Bari - La Puglia si dichiara regione aperta e lancia un appello alla
mobilitazione nazionale:’Basta con i cpt, basta con la mafia delle
parole: l’accoglienza e’ accoglienza e la detenzione e’ detenzione’,
dice il governatore Nichi Vendola, ’propongo un patto ai governatori
perche’ s’inizi immediatamente una battaglia politica: E’ maturo il
tempo della mobilitazione nazionale contro queste piccole Guantanamo.
Non solo bisogna impedire che nascano nuovi cpt,ma dobbiamo batterci
perche’ siano chiusi tutti quelli gia’ esistenti: devono essere
consegnati per sempre all’archivio degli orrori.
Cosi’, mentre gli esperti del governo annunciano l’arrivo di 15mila
immigrati, segno che i centri di permanenza temporanea,molto presto,
saranno pieni come uova, Vendola apre lo scontro istituzionale. Si
rivolge direttamente al ministro dell’interno, Beppe Pisanu, che da
tempo esige un cpt in ogni provincia italiana: ’Gli dico di fermarsi. E’
ora di finirla’. Intanto a Bari c’e’ un centro nuovo di zecca, appena
terminato e ormai prossimo all’inaugurazione: ’Stiamo studiando ogni
tipo di contrasto, ’continua Vendola, ’ogni possibile intervento
giuridico che possa rallentare o inceppare il suo utilizzo.
Se sara’
inaugurato, la Puglia avra’ superato la Sicilia, toccando la quota
record di cinque centri, considerato che – a vario titolo - sono gia’
attive quattro strutture: Borgo Mezzanone (Foggia), Restinco (Brindisi),
Regina Pacis (Lecce) e Don Tonino Bello (Otranto). Per impedire che sia
utilizzato ognuno fa quel che puo’: i missionari comboniani sabato hanno
intrapreso un digiuno di tre giorni, il movimento ’Rete no-cpt’ si
oppone da tempo e sia il sindaco di Bari, Michele Emiliano, sia il
presidente della Provincia, Vincenzo Divella, con due delibere, hanno
gia’ espresso la loro contrarieta’ alla presenza del centro nel
capoluogo. ’Con il ministro Pisanu voglio essere chiaro’, continua
Vendola, ’il territorio pugliese rifiuta i cpt dal punto di vista
istituzionale, sociale e culturale: non accettiamo una legge che implica
la violazione dei diritti umani. I cpt sono buchi neri nel cielo del
diritto, carceri a tutti gli effetti: la detenzione amministrativa E’
un’aberrazione, nessuno puo’ essere detenuto senza che un giudice
l’abbia mai stabilito. Se non lottiamo, su ogni persona rinchiusa dietro
muri e filo spinato, pesera’ anche la nostra complicita’: don Milani ci
ha insegnato che, quando si tratta di applicare leggi ingiuste,
l’obbedienza non e’ piu’ una virtu’. Lottare per la loro chiusura e’ un
dovere morale, si tratta di rispettare la nostra Costituzione: propongo
che si tolga il filo spinato, si allontanino le forze dell’ordine e
siano affidati alle associazioni di immigrati affinche’ possano farne
veramente dei luoghi di accoglienza.
In questa battaglia non e’ solo, il governatore pugliese. ’Sono
d’accordo con il presidente Vendola’, dice Piero Colapietro, segretario
regionale Silp, (sindacato italiano lavoratori di polizia), che usa toni
piu’ moderati ma e’ altrettanto chiaro: ’I cpt dovrebbero essere tutti
chiusi: rappresentano una negazione del diritto. Strutture carcerarie
dove gli immigrati sono detenuti e, per di piu’, in maniera preventiva.
Non credo che la soluzione sia quella di aprire le frontiere, ma per i
cpt e la Bossi-Fini nutro un assoluto dissenso’. Parole dure anche
contro il ministro Pisanu, che recentemente ha dichiarato che il 50 per
cento dei reati sono perpetrati dagli immigrati clandestini: ’Premesso
che l’equazione immigrazione-criminalita’ non mi sembra corretta, vorrei
sottolineare che e’ stata proprio la legge Bossi-Fini a consegnare gli
immigrati nelle mani della malavita’. Nel frattempo l’Ue, per
scoraggiarel’immigrazione clandestina, decide di pattugliare il deserto
libico e il Mediterraneo, il mare per il quale Vendola, in Puglia, ha
voluto istituire un assessorato: ’E’ il frutto della visione di
un’Europa piccola e meschina, quella che - grazie a dio - i francesi
hanno preso a calci nel sedere’, dece il governatore. ’Solo il
Mediterraneo puo’ salvarci: abbiamo bisogno degli immigrati, della loro
giovinezza, della loro diversita’, delle loro culture’.
di Antonio Massari