Sono apparsi ieri pomeriggio, senza preavviso, gli striscioni che inneggiano al Reddito di cittadinanza e al diritto di libera circolazione. E che significano una sola cosa: l’ex Capitaneria di porto, ex Albergo impiegati, era stato occupato.
Sono una quarantina le persone che si sono impegnate in un recupero parziale dell’ala sinistra dell’edificio, da anni lasciato al degrado, con una sola motivazione: dare una casa a chi non ce l’ha.
«Sono ormai quotidiane le richieste d’aiuto che riceviamo in merito alla mancanza di case - spiega Massimo Christian, di Razzismo Stop, l’associazione che ha organizzato l’occupazione - persone che sono in difficoltà perché senza alloggio non possono rinnovare il permesso di soggiorno, persone che vediamo ogni giorno, a vendere porta a porta o davanti agli edifici pubblici».
Nessuno si ferma a conoscere i loro problemi. Facendolo, si scopre che il punto focale è uno: la mancanza di un tetto.
«Trovare una soluzione non è compito nostro - continua il rappresentante dell’associazione - ma abbiamo comunque deciso di fare qualcosa di concreto, perché queste sono persone che hanno richiesto il diritto d’asilo, che si trovano con lavori precari e non sono assolutamente in grado di far fronte al mercato degli affitti che c’è in città».
E come unica alternativa al ritorno in Libia, Nigeria e Camerun vedono solo la permanenza in un Cpt.
In tutto, infatti, nell’ex albergo saranno ospitate una ventina di persone in attesa dell’asilo politico, e altri dieci migranti con il permesso di soggiorno, provenienti da varie nazioni.
L’associazione Razzismo Stop ha già iniziato a lavorare per dare dignità a un edificio «che è pubblico, in quanto appartenente al Comune - spiegano - ma che non viene utilizzato. E vista la grave situazione della città, è un assurdo».
L’assessore Marco Ghinelli, intervenuto sul posto nel pomeriggio, ha detto che «si tratta di un atto forte, che farà parlare, e che ci obbliga a trovare presto una soluzione». Anche perché gli «occupanti» sono ben decisi. L’unico modo per farli uscire dall’edificio, spiegano, sono le «chiavi in mano», ovvero alloggi immediatamente disponibili. Altrimenti, rimarranno dove sono.
Ed è scattata la catena di solidarietà che ha visto molte persone, anche parroci, portare coperte e mobili, o semplicemente venire ad aiutare nei lavori.
Fino a lunedì, infatti, continuerà l’opera di «rimessa a nuovo» dell’edificio, che è stato abbandonato a se stesso per molti anni. Poi cominceranno le trattative.
Lunedì una delegazione si recherà in Questura per le pratiche atte ad ottenere l’asilo, mentre un’altra avrà un incontro in Comune, con il quale c’è l’intenzione di aprire un tavolo di trattativa per arrivare a un accordo che soddisfi le parti.
Elena Orsi