e del sindacato di base Cub e Rdb, all’interno del percorso del “countdown” che ci accompagna verso l’EuroMayDay, la street parade del precariato sociale che si svolgerà domenica 1 maggio a Milano.
Oggi abbiamo parlato di una figura del precariato molto importante, quella dei migranti e, in particolare, di quelli rinchiusi nei Cpt. Perché questo?
Perché c’è una saldatura tra la Serenissima e i centri di detenzione: la Serenissima portava i pasti nel Cpt di Bologna quindi rientrava a far parte di quelle strutture che hanno speculato, e speculano tuttora, sui centri-lager per migranti.
Il ragionamento che è stato fatto a Vicenza rispetto alla Serenissima, come quello fatto in altre città d’Italia rispetto alle Misericordie o alla Blu Airlines Panorama, è quello di inceppare, di tentare di sabotare dal basso con il boicottaggio, queste strutture che speculano sulla vita degli immigrati. In particolare quello che sta succedendo in questo momento con lo sciopero della fame, all’interno dei Cpt di Bologna e Milano
D: Quali sono gli obiettivi posti con l’iniziativa di oggi?
R: L’iniziativa di questa mattina voleva avere questo risultato: essere sicuri che quest’azienda smetta - come poi è avvenuto - di produrre i pasti per il Cpt di Bologna e dichiari (visto che hanno detto che da un mese non vi lavorano più) che non si assumeranno la responsabilità di lavorare con altre strutture del genere.
Questo dato oggi è stato prodotto ed è un segnale molto positivo. L’uscita del comunicato, dopo il blocco della mensa, ha sottolineato che la direzione della Serenissima si impegna a non lavorare più con strutture del genere.
Credo che questo sia un segnale molto importante perché è un segnale riproducibile, ossia da utilizzare anche in altre azioni contro chi lavora dall’interno o dall’esterno in strutture come i centri di detenzione.
D: Questa iniziativa come si inserisce nel contesto cittadino?
R: Per noi è stata l’occasione per parlare di diritti dei migranti in una città come Vicenza che, ricordiamo, somiglia molto alla marca trevigiana. In tutto il territorio della provincia non esistono centri di accoglienza, sono numerosissimi gli sfratti delle famiglie di migranti. L’assessorato ai Servizi sociali, proprio in questi giorni, si è rifiutato di risolvere alcuni casi di famiglie anche grossi problemi di salute. Per noi, fare questo tipo di azioni vuol dire parlare anche alla città e ricominciare a trattare queste dinamiche, per tentare di trovare soluzioni pratiche ai bisogni del precariato migrante.
A cura di Milena Zappon, Melting Pot