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Ascolta l’intervista a Elise Vallois, GISTI Parigi [ MP3 - 697.9 Kb ]

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Francia e immigrazione ]

Parigi - Arresti di massa: un bilancio della legge Sarkozy

Intervista a Elise Vallois, GISTI

Ascolta l’intervista a Elise Vallois di GISTI, Parigi
[ durata 5:71 ]
La politica sull’immigrazione francese è rappresentata da un ordine dal Ministero dell’Interno Nicolas Sarkozy: raggiungere 23000 espulsioni di immigrati entro fine anno.
Una corsa accelerata verso la meta fatta di sgomberi, arresti di massa, retate e voli charter.
Elise Vallois del gruppo Informazione e sostegno per immigrati (GISTI) ci racconta come migranti, attivisti e cittadini vivono a Parigi questa deriva repressiva.

D: Quali sono gli aspetti più critici dell’attuale politica di immigrazione francese?

R: La legge Sarkozy ha innanzitutto ristretto le possibilità di ottenere un soggiorno regolare in Francia. L’ha fatto nei modi più svariati: ha allungato il periodo di detenzione nei centri di permanenza temporanea e i tempi di attesa nelle zone di raccolta prima dell’ingresso in Francia. Inoltre il Ministro degli Interni ha dato pieni poteri ai Prefetti per rifiutare il rinnovo o il rilascio del permesso di soggiorno anche quando i margini per non concederlo sono scarsi o deboli; ha inoltre impartito istruzioni per rendere ancora più difficili i ricongiungimenti familiari.
Ci sono poi gli eventi di attualità che il Ministro Sarkozy strumentalizza per far passare poi altre misure. Ad esempio, in occasione dei tre incendi degli alberghi, dove vivevano numerosi sans papiers, con il pretesto di proteggere le persone che abitano in queste condizioni indecenti, insalubri, pericolose e di sovraffollamento, quindi con motivazioni umanitarie, Sarkozy ha fatto sgomberare a man bassa chiunque abitasse in condizioni di occupazione, di precarietà o di sovraffollamento.
Dalla fine dell’estate e fino adesso sono aumentati drasticamente gli sgomberi di immigrati. Contemporaneamente negli ultimi periodi si sono verificati arresti di massa o retate, negli ultimi due mesi ce ne sono state 20 nella sola Parigi.

D: Come funziona un arresto di massa?

R: La polizia blocca un quartiere con i blindati e successivamente lo suddivide in quadrati dove sistematicamente vengono fermate le persone immigrate per un controllo d’identità e se trovate senza permesso vengono arrestate. La polizia setaccia anche negozi e edifici.

D: Si tratta a tuo avviso di interventi che hanno un rapporto con le misure per la sicurezza antiterrorismo?

R: Chiaramante dopo l’11 settembre il Ministro delgli Interni ha utilizzato l’antiterrismo per inasprire l’aspetto securitario della politica sull’immigrazione.
Dobbiamo anche notare che all’inizio di luglio c’è stato il primo volo charter congiunto tra la Gran Bretagna e la Francia, contemporaneamente a Calais c’è stato un arresto di massa di afghani e certo ci siamo tutti domandati se questa operazione di “sicurezza” non serviva a riempire il charter che sarebbe partito qualche giorno dopo.

D: Soprattutto a Parigi, qual è la risposta dei movimenti al controllo poliziesco del territorio che colpisce i migranti?

D: La forte reazione iniziale è stata dovuta al fatto che questi metodi sono del tutto nuovi, mai utilizzati fino al momento. Certo i controlli d’identità in alcuni quartieri sono una pratica da lungo conosciuta, ma questo sistema di arresti di massa dove si prende un quartiere e lo si scandaglia metro per metro fino ai negozi, all’interno dei palazzi indica un passo avanti nella volontà di arestare i sans papiers. La reazione di rabbia è stata molto forte e abbiamo formato una rete per fare in modo che in tempi rapidissimi durante un arresto di massa milianti e attivisti potessero recarsi sul posto per cercare di bloccare o disturbare l’operazione.
Un’altra attività è quella di distribuire in tutti i quartieri informazioni per i sans papiers riguardo lo stato di fermo e l’arresto successivo a queste operazioni di polizia. Durante la distribuzione porta a porta di questi materiali abbiamo avuto modo di notare che anche gli abitanti francesi dei quartieri e dei vecchi borghi parigini sono rimasti scioccati da queste retate, al punto che moltissimi di loro hanno contattato le questure e i posti di polizia per protestare contro queste misure repressive ritenendole assolutamente esagerate. Molte retate sono state addirittura vanificate dalla presenza di passanti e abitanti che si sono opposti spontaneamnete a questi interventi, costringendo i poliziotti a fermarsi.
C’è poi un altro network, Educazione senza Frontiere, costituito da insegnanti, docenti, operatori sociali e avvocati per i bambini scolarizzati. La rete si impegna con i bambini delle classi in cui queste persone lavorano difendendo i principi della tutela della persona e diffondendo punti di vista che vanno oltre il caso specifico e riguardano in generale la politica sull’immigrazione. E’ un passaggio a cui stiamo assistendo, quello dal locale al globale, che riguarda la presa di coscienza generale di sempre più persone a partire da problemi contingenti e che li toccano da vicino.

Vedi anche Il sistema dei CPT in Francia

A cura di Neva Cocchi, Melting Pot Europa

[ giovedì 27 ottobre 2005 ]

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