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Primavera nei Cpt

A partire dal suo inizio, tutta questa primavera è stata caratterizzata da una lunga ondata di insurrezioni all’interno dei CPT, contro la detenzione amministrativa e contro le espulsioni, che nella fase iniziale ha fatto da contrappunto alle mobilitazioni attorno le giornate dell’1 e 2 aprile.
Il CPT di Via Corelli a Milano ne è forse l’emblema: lì le lotte dei migranti non hanno avuto un carattere emergenziale, ma si sono protratte per mesi e mesi con forme di organizzazione, coordinamento e comunicazione nuove e sorprendenti.
E’ senza dubbio per questo che alla barbarie repressiva condotta dalle forze dell’ordine a mezzo barbiturici, pestaggi, sevizie ed abusi si aggiunge in questi giorni la risposta dei tribunali, con pene che mirano a colpire in modo esemplare chi ha osato denunciare o insorgere contro le reali condizioni di vita dentro a quelle carceri di super sicurezza chiamati CPTA.

La variegata composizione di realtà che da anni si battono contro i centri di detenzione temporanea registrano oggi nuove voci che si schierano senza ambiguità contro i CPT e la legge Bossi-Fini. Sono le voci dei Governatori di Puglia e Calabria, due regioni del sud Italia dove la concentrazione di strutture di detenzione è altissima. Nei centri di permanenza temporanea e nei centri di identificazione che macchiano le cartografie di questi territori vengono rinchiuse ogni giorno persone reduci da lunghe odissee per raggiungere le sponde dell’Europa attraversando lo spazio euromediterraneo, viaggi che durano anche anni e che spesso coinvolgono direttamente intere comunità di provenienza che, con enormi sacrifici, contribuiscono alle partenze di uno, a cui è affidato il futuro di chi rimane.

Contro queste “Guantanamo italiane" il presidente della Puglia Nichi Vendola ha lanciato un appello agli altri amministratori regionali, per far sì che non solo non ne nascano di nuove, ma che siano anche chiuse quelle esistenti.
Agazio Loiero, governatore della regione Calabria, l’ha accolto e rilanciato: “La legge Bossi-Fini non funziona. E’ ora di cambiarla, a cominciare dalla chiusura dei Cpt”, riferendosi anche al rispetto della fonte principale di ogni legge, la Costituzione, che all’art. 10 riconosce il diritto di asilo a tutti gli stranieri a cui in patria è impedito l’esercizio delle libertà democratiche. In queste ultime ore si è aggiunta anche la presa di posizione del presidente della regione Basilicata, Vito de Filippo, che ha affermato "Non è possibile rinchiudere dietro un recinto gente che arriva in Italia rischiando la morte, fuggendo da povertà, guerre e carestie, in cerca di una possibilità di vita".

Insieme all’importante presa di posizione dei tre presidenti regionali arrivano anche le dichiarazioni ufficiali di sindacati di Polizia che, da Modena a Lecce, riconoscono il fallimento del sistema CPT e sottolineano - quasi in risposta alle cifre del Ministro Pisanu sulla presenza degli immigrati nelle carceri - che “proprio la Bossi-Fini ha consegnato gli immigrati nelle mani della malavita”.

Attendiamo ora che gli amministratori locali intraprendano azioni concrete per passare dalle dichiarazioni ad iniziative di reale opposizione a qualsiasi misura e luogo di detenzione amministrativa: bloccandone l’apertura, confiscandone i terreni su cui sorgono, deliberando contro la loro istituzione, decretando il proprio territorio "Zona decipitizzata" o rifiutando di partecipare in ogni modo al loro funzionamento e alla loro gestione quotidiana.

[ venerdì 10 giugno 2005 ]

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