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Youssef vince la prima battaglia

da Il Corriere Romagna del 20 luglio 2005

RIMINI - Non sarà espulso, può restare in Italia - anche se clandestino - perchè ha denunciato di essere stato picchiato da un carabiniere all’interno di una caserma nella Valle del Rubicone. Morale: è un soggetto attivo di un’altra inchiesta e deve quindi testimoniare.Per Youssef Miharaje - marocchino di 34 anni - è una vittoria: ha denunciato i maltrattamenti nonostante il rischio (elevatissimo) di essere spedito al di là dei confini.

Ieri mattina è stato processato dal Tribunale di Rimini. Rischiava da uno a quattro anni perchè già una volta era stato colpito da un decreto di espulsione. Nonostante ciò ha scelto di affrontare il giudice anche per dare fiducia ad altri extracomunitari che affermano di avere subìto lo stesso trattamento. Spiega l’avvocato Roberto Urbinati: “Il giudice lo ha condannato a sei mesi e ha revocato il nulla osta per l’espulsione. Adesso ricorrerò in appello e cercherò di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di giustizia”. Youssef deve soggiornare nell’abitazione dell’Imam di Rimini Aadil Bouhlaoui. Che commenta: “Credo che gli appelli lanciati in questi giorni siano serviti, la magistratura ha confermato il nostro modo di pensare e con questa sentenza ci ha teso una mano: ci ha dato la possibilità di ottenere giustizia, ci ha lanciato un messaggio di speranza”.E la mano tesa non resta nel vuoto. “Come risposta a questo segnale abbiamo appeso una bandiera tricolore alla finestra del Centro islamico in via Giovanni XXIII, la nostra Moschea”. Aggiunge il presidente del Centro islamico Alessandro Cavuoti: “Lo stato di diritto e l’uguaglianza davanti alla legge fanno parte della civiltà islamica”.L’Imam ricorda che si sta lavorando a una denuncia collettiva per portare alla luce i maltrattamenti ai danni dei ragazzi immigrati. E spiega: “La sentenza di oggi è un segnale, consentirà ad altri di farsi avanti e sollevare le ingiustizie”.

E Youssef che dice? Come commenta quello che tutti definiscono un successo? Poche parole, per i parenti: “Sono contento, come primo gesto ho chiamato la mia famiglia in Marocco, erano tutti molto preoccupati, ora sono più sereni”. Poi gli amici: “Ho ricevuto le congratulazioni di tutti i fratelli, li ringrazio per l’aiuto che mi hanno dato in questi giorni difficili”.L’Imam chiude con una considerazione che diventa una sorta di appello: “Questa sentenza ci dà nuova speranza, i ragazzi si sentono più tutelati e avranno il coraggio di farsi avanti e denunciare le violenze subìte”. I no global del Laboratorio La Paz sono già al lavoro: “Vogliamo andare fino in fondo. Abbiamo il sospetto che gli abusi di Youssef non siano un caso isolato e stiamo raccogliendo altre testimonianze - registrate su nastro - che al più presto renderemo pubbliche”.

[ giovedì 21 luglio 2005 ]

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