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Ceuta - Corrispondenze dalla carovana europea contro il muro della morte

E’ in corso in queste ore la mobilitazione contro la valla, il muro di lame e filo spinato che divide l’Europa dall’Africa nell’enclave di Ceuta, in territorio marocchino.

Oltre seicento persone - tra cui diverse delegazioni europee - nel primo pomeriggio si sono dirette in marcia verso il muro della morte, dopo aver attraversato la città di Ceuta.

Le corrispondenze audio sono in lingua italiana, arabo e spagnolo.

Ore 13.50 – Silvia, Globalproject, ha appena raggiunto il “muro della morte”. Nella prima corrispondenza racconta che la carovana è stata ricevuta in modo ostile dalla città di Ceuta, ma quando è passata in un quartiere popolare abitato anche da migranti, è stata accolta con entusiasmo dagli abitanti, scesi in strada per unirsi al corteo. Ci racconta, inoltre, la mostruosità del muro che gli attivisti stanno vedendo e l’imponente militarizzazione della zona.

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Ore 14.15 - Raul, Indymedia Madrid, racconta come è nata la carovana e commenta le politiche europee di chiusura. Nel frattempo gli attivisti attaccano cartelli e striscioni contro la guerra ai migranti. Di fronte, al di là della rete, si vede il Marocco...

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ore 14.30 - Gli attivisti si avvicinano alla rete per appoggiarvi simbolicamente delle scale e dei fiori, in ricordo dei migranti uccisi nei giorni scorsi. Un gesto semplice che vuole affermare con forza la contrarietà alle frontiere, perché nessun essere umano è illegale. Nel frattempo, la carovana è stata raggiunta da moltissime persone: sono in seicento di fronte alle reti. Così ci racconta nella corrispondenza Laura di Global Project

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ora 15.50 - Terminata l’azione contro la rete, gli attivisti iniziano a marciare verso il “Centro di accoglienza” di Ceuta, un luogo dove gli immigrati vengono “raccolti” in attesa del loro futuro. Nella corrispondenza Hibai, avvocato di Barcellona, spiega che questo centro è diverso da un centro di detenzione perché è semiaperto, ma che da lì gli immigrati, nella maggior parte dei casi, vengono espulsi, ossia caricati in aereo per essere rimpatriati o in pullman per essere poi abbandonati nel deserto.

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[ sabato 5 novembre 2005 ]

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