La Regione: Cpt di Gradisca inutile, adesso il governo deve cancellarlo
Dal Messaggero Veneto del 6 ottobre 2005
TRIESTE.«Il ministro degli Interni, se agisce con coerenza, non apre il Centro di permanenza temporanea alla caserma Polonio di Gradisca d’Isonzo». Lo sostiene la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia che ieri sera, per bocca dell’assessore Gianni Pecol Cominotto, ha annunciato la prossimo mossa – dopo il ricorso al Tar – del governatore.
«Il presidente richiamerà il ministro dell’interno all’impegno che si era assunto quando, lui stesso, si era impegnato a utilizzare il centro soltanto per le esigenze del territorio. Ricordando, dunque, che la nostra regione non ha la necessità di aprire un centro – visto che sono al massimo una decina l’anno i casi di ingressi clandestini – il ministro, nel rispetto dei suoi impegni, non deve prevederne l’apertura». L’intervento dell’assessore ha chiuso il dibattito sulla mozione, approvata a maggioranza (contraria la Cdl), contro il Cpt di Gradisca; mozione presentata dai consiglieri Mirio Bolzan, Enrico Gherghetta (Ds), Franco Brussa (Margherita) e Maurizio Paselli (Cittadini) per far sì che in nessun luogo del Friuli Venezia Giulia si possano realizzare simili strutture. «Inoltre - ha spiegato Bolzan - si chiede al Consiglio di esprimere ferma contrarietà al progetto di Gradisca e la sospensione dei relativi lavori, avviando una riflessione sull’efficacia della detenzione amministrativa e, più in generale, sulla normativa in vigore il Italia in materia di immigrazione, incluse espulsioni e regolamentazione dei flussi migratori. A sostegno della loro iniziativa, i firmatari fanno tra l’altro presente che il «Rapporto sui Cpta» di Medici Senza Frontiere di gennaio 2004 ha confermato la necessità di riformare il concetto di detenzione amministrativa attuato nei centri, in quanto inefficace nella gestione del fenomeno dell’immigrazione irregolare e causa di violazioni di procedure e di diritti umani, tutto ciò a prescindere dall’Ente gestore e dalla professionalità dei singoli centri.
La discussione ha, naturalmente, messo in evidenza la diversità di vedute fra Intesa democratica e Casa delle Libertà. «La maggioranza sottostà a estremismi ideologici – ha detto il capogruppo di An, Luca Ciriani –. Ricordo che i Centri di permanenza temporanea, in cui sono tenute sotto osservazione persone presenti nel nostro Paese clandestinamente, sono il prodotto dell’applicazione della legge Turco-Napolitano votata anche da Prodi. Votare questa mozione è una contraddizione, anche perché in merito la competenza è nazionale». «Questa mozione è come il gioco delle tre carte, secondo Piero Camber (FI), che ha ricordato l’origine dei Centri e i loro sostenitori a livello, personalità appartenenti a forze che qui ora sono parte della maggioranza. Sono da chiudere quelli che non rispettano gli standard di qualità, ha sottolineato Camber ricordando recenti posizioni di Rutelli e Fassino sulla necessità che siano rafforzati. Ci vuole coerenza nelle scelte», ha concluso il forzista stigmatizzato l’atteggiamento di chi è d’accordo purché le cose siano fatte in casa d’altri. Anche per Paolo Ciani (An) questa è una mozione frutto «di imposizione delle frange estreme del centrosinistra che vogliono imporre la propria linea: la linea dell’illegalità».
di RENATO D’ARGENIO
[ martedì 11 ottobre 2005 ]
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