GRADISCA Cpt, spunta dalle fognature l’ennesimo giallo sulle responsabilità delle istituzioni. Dopo il misterioso verbale della commissione tecnico-consultiva, che nel 2003 citava apertamente la necessità di «esperire approfondimenti con l’ufficio tecnico comunale» per la realizzazione di un impianto di depurazione, questa volta è una delibera comunale datata 26 luglio 2005 a far ipotizzare un ruolo dell’amministrazione nell’iter per la realizzazione del centro immigrati. Appena cinque giorni dopo la visita del capo dipartimento per l’immigrazione del Viminale prefetto Annamaria D’Ascenzio, cui venne ribadita la totale contrarietà nei confronti della struttura, il Comune avrebbe infatti rilasciato alla Prefettura di Gorizia un’autorizzazione per realizzare l’allacciamento dell’ex caserma Polonio alla rete fogniaria comunale. Una presunta ambiguità di comportamento che ora scatena la reazione di parte della minoranza consiliare: Rc e lista Cittadini per Il Comune hanno presentato due distinte interpellanze al sindaco che, prevedibilmente, sono destinate ad arroventare il clima del prossimo consiglio comunale in programma domani alle 16. Secondo gli illyani Ezio Gallas, Giovanni Boscarol e Paolo Boscarol, infatti, «va spiegato come mai il 26 luglio 2005, appena cinque giorni dopo la visita del prefetto D’Ascenzio, sia stata rilasciata quell’autorizzazione, senza nemmeno attendere l’esame, da parte del pool di legali incaricati, degli atti desecretati promessi in quell’occasione dalla rappresentante del Viminale. Atti che sono arrivati solo un mese dopo». Una decisione, secondo i Cittadini, incomprensibile e resa ancor più grave da altre considerazioni: «In tutti gli interventi pubblici il sindaco ha dichiarato la sua assoluta contrarietà all’apertura del Cpt. Il consiglio comunale, inoltre, ha approvato all’unanimità vari ordini del giorno per esprimere il dissenso della cittadinanza. Come se non bastasse, nella seduta del 15 luglio da più parti l’amministrazione venne invitata ad attuare tutte le azioni consentite per ritardare l’apertura. Chiediamo di sapere cosa ha spinto l’amministrazione di Gradisca a rilasciare tale autorizzazione per l’allacciamento alla rete fognaria». l.m.
Giuliani: «Un atto dovuto allacciare la rete fognaria al centro per immigrati»
GRADISCA Permettere l’allacciamento del Cpt alla rete fognaria pubblica è stato un atto dovuto. Il fatto che sia avvenuto a pochi giorni dalla visita a Gradisca del prefetto D’Ascenzio è stata solo una coincidenza. Il Comune, per sette lunghi mesi, ha cercato di opporsi all’allacciamento, ma se l’autorizzazione non fosse stata rilasciata sarebbe stato avviato un procedimento per omissione in atti d’ufficio. In estrema sintesi è questa la risposta data ieri pomeriggio, durante il consiglio comunale, dall’assessore Enea Giuliani alle interpellanze di Rifondazione comunista e della lista dei Cittadini per Gradisca che chiedevano il motivo per cui era stato concesso alla struttura di via Udine il nulla osta per l’accesso alla rete fognaria. L’argomento ha infiammato l’assemblea e in alcune occasioni i toni hanno rischiato di assumere connotazioni forti. Tanto che al termine dell’incontro il sindaco Tommasini ha voluto ritornare sulla questione dibattuta in apertura e specificare che quello del Cpt è il problema che lo angustia maggiormente: «A differenza degli altri – ha detto il primo cittadino -, ci passa sopra le teste, non riusciamo a gestirlo direttamente e ci distrae da altre priorità». A scaldare gli animi sono stati i presunti sospetti portati avanti dall’opposizione che hanno fatto gridare Tommasini alla «caccia alle streghe». La mole di documenti richiesti dalla minoranza per fare luce sul caso Cpt è stata ritenuta dalla maggioranza irrazionale. «Vi daremo tutti gli atti che volete perché non abbiamo nulla da nascondere, ma non lo faremo in maniera indifferenziata», ha osservato Giuliani ribadendo che la posizione del Comune rimane quella anti-Cpt e che l’autorizzazione è stata solo un atto dovuto. Approvata, ma non senza perplessità, la nascita di Irisacqua srl. Oltre alla questione della proliferazione delle cariche, i consiglieri di opposizione hanno chiesto lumi sui poteri decisionali che potrà avere ogni singolo socio. Pinat ha paventato il rischio che i passivi di Iris ricadano su Irisacqua e ha sottolineato la necessità di sottoporre questo tipo di problemi ad esperti. Stefano Bizzi