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Il patto delle Regioni: «Mai più detenzioni»

da Il Manifesto di martedì 11 luglio

Al Forum pugliese quindici governatori chiedono il «superamento» dei centri di permanenza e invitano il governo a discutere: «No alla detenzione amministrativa, una legge sull’asilo e apertura dei canali d’ingresso legali»

Bari- Superamento. Nessuno torce il naso, nel settimo padiglione della Fiera del Levante, quando il presidente pugliese Nichi Vendola si alza per leggere il documento finale e usa quel verbo: «superare» i Centri di permanenza temporanea. Lo firmano quindici regioni, tre quarti dell’Italia. Nessuno storce il naso perché Vendola ha già chiuso la partita tre ore prima, nel suo intervento iniziale, quando ha chiarito una volta per tutte che «umanizzare i Cpt non è possibile». E non solo lui. C’è Agazio Loiero, presidente della Calabria, che senza esitazioni cita Guantanamo e il muro di Israele. Il governatore abruzzese Ottaviano Del Turco dice al ministro Pisanu che «non può ignorare la volontà di chi rappresenta 40 milioni di italiani». Il presidente lucano Vito De Filippo usa toni altrettanto perentori. Gli interventi dei (quattro) presidenti o dei loro rappresentanti sono duri, radicali, applauditi perché la parola più usata è «chiusura». L’assessore regionale Maddalena Salerno, che rappresenta la Sardegna, parla di «apertura delle frontiere». «I Cpt sono una storia da chiudere», dice Vendola, «quindi chiediamo al governo di chiuderli e nello stesso tempo di aprire il dialogo. E oggi siamo qui per siglare un patto». Lo sottoscriveranno Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Umbria e Piemonte. Di più: «Non solo chi fugge dalla fame, dalla guerra o dalla povertà ha diritto a emigrare», continua Vendola, «per quanto mi riguarda deve farlo anche chi fugge da un’inquietudine». Seguono due minuti di applausi. E allora diventa chiaro che il «superamento» dei Cpt, scritto nero su bianco, mira al «superamento» delle insidie e dei dissidi interni al centrosinistra. Rappresenta qualcosa in più del chiavistello che ha portato tre quarti dell’Italia a siglare un documento che ora è fermo, in bilico su un crinale, tra la rottura (col passato) e la costruzione (del futuro), perché la battaglia tra i partiti dell’Unione (e spesso in seno agli stessi partiti, Ds o Margherita) non sarà meno complessa di quella con il governo in carica. E così, quando nell’intitolazione del documento si legge «superamento dei Cpt», la debolezza semantica si trasforma in forza strategica: è lì la combinazione della cassaforte, la cifra che, sull’immigrazione, da un lato sfida il governo e dall’altro apre il dibattito all’interno del centrosinistra, in vista delle prossime elezioni e delle ambite responsabilità di governo. Nella sostanza, il patto non porta equivoci: «La detenzione amministrativa è una pratica assai discutibile», «i cosiddetti Cpt sono il punto più dolente di caduta, tra le scelte operate dall’Italia», «i Cpt hanno attratto la materia dell’immigrazione dentro un quadro di mera regolamentazione repressiva». E’ citata la legge Bossi-Fini e non la Turco-Napolitano, ma Vendola non si tira indietro e apre ancora una volta la pista, con un’ammenda coraggiosa, dicendo: «Non mi considero innocente, ma oggi ne sono convinto: nessun discorso della politica può mettere tra parentesi l’inviolabilità delle persone». Intanto le richieste: «Chiediamo al governo l’istituzione di un tavolo di confronto per definire risposte alternative che tutelino i diritti e promuovano la sicurezza sociale: i Cpt - invece di aggredire i nodi spinosi della clandestinità - colpiscono singole persone nei loro diritti, mentre queste persone sono le prime vittime della clandestinità».

Il richiamo non è solo alle istituzioni italiane: «L’Europa e il mondo devono rispondere con lungimiranza alle sfide politiche e culturali legate alla mobilità degli esseri umani: l’immigrazione non può essere affrontata come una questione di ordine pubblico, affidata alle cure di legislazioni emergenziali, né si possono mettere in mora i diritti fondamentali, a cominciare dal diritto d’asilo fino al diritto indisponibile della libertà personale». Si denunciano le pratiche che in questi mesi hanno fatto rabbrividire Amnesty international sulle coste di Lampedusa: «I respingimenti collettivi, spesso in direzione di paesi noti per la sistematica violazione dei diritti umani sono in contrasto con le convezioni internazionali che il nostro paese ha sottoscritto».

Le proposte: «Favorire l’apertura di canali d’ingresso legali; varare seri programmi di cooperazione allo sviluppo; riconoscere il diritto d’asilo; promuovere la cultura dei pari diritti e dei pari doveri; consentire i ricongiungimenti familiari; attivare serie politiche d’integrazione sociale; superare l’approccio ideologico alla regolamentazione dei flussi che contrasta non soltanto con la tutela dei diritti alle persone, ma con le stesse necessità economiche del nostro Paese». Sono gli argomenti che con forza i governatori, definiti dal ministro Pisanu «irresponsabili», hanno recapitato sulla sua scrivania. E non solo sulla sua: per la prima volta hanno «disegnato» una piattaforma di legge. Intanto una commissione parlamentare ha convocato Vendola e Vasco Errani, presidente della Conferenza delle regioni, a discutere delle conseguenze del Forum sugli accordi di Schengen. «Non ci presentiamo», ha risposto Vendola. E il vicepresidente dell’Emilia Romagna, Flavio del Bono: «Non mi risulta che Schengen prevedesse l’istituzione dei Cpt. Piuttosto, vorrei precisare che l’Unione europea dedica risorse più alle sue mucche che ai poveri del mondo». Per la Toscana è l’assessore Gianni Salvatori a fugare i dubbi: «Superamento uguale chiusura».

Il centrodestra affila le armi e l’equazione criminale clandestino rischia di trasformarsi in clandestino terrorista. Ma il realismo di Vendola e dei suoi 14 colleghi non lascia spazio alle strumentalizzazioni: «Sono stato invitato a soprassedere, per via della tragedia londinese», dice, «ma il sangue di Londra è figlio proprio di questa meschinità. Sentiamo cadere la soglia di sicurezza del mondo? Allora dobbiamo interrogarci sulle ragioni di questa insicurezza: è nella violenza, in ogni sua forma, la ragione di questo precipizio. E noi questa violenza intendiamo combatterla perché la soluzione non è nello scontro, ma nell’incontro di civiltà, nella mescolanza, nel meticciato del mondo».

Antonio Massari

[ lunedì 11 luglio 2005 ]

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