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Primarie: inclusione o esclusione dei cittadini immigrati?

Intervista con Olol Jackson - Gruppo consiliare Verdi, Regione Veneto

Per la prima volta in Italia il centro-sinistra ha lanciato l’appuntamento delle primarie, che si svolgeranno in tutta Italia domenica 16 ottobre, per scegliere il leader in vista delle prossime elezioni nella primavera del 2006.
Con l’annuncio dello svolgimento delle primarie è stato anche specificato che potranno parteciparvi i cittadini immigrati non comunitari. Un scelta importante visto che si tratta degli stessi partiti che, nei comuni dove governano, lavorano per l’estensione del voto amministrativo attraverso la modifica dello Statuto.

Tuttavia, se si va a verificare come stanno le cose, si scopre che vengono posti dei limiti. Invece di essere un discorso includente, rischia di trasformarsi un discorso escludente.

Abbiamo provato a fare chiarezza attraverso un’intervista con Olol Jackson, Gruppo Consiliare dei Verdi della Regine Veneto.

Domanda: Che cosa prevede il regolamento delle primarie in merito alla partecipazione dei cittadini immigrati?

Risposta: E’ previsto che i cittadini immigrati si debbano iscrivere ad un registro provinciale, che dovrebbe esser stato istituito in tutte le Province da parte dei Tavoli tecnici delle primarie dell’unione. Le iscrizioni dovrebbero avvenire entro il 7 ottobre.
E’stato definito, a livello nazionale, che solo coloro che sono in Italia da almeno tre anni abbiano la possibilità di votare. Noi abbiamo sollevato una questione di merito rispetto a questo: da un lato questi registri, oltre al fatto che praticamente non sono stati istituiti da nessuna parte, risultavano un meccanismo contraddittorio, anche rispetto al senso stesso della proposta che era stata fatta a suo tempo, cioè quella di lanciare un messaggio forte politicamente su un concetto di garanzia di introduzione di nuovi diritti, quale appunto quello del diritto di voto.

D: Stiamo parlando di quei partiti del centro-sinistra che stanno lavorando anche per introdurre il diritto di voto per i cittadini immigrati nei propri comuni. Che senso ha tutta questa restrizione rispetto alle primarie che sono, comunque, un appuntamento particolare?

R: Ritengo difficilmente comprensibile questa posizione, soprattutto in un meccanismo come quello delle primarie, dove si dovrebbe anzitutto cercare di allargare il più possibile la partecipazione, legando questo al messaggio che si vuole dare, ossia aprire una nuova stagione in Italia anche sotto il punto di vista della concessione di nuovi diritti. Questo è frutto anche delle battaglie che sono state fatte in questi anni e del recepimento, da parte di alcune forze dell’unione, di quest’istanza che proveniva dalla società civile, dai movimenti, ecc.
Andare a burocratizzare un meccanismo che dovrebbe prevedere la più ampia partecipazione possibile, mi pare sia un errore fondamentale. Non è solo questo: abbiamo assistito, in alcune parti d’Italia - cosa prontamente rientrata - anche a proposte di istituire seggi separati per i cittadini migranti. Questi sono aspetti sinceramente inaccettabili, che cozzano con l’idea che abbiamo noi di partecipazione, di diritti.
Su questo vogliamo continuare a dar battaglia, perchè innanzitutto venga cancellata la questione dei registri. Non si vede il motivo per cui qualcuno debba andare ad iscriversi in un registro separato. Lo abbiamo fatto presente anche ai nostri parlamentari e a tutte le strutture.
So che anche altri si stanno mobilitando: mi sembra che sia uno dei punti che, tra l’altro, è stato sollevato nelle questioni di merito con l’occupazione della sede dell’Unione da parte dei Senza volto. Questa è una battaglia forte nella quale dobbiamo spenderci in tanti.

D: Che cosa succederà ora?

R: Credo si tratti di mettere mano al buon senso. I regolamenti sono fatti anche per essere modificati, quando si vede che sono errati. Vogliamo che questo cambiamento sia fatto e se non dovesse avvenire siamo disposti a dar battaglia affinché anche coloro che si presenteranno ai seggi abbiano la possibilità di votare, registri o non registri.
Questo è l’elemento minimo che possiamo garantire, cioè il fatto che tutti quanti abbiano la possibilità di partecipare a quello che vuole essere un momento di incontro, di partecipazione popolare. A questo punto l’Unione deve decidere se vuole mettere in piedi un processo farsa, oppure se vuole affrontare la questione di petto e nella maniera più seria possibile. Noi siamo per la seconda opzione.

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[ mercoledì 28 settembre 2005 ]

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