La mattina del 27 dicembre la polizia in assetto antisommossa ha sgomberato lo stabile di via Lecco 9, occupato dallo scorso 15 novembre da 270 rifugiati africani, per lo più provenienti dal Sudan, Eritrea, Etiopia.
Centinaia di persone – tra cui donne e bambini – sbattute in mezzo alla strada, al freddo e alla neve.
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Nonostante in queste settimane siano stati lanciati appelli e mobilitazioni per chiedere a Comune e Prefettura di trovare una soluzione senza sgomberi, si è voluto usare la forza e il pugno di ferro. Le istituzioni cittadine hanno voluto dimostrare che a Milano non è tollerata “l’illegalità”.
Ancora una volta è stata usata questa parola (tanto cara anche al centro sinistra) per legittimare l’uso della polizia, degli sgomberi e dei manganelli, nascondendo di fatto la volontà di non trovare soluzioni reali.
Peccato si tratti di persone che avrebbero il diritto (sancito dalla Convenzione di Ginevra) di essere tutelate e accolte nei nostri territori. Persone fuggite da guerre, persecuzioni e torture, arrivate a rischio della vita nell’Europa ricca e benestante, dove si trovano a fare i conti con un’altra “guerra”: quella per i diritti e la dignità.
I 270 rifugiati di via Lecco chiedono poche cose tra cui la possibilità di poter rimanere insieme e poter essere sistemati nella scuola di via Saponara, in disuso da anni. Non accettano di finire nei container o in sotterranei.
Ma sembra che nessuno voglia soddisfare queste poche richieste.
Dopo aver trascorso una notte all’addiaccio i rifugiati, alle 7.30 di questa mattina, si sono nuovamente ritrovati la polizia che, con la forza, ha fatto lasciare loro la strada. In questo momento si trovano tutti in via Barzaghi, assieme alle associazioni, gruppi e singoli cittadini che sono stati con loro in queste settimane di occupazione.
Abbiamo seguito quello che è successo dai microfoni di Radio Sherwood.
Bruno di Action Milano racconta la notte trascorsa al freddo e la sorpresa di questa mattina.
ascolta l’intervista - (durata 10.30 m)
Dario Fo commenta la vergogna dello sgombero “Si è aspettato il giorno dopo Natale. La gente si è riempita di cibo, panettone e vino, e adesso è iniziata l’ora della cacciata. Questa mancanza di umanità sorprende sempre. Un Comune feroce che vuole Vincere”. Non importa su cosa, l’importante è riuscirci.
ascolta l’intervista (durata 6.43 m)
Samir, uno dei rappresentanti dei rifugiati, spiega quali sono le richieste e la volontà di non cedere alle proposte di “non soluzione” del Comune.
ascolta l’intervista durata 1.46 m)
Federica Sossi, docente e scrittrice, assieme ai rifugiati si trova in via Barzaghi, all’interno di un dormitorio. Spiega cosa sta succedendo “Il Comune sta continuando le sue mosse: dividere le persone in quattro luoghi diversi, tra dormitori e container e scantinati, ma loro dicono di no. Il Comune sta giocando a spostarli di luogo in luogo, sta prendendo tempo ma senza la volontà di trovare una soluzione concreta. A questo punto non c’è più trattativa, non c’è più niente da dire. Speriamo che la Provincia (di centrosinistra) si attivi…”
ascolta l’intervista (durata 10.54 m)