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L’esclusione come scelta politica per l’immigrazione

In questi ultimi anni i cittadini migranti sono stati protagonisti, loro malgrado, di un’esclusione sempre più forte, riguardante diversi aspetti della vita quotidiana del nostro paese.
In più occasioni abbiamo sottolineato come la politica italiana sull’immigrazione, riguardi scelte di discriminazione vere e proprie, ma le sorprese – per così dire – non finiscono mai...

Bonus bebè
Si tratta dell’ultima vicenda, in ordine di tempo, che colpisce direttamente le famiglie con nuovi nati. A causa di un errore del governo, migliaia di cittadini immigrati si sono visti denunciare per avere ritirato il bonus di 1000 euro, destinato solamente a italiani e neocomunitari. Addirittura in alcune città è stata montata una pesante campagna nei loro confronti. Per esempio a Cuneo, giornali e agenzie di stampa hanno scritto che "approfittando della mancanza di controlli [...] si sono presentati negli uffici postali con falsi documenti che attestavano il possesso dei requisiti richiesti".
Si tratta di una vera e propria campagna di disinformazione contro cui ha preso posizione l’Asgi che prontamente sollecita il governo "a porre rimedio a questa situazione paradossale che si è venuta a creare, a partire dal fatto che queste lettere sono state mandate indiscriminatamente a fronte di una normativa discriminatoria.

Assegnazione alloggi popolari
Su questo tema la legge Bossi Fini è intervenuta pesantemente in merito alla possibilità di cittadini non comunitari di far parte delle graduatorie di assegnazione. Tra i tanti requisiti richiesti, probabilmente la discriminazione peggiore è rappresentata dalla previsione che i richiedenti debbano avere una attività lavorativa in corso. In base alle segnalazioni che ci pervengono, stiamo assistendo ad una sistematica esclusione dei lavoratori immigrati durante tutte le fasi della elaborazione delle domande.
Sono moltissime quelle rifiutate direttamente al momento della presentazione, nel caso in cui i lavoratori risultino momentaneamente disoccupati. Non solo...
E’ sufficiente che anche successivamente alla presentazione della domanda o alla scadenza del termine previsto dal bando, sopravvenga un periodo, anche breve, di disoccupazione per disporre la cancellazione dalla graduatoria.

Idoneità allogiativa
Se l’accesso agli alloggi popolari è molto difficile altrettanto lo è la ricerca di una casa "normale".
Un lavoratore immigrato, per poter stipulare il contratto di soggiorno, deve dimostrare che l’alloggio ove risiede rispetta i parametri previsti dalla legge regionale di edilizia residenziale pubblica. In pratica si pretende che, per lavorare in regola, un immigrato regolarmente soggiornante debba avere anche una "bella" casa. Per chi non è in grado di produrre questo tipo di documentazione il rischio è la perdita del pds e, di conseguenza, del lavoro.
Da più parti ci sono stati segnalati non solo rifiuti di assunzioni ma anche veri e propri licenziamenti.
Questa grave discriminazione ha portato alcune amministrazioni comunali a modificare i parametri di riferimento per il rilascio dell’idoneità degli alloggi, per evitare che molti lavoratori ritornino in una condizione di clandestinità.

I temi di cui parlare sarebbero ancora molti, compresa la decisione di fare rinnovare i permessi di soggiorno a pagamento (!).
Per chi si occupa del tema dei diritti, in questi giorni ci si chiede cosa cambierà con il nuovo governo di centro sinistra in tema di politiche migratorie, partendo dal fatto che l’impianto su cui si basa l’attuale legge Bossi Fini è quello creato dal precedente governo, con la legge Turco Napolitano.

Crediamo che l’abolizione della Bossi Fini, senza un ritorno alla Turco Napolitano, sia una scelta imprescindibile per una reale politica sull’immigrazione e che la vergogna dei centri di detenzione (CPT) non vada "superata" nel senso di una trasformazione, ma vada definitivamente cancellata.

A cura di Milena Zappon, Melting Pot

[ mercoledì 19 aprile 2006 ]

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