Indubbiamente i due giorni di discussione a Bari rappresentano un passaggio molto importante nel lungo percorso che le reti di movimento da anni hanno intrapreso con l’opposizione ai centri di detenzione.
L’assemblea del 10 luglio promossa dalla Rete No CPT ha, con vigore, rilanciato una nuova stagione di mobilitazione per la chiusura dei CPT, a partire dal campeggio di Licata, in Sicilia, previsto tra luglio e agosto.
In questi tempi oscuri di “lotta al terrorismo” la battaglia per le libertà e contro la guerra diventa sempre più centrale. Gli strumenti della detenzione, del controllo arbitrario e dell’espulsione vengono presentati da parte dei governi come strategie fondamentali per intervenire contro la “minaccia del terrorismo” e ancora una volta la figura del migrante viene proposta come elemento di pericolosità e disordine, alimentando così la percezione di uno stato di emergenza in cui è legittimo far valere misure straordinarie e stati d’eccezione. Ancora una volta saranno i cittadini stranieri e tutti coloro che praticano forme di dissenso alle leggi ingiuste le vittime di provvedimenti repressivi e lesivi della libertà delle persone.
All’interno del Forum “Mare aperto” abbiamo ascoltato con interesse le intenzioni dei rappresentanti istituzionali ma, tra le motivazioni di Niki Vendola e le indicazioni degli altri relatori, rimane un vuoto che è stato sintetizzato nel documento finale, sottoscritto dai rappresentanti delle quattordici regioni presenti.
Senza dubbio lo sforzo del Presidente della Puglia condiviso anche dal Sindaco di Bari è stato molto importante, tuttavia il fatto che il documento non chieda la chiusura dei CPT ma il loro superamento rende molto chiara la mediazione in atto all’interno del centro sinistra e le divergenti posizioni sul tema dell’immigrazione, in particolare, sui centri di detenzione.
Toccherà, ancora una volta, alle reti di movimento fare in modo che le Regioni non si dimentichino degli intenti espressi al Forum e, soprattutto, della loro messa in pratica.
Si apre dunque una nuova stagione di mobilitazione contro i centri di detenzione per migranti, legittimata ancor più – in tutte le sue pratiche – dalla presa di posizione dei rappresentanti regionali. Una stagione che impone come fondamentale un lavoro in rete delle diverse realtà locali che, dal nord al sud, hanno in tutti questi anni generosamente costruito una battaglia di libertà e diritti.
Partendo da un obiettivo immediato - la non apertura dei centri di Bari e Gradisca – il prossimo autunno sarà determinante per impostare una nuova campagna contro lo sfruttamento e la discriminazione che le leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini hanno legalizzato.
A cura di Milena Zappon, Melting Pot