La Finanza ha avviato un’inchiesta sugli "allontanamenti"
dei clandestini. Il procuratore: "Quel posto è una polveriera"
dal nostro inviato GIOVANNI MARIA BELLU
CROTONE - Lo vedi non appena esci dall’aeroporto di Sant’Anna col quale, d’altra parte, condivide il nome. E’ il Centro di prima accoglienza, oltre che Centro di permanenza temporanea, di Capo Rizzuto, Crotone. Definirlo "lager" sarà anche esagerato, ma ne ha tutto l’aspetto: un reticolato alto circa tre metri in una campagna brulla e pianeggiante. Franco Tricoli, procuratore capo di Crotone, lo definisce "una polveriera". Ma egli stesso resta sorpreso quando, dopo una serie di telefonate alla questura, gli viene comunicato il numero degli immigrati che, nell’ultimo anno, sono fuggiti dal Centro di prima accoglienza: 4.351.
Tecnicamente si tratta di "allontanamenti" e non di "evasioni". Questo perché gli ospiti del Cpa formalmente non sono dei detenuti ma degli immigrati da identificare. Il fatto è che, finché la pratica non è chiusa, non possono uscire e, così, pur non essendolo formalmente, sono dei reclusi di fatto. Tanto che gli stessi operatori, quando qualcuno se ne va, dicono semplicemente che "è evaso". Il termine, in effetti, appare il più appropriato. Quando il 3 di questo mese un gruppo di immigrati tentò di "allontanarsi" scavalcando la rete metallica e intervenne il personale di polizia, si scatenò una battaglia che si concluse con quattro agenti feriti e quattordici immigrati arrestati. Al solito, alcune decine riuscirono a dileguarsi.
Alle 4351 evasioni avvenute dal 1° luglio 2004, vanno aggiunte le otto dal confinante Centro di permanenza temporanea (che ospita gli immigrati prossimi all’espulsione). Con i ventotto "allontanamenti" di immigrati che nello stesso periodo erano stati ricoverati in ospedale, si arriva a un totale di 4.387, su un totale di circa diecimila presenze annue. E a quanto pare il fenomeno continua nonostante le nuove procedure introdotte nello scorso aprile dall’entrata in vigore del regolamento della Bossi-Fini. Ieri, mentre il ministro Pisanu interveniva al Senato, Filippo Sestito, presidente dell’Arci di Crotone, riceveva la notizia dell’ennesimo "allontanamento": 120 persone.
Secondo la senatrice dei verdi Tana de Zulueta, un così alto numero di "allontanamenti" è difficilmente spiegabile senza ipotizzare complicità interne. Si tratta, se si guarda al recente passato, di qualcosa di più di un’ipotesi.
Lo scorso gennaio la procura di Catanzaro ordinò l’arresto di 29 uomini, tutti stranieri, accusati di far parte di un’associazione per delinquere che organizzava, dalla Libia, viaggi verso l’Italia con modalità che prevedevano, come via d’ingresso illegale, il passaggio per il Centro di Crotone. Nel corso del 2004, l’organizzazione aveva portato a Lampedusa circa 3000 persone facendo in modo che poi fossero trasferite nel Centro di Sant’Anna dove, attraverso complicità interne, chi aveva pagato aveva la garanzia di fuggire. Il costo complessivo del viaggio, fuga compresa, s’aggirava sui 1500 euro.
Dopo gli arresti, gli "allontanamenti" non si sono fermati. Il sospetto è che il sistema d’ingresso in Italia "via Crotone" sia andato avanti ancora. La nuova inchiesta è condotta dalla Guardia di Finanza.
Per chi osserva dall’esterno la recinzione, è un vero mistero: difficile immaginare anche una sola fuga da quella gabbia. Ma, a sentire le notizie che filtrano dall’interno, si scopre che di ragioni per andarsene via ce ne sono molte. "Abbiamo aperto procedimenti penali contro tutte le figure presenti all’interno del Centro - spiega il procuratore Tricoli - e cioè sia nei confronti di operatori, sia di rappresentanti delle forze dell’ordine, sia di immigrati". Naturalmente i reati sono diversi: tra gli immigrati prevalgono la resistenza e l’oltraggio, a volte le lesioni personali. Per quanto riguarda le altre categorie, si sono definiti col rinvio a giudizio cinque procedimenti scaturiti da accuse di violenze, anche di violenze sessuali (tra gli accusati, un magazziniere dipendente della "Misericordia"), mentre un’altra decina sono stati archiviati.
La condizione delle donne ospiti del campo è stata pochi giorni fa osservata dalla senatrice de Zulueta. "C’erano due ragazze africane, forse nigeriane, che si esprimevano con difficoltà. Stavano in disparte, silenziose. A un certo punto si sono avvicinate e mi hanno chiesto perché non parlavo con loro. Ho subito domandato come stavano. "Non bene", hanno detto guardandosi attorno impaurite. Vogliamo andarcene".
Di presenza di uomini e donne "in condizione di promiscuità" (con le donne che, prostrate, chiedevano con insistenza di uscire) parla un esposto presentato di recente alla procura della Repubblica di Crotone dagli avvocati Gianluca Vitale e Alessandra Ballerini e firmato anche dall’Arci e dalla Cgil. Nell’esposto si racconta di una visita effettuata lo scorso 25 marzo. In quell’occasione l’avvocato Ballerini vide "un bambino palestinese colpito da gravissima malformazione ossea" e domandò spiegazioni. Le fu risposto che il giorno successivo il bambino sarebbe stato trasferito, assieme alla madre, in un luogo di cura. Ma una settimana dopo, e precisamente il 2 aprile, nel corso di un’altra visita, l’avvocato s’accorse che il bambino era ancora là. L’esposto ha determinato l’avvio di un procedimento penale. E’ stata chiesta la concessione di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia a un immigrato algerino che, dopo aver sostato nel centro di Crotone, aveva lasciato l’Italia ed era stato fermato dalla polizia francese. Il testimone ha tra l’altro parlato di donne che, in cambio di prestazioni sessuali, hanno potuto allontanarsi dal Centro.