Appello di solidarietà
Una domenica di ordinaria amministrazione
O.D. è un giovane rumeno arrivato in Italia con
l’illusione di trovare una sistemazione lavorativa ed
abitativa dignitosa, che gli permettesse di costruire
un piccolo futuro per sé e la propria famiglia.
O.D., come molti migranti, si è trovato costretto a
trovare rifugio in una precaria baracca costruita
lungo le rive del fiume Reno di Bologna, città che da
sempre si è posta come punto di riferimento di
politiche sociali, d’accoglienza e d’interazione tra
culture differenti.
O.D. è sposato con una ragazza che condivide con lui
le sofferenze del fiume, della pioggia e del freddo,
il timore perpetuo di passeggiare liberamente per
strada senza rischiare l’espulsione, i pregiudizi
della cittadinanza perbenista bolognese che ha deciso
di non guardare in faccia le contraddizioni che
caratterizzano sempre più questa città, relegandola
nella clandestinità di periferia.
O.D. è appena diventato padre. Proprio per domani
aveva fissato un appuntamento presso l’ufficio
anagrafico per registrare la sua bambina nata
solamente una settimana fa, e per la quale l’unica
sistemazione trovata ad oggi dai Servizi Sociali è
risultato il ritorno nella baracca.
O.D. è un lavoratore a nero, reclutato da un sistema
di caporalato e sfruttato incessantemente da biechi
padroncini che lo costringono a lavorare dieci ore al
giorno per una misera paga giornaliera.
Questa mattina O. D. è stato fermato dalla polizia e
rinchiuso presso il Centro di Permanenza Temporanea di
via Mattei.
I lavoratori rumeni sono un ingranaggio essenziale per
lo sviluppo di Bologna: sono loro che costruiscono e
ristrutturano strade, edifici, ricche palazzine della
città.
Nonostante molti lavoratori rumeni si siano da mesi
organizzati per denunciare il turpe e illecito metodo
di reclutamento di braccia da soma, dichiarandosi
pronti a denunciare collettivamente padroni e
caporali, l’amministrazione comunale fino ad oggi ha
risposto solo con sgomberi e reclusioni.
Non accettiamo questa logica che imprigiona i
lavoratori migranti prima nella clandestinità
esistenziale e poi nei Centri di Permanenza
Temporanea.
Chiediamo che l’amministrazione comunale avvii
politiche di reale persecuzione al lavoro nero
tutelando i lavoratori che coraggiosamente stanno
proseguendo nella loro lotta, anziché proseguire con
sgomberi e rimpatri forzati, dimostrando in tal modo
di aggirare e non affrontare le reali problematiche.
Per adesioni e solidarietà:
Scalo Internazionale Migranti, email: scalomigranti@yahoo.it