Né qui, né altrove!
Da anni, proprio a partire dalle terre pugliesi, è stato lanciato un grido di sdegno
e centinaia e centinaia di persone si sono attivate per ribadire che nessuna persona
è illegale, che gli esseri umani non possono essere considerate come rifiuti da
gettare in discariche umane, che non è possibile costringere chi non ha commesso
alcun reato in recinti, gabbie o prigioni di alcun tipo.
Per queste ragioni, per anni, si è detto no ai CPT, i centri di permanenza
temporanei per le persone che migrano, molte volte scappando da guerre e miseria.
Proprio in questi giorni anche amministratori locali e Presidenti di diverse regioni
del sud (innanzitutto della Puglia e della Calabria) si sono apertamente espressi
per la chiusura di questi centri, considerandoli dei veri e propri lager in cui non
è possibile esercitare i diritti fondamentali della persona.
A quanto pare, però, queste urla non riescono a rompere il muro di indifferenza nei
confronti della libertà entro cui si è rinchiuso il governo Berlusconi.
Il Ministro dell’interno, dopo avere riferito alla stampa di non volere aprire altri
CPT – ma pur sempre legittimando l’esistenza di quelli ad oggi presenti nelle varie
regioni – ha autorizzato l’apertura a Bari di quello che, dal punto di vista
tecnico, si chiama un centro di identificazione per richiedenti asilo politico.
Materialmente queste strutture sono assolutamente identiche ai CPT, molto spesso
(come a Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia) esse sono esattamente nel medesimo
luogo, i reclusi condividono roulotte e carcerieri, filo spinato ed invisibilità
forzata, desideri di fuga e sogni di una vita in cui si possano condividere i beni
comuni e le libertà.
I meccanismi di gestione degli uni e degli altri non hanno, quindi, alcuna differenza!
Si potrebbe dire solo che i centri di identificazione per richiedenti asilo politico
sono ancora di più un aberrazione giuridica (se possibile) rispetto ai CPT veri e
propri, in quanto vi sono rinchiusi coloro che hanno fatto richiesta di asilo
politico perché perseguitati nel proprio paese o perché in quello stesso paese non
possono esercitare le libertà riconosciute formalmente dalla Costituzione italiana.
La mortificazione che si vuole infliggere a chi decide dal basso, a livello locale,
è troppo evidente.
Il nuovo centro che si vuole aprire è nella zona di Bari Palese, a due passi
dall’aereoporto civile ma in una zona recintata in quanto militare.
Qualcuno lo ricorderà perché appena due anni fa, tra luglio ed agosto del 2003, fu
chiuso proprio in seguito alle proteste di movimenti antirazzisti, di cittadini e di
reclusi.
Le parole dei tanti che si sono espressi a livello locale e regionale contro questi
lager devono subito trasformarsi in azione politica rivolta alla loro immediata
chiusura ed alla solidarietà nei confronti di quella moltitudine di uomini e donne
che giungono su queste terre.
Ci consideriamo, ancora una volta, in mobilitazione permanente
Invitiamo cittadini ed istituzione locali a mobilitarsi contro le leggi
sull’immigrazione
Nessuna persone è illegale!!
No ai CPT, No alla reclusione dei diritti!
Rete No Cpt
nocpt@libero.it