La legislazione italiana in materia di immigrazione riconosce il diritto all’unità della famiglia e ne garantisce la sua difesa, è scritto negli aticoli contenuti nel Titolo IV del Testo Unico 286/1998, "Diritto all’unità familiare e tutela dei minori".
Ma l’ultima vicenda che segnaliamo dalla redazione di Bologna, racconta invece di una famiglia che proprio l’applicazione della legge voleva divisa.
O.D. è un giovane ragazzo rumeno portato nel CPT di Bologna lo scorso 17 settembre e destinato all’espulsione, separato con la forza da suo figlio appena nato e da sua moglie, entrambi rimasti nelle baracche sul fiume Reno. Come altri migranti rumeni, O.D. abitava infatti in una baracca precaria sul fiume Reno, le baracche che il Comune di Bologna si appresta a sgomberare perché – ha dichiarato il Sindaco Cofferati - portano degrado, scontentano gli abitanti della zona e sono abitate da clandestini.
Amministrazione e cittadini della zona continuano ad ignorare però che la numerosa comunità di rumeni costretta a dormire tra le lamiere e i rifiuti è composta da lavoratori, operai edili che ogni giorno vengono "assunti" nei cantieri del bolognese. Pagati se va bene 20-30 euro per 10 ore di lavoro, quando va male non pagati affatto, i rumeni del Lungoreno mantengono florido il mercato dell’edilizia, che si basa sul lavoro non tanto in nero, quanto servile.
Ma ritorniamo a O.D., anche lui operaio nelle costruzioni, trovato senza permesso di soggiorno e portato al CPT di Via Mattei.
La vicenda di O.D. viene subito denunciata dallo Scalo Migranti, che riesce a rintracciarlo e a fargli nominare un proprio avvocato, Andrea Ronchi. In questo modo, il 20 settembre O.D. non è andato da solo davanti al giudice di Pace, e nei 10 minuti con cui solitamente viene esaurita la formalità dell’udienza di convalida del trattenimento, l’avvocato Ronchi riesce a sollevare la questione del diritto alla coesione familiare, richiamando la sentenza 376/2000 della Corte Costituzionale.
E’ una sentenza con cui si estende il divieto di espulsione anche al marito convivente di cittadina straniera gestante o nei sei mesi successivi al parto.
Nonostante le testimonianze dei vicini di baracca - che per la prima volta nella storia partecipano come testimoni ad un’udienza di convalida – e le foto della casa, il Giudice di Pace pretende una dichiarazione del Comune che attesti tale convivenza.
Il paradosso è ormai agli estremi: un diritto alla famiglia non garantito e un Comune che sgombera le case con le ruspe e dovrebbe certificare convivenze! La convalida del trattenimento viene dunque effettuata proprio da quel Giudice che dovrebbe vigilare sulla restizione della libertà personale.
La rete di solidarietà si stringe attorno a O.D. e i suoi amici italiani lo aiutano con una dichiarazione depositata presso la Questura, con cui si richiede contemporaneamente la revoca del trattenimento, che questa volta sì, viene eseguita.
A OD tutto ciò è costato 5 giorni di detenzione immotivata in un lager come quello di Via Mattei, dove i detenuti stanno ora denunciando con lo sciopero della fame le manganellate della polizia a chi protesta, la mancanza di medicine, la sporcizia.
Ma gli è costato anche la perdita del lavoro e probabilmente la paga, dato che i padroni pagano alla fine del lavoro ... a sua moglie e a suo figlio possiamo solo vagamente immaginare quanto sia costato.