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Ex Capitaneria, è braccio di ferro
dal Messaggero Veneto del 13 giugno 2005
Se gli occupanti dell’ex albergo impiegati sono decisi a portare avanti la loro iniziativa e al proposito si stanno organizzando con cucine, letti e addirittura con una stanza sistemata per fare iniziative, la città pare non approvare il loro gesto.
Dopo l’affermazione del sindaco che ha da subito detto di non voler trattare coi ragazzi finché proseguirà l’occupazione e dopo l’intervento del Pdci, che ha condiviso la preoccupazione espressa da Razzismo stop (a cui si sono aggregati ragazzi del Centro sociale di Gorizia, Case autoassegnate di Monfalcone, Casa delle culture di Trieste), ma non il modo in cui questa preoccupazione è stata espressa, ora interviene anche il gruppo consiliare Insieme per Monfalcone, che afferma piena condivisione con la posizione del sindaco e lo appoggia. «Il sindaco sappia che ci troverà al suo fianco qualsiasi atto decida di fare per risolvere la questione – afferma Michele Luise –. Dal punto di vista politico abbiamo identità di vedute e non solo sulle posizioni per la gestione concreta della città». In merito ai giovani che stanno occupando la struttura, Luise e il suo gruppo riconoscono il valore di azioni forti per portare avanti le proprie idee, ma ribadiscono anche come circa alcuni problemi e in particolare quello della casa la città sia sempre stata sensibile e attenta. «Ma non è questa la strada da scegliere. E se si vuole essere solidali con Paesi in difficoltà, si possono andare ad aiutare là le persone. Ci sono modi diversi da questi, che si possono prestare a speculazioni anche politiche che alimentano l’illegalità».
Pieno sostegno alla posizione assunta dal sindaco di Monfalcone viene espressa anche dai Ds, convinti che il problema della casa sia una delle maggiori emergenze del territorio, ma che non richiede soluzioni che escano dai binari della legalità. «Crediamo nella ragionevolezza dei ragazzi che hanno compiuto questa forzatura e quindi chiediamo loro di porre subito fine all’occupazione e accettare la proposta del Comune di porre i problemi nelle sedi opportune, cioè i tavoli istituzionali aperti sui vari problemi sociali», afferma il segretario cittadino Omar Greco ricordando che non bisogna dimenticare che il recente rinnovo dei vertici dell’Ater potrà contribuire alla ricerca di soluzioni più avanzate su casa e affitti.
Intanto, dall’associazione Razzismo Stop e dagli occupanti dell’Hotel-caffè Esilio sono rimarcate alcune questioni in merito all’occupazione. Innanzi tutto che per la quindicina di richiedenti asilo che sono tra gli occupanti, avere il domicilio di via Cosulich 20 significa avere la possibilità di non finire nei “Lager” di Stato chiamati Centri di permanenza temporanea, come quello che stanno costruendo a Gradisca e contro cui anche questo Comune e anche l’assessore Perrone s’era espresso manifestando nei mesi scorsi”, affermano, ricordando che la nostra provincia è sede di una delle 7 commissioni asilo (al Nord solo Gorizia e Milano) chiamate a decidere sullo status di rifugiato.
«I nostri amministratori di centro-sinistra già non hanno fatto una bella figura sulle nomine di questa commissione; ma ora con questa richiesta di “uscire per poi trattare” significa condannare questi richiedenti asilo alla deportazione, alla detenzione amministrativa e forse al ritorno nel loro Paese, in tal caso la Nigeria».
L’unica possibilità a cui credono è dunque quella di restare, resistere e trovare delle soluzioni che garantiscano “diritti e dignità”. «La legalità di cui sentiamo parlare è quella costruita in questi anni da Bossi, Fini, Tremonti, di tutti gli affiliati di questo governo, proprio nel momento in cui l’Europa rappresenta, pur con le sue contraddizioni, l’unico punto di riferimento contro le politiche razziste e xenofobe del Paese».
Cristina Visintini
[ lunedì 13 giugno 2005 ]
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