Mentre è gia partita l’organizzazione della manifestazione del 22 ottobre prossimo a Gradisca, il momento dell’apertura del cpt continua ad avvicinarsi.
Nonostante le importanti novità e iniziative avvenute in questi mesi (dal Forum di Bari alle condanne contro l’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea, passando attraverso Ceuta e Melilla per arrivare fino all’esplosivo reportage-denuncia dell’Espresso sul cpt di Lampedusa) il Ministro Pisanu tiene ferma la sua volontà di realizzare i due nuovi centri di detenzione per migranti di Gradisca e Bari. E per sottolineare questo filo che unisce due regioni, il presidente della Puglia Niki Vendola si è recato nei giorni scorsi a Gradisca.
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Ma la vicenda di Gradisca si arricchisce di nuovi elementi che la rendono ancora più contraddittoria e emblematica per il momento politico che l’Italia sta attraversando.
Il primo riguarda l’approvazione da parte del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia della “Mozione 54”, la mozione contro il Centro di permanenza temporanea di Gradisca che i 4 consiglieri isontini della maggioranza avevano presentato circa dieci mesi fa.
Sui quotidiani locali è stata data grande enfasi alla mozione accolta dal consiglio regionale nella seduta del 5 ottobre, tale mozione è infatti il primo vero atto formale di contrarietà che la Regione FVG esprime all’imminente apertura del CPT di Gradisca d’Isonzo, i cui lavori sono però praticamente ultimati.
Da notare che il tanto atteso documento presentato fa esplicito riferimento al rapporto di Medici senza Frontiere sui Cpta presentato anche in Regione nei mesi scorsi.
Ma la discussione in Consiglio non ha però convinto. Molte ambiguità sono emerse proprio da alcuni interventi dai banchi del centro sinistra. Secondo Metz (Verdi) i cpt nascono assieme alla Turco-Napolitano e ancora oggi questa contraddizione è chiara all’interno della giunta.
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Con questa mozione anche la Regione Friuli si allinea, dunque, alle posizioni ufficiali già espresse dal comune di Gradisca d’Isonzo e della provincia di Gorizia in diverse occasioni.
Ma nella già torbida vicenda del cpt di Gradisca, luci e ombre si alternano sull’ atteggiamento che gli enti locali mantengono nei confronti delle scelte arbitrarie e insensate del Ministero e del Governo.
L’atteggiamento morbido della regione che ha preferito fare ricorso solo al Tar del Lazio invece di portare la questione fino alla Corte Costituzionale, a molti è sembrata come la volontà di mantenere un atteggiamento difensivo, pur avendo la certezza di essere di fronte a un vero e proprio abuso edilizio, senza contare che un’eventuale vittoria in Corte Costituzionale avrebbe generato un importante precedente giuridico.
A questo si va ad aggiungere la notizia che già nel luglio scorso, su pressioni del Prefetto speciale De Ascenzio giunta appositamente da Roma, il Sindaco di Gradisca Tommasini abbia firmato le concessioni per l’allacciamento di acqua, luce, gas e fognature al futuro CPT, intimorito forse dalla minaccia di un procedimento per omissione in atti d’ufficio.
Mentre nelle assemblee e nei consigli comunali continuava a ripetere che avrebbe fatto qualsiasi cosa contro l’apertura del CPT, Tommasini sapeva di aver già ceduto alle pressioni del Ministero, tenendolo nascosto fino a pochi giorni fa.
Questo atteggiamento del Sindaco di Gradisca non è stato accolto bene da molti consiglieri e dai gruppi, associazioni e singoli che in questi anni si sono opposti al cpt, e che hanno ricevuto centinaia di denunce in seguito alle proteste fatte.
Ascolta il commento di Claudio Verdimonti
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