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I Comunisti italiani condannano il gesto
«Non è così che si risolvono i problemi della casa»
Dal Piccolo del 12 giugno 2005
In riferimento all’occupazione il Partito dei comunisti italiani di Monfalcone esprime «preoccupazione e un netto dissenso sull’azione». «E’ innegabile - afferma l’assessore Comunale e cooridnatore dellesecutivo provinciale del Pdci Alessandro Perrone - che le problematiche poste dalle associazioni che sostengono l’occupazione siano di rillevanza primaria e senza dubbio è necessario una azione straordinaria delle forze democratiche attorno al problema della casa, tuttavia per i comunisti italiani, in ogni caso è pregiudiziale non uscire dalla legalità. La tensione abitativa in città impone a tutti il più alto senso di responsabilità, aprire la porta a forzature che sconfinano nell’irregolarità è controproducente per tutti e soprattutto per chi ha bisogno che il problema casa sia affrontato con spirito fattivo». «Il centrosinistra - aggiunge - ha dato nuovo impulso alla questione casa, esiste un tavolo permanente che afforonta tale problematica, certamente si devono intensificare le azioni e la sensibilità delle istituzioni locali riguardo la casa, occorre recuperare un decennio di scarsa attenzione della sinistra verso un diritto primario, ma ciò deve avvenire senza scorciatoie, né soluzioni che in considerazione della situazione locale, tendono estremizzare una necessità che non è propria solo di chi è organizzato, ma anche di quanti oggi confidano nelle istituzioni per vedere risolto il loro problema».
Costruito nel 1922 dai Cantieri per dare alloggio agli impiegati
Dal 1977 al 1990 è stato anche sede della Capitaneria di porto
L’ex albergo impiegati, costruito nel 1922 dai Cosulich per gli impiegati senza famiglia del cantiere navale di Panzano, è uno degli edifici di maggior pregio architettonico sopravvissuti a Monfalcone. La costruzione di via Callisto Cosulich si sviluppa in forma quadrilatera, con due ali verso il retro e due saloni centrali a cavallo dell’ampio ingresso colonnato. La facciata è tripartita con parte centrale sporgente e ali laterali con fori architettonici che variano a ogni piano, con balconcini al primo piano e loggia al secondo. Tutto il complesso si sviluppa su un’area di circa 5.300 metri quadrati, mentre l’edificio principale occupa circa duemila metri quadrati per tre piani fuori terra, pari a un volume complessivo di circa 30 mila metri cubi.
Dopo aver abdicato alla sua funzione originaria, l’ospitalità appunto degli impiegati celibi in 120 stanze, la struttura è diventata sede della Capitaneria di porto nel 1977 e tale è rimasta per una ventina d’anni. L’ex albergo impiegati si è invece vuotato del tutto verso la fine degli anni ’90, quando anche gli uffici del Navalgenarmi si trasferirono (a Trieste).
L’amministrazione comunale, che ha acquistato da Fincantieri l’immobile l’anno scorso con una spesa superiore ai 2,5 milioni di euro, ha quindi dovuto costruire un’operazione estremamente complessa, che coinvolge non solo altri soggetti pubblici, ma anche i privati, per arrivare al recupero e al riutilizzo della struttura. Il Comune è partito potendo contare su un finanziamento di appena tre miliardi di vecchie lire cui si sono aggiunti altri contributi, per un totale di 2,6 milioni di euro, grazie all’interessamento dell’allora consigliere regionale Gianpiero Fasola. C’è stato poi uno stanziamento di 300 mila euro e l’ultimo, di 3,6 milioni di euro per la ristrutturazione, sempre dalla Regionera.
[ domenica 12 giugno 2005 ]
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