Martedì pomeriggio il Cpt di Bologna è stato luogo di una rivolta che, secondo la questura, ha visto i poliziotti aggrediti da un gruppo di detenuti magrebini. Il centro sociale TPO ha raccolto le testimonianze direttamente dai detenuti, che affermano di essere stati oggetto di un raid punitivo indiscriminato e successivo all’episodio della protesta iniziale.
Centro sociale TPO
Bologna, 27 aprile 2006
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Dopo le notizie sulla rivolta al Cpt lette sui giornali abbiamo avvertito l’esigenza di avere un contatto non mediato con i detenuti rinchiusi in Via Mattei. Questa mattina siamo quindi andati davanti al Cpt per comunicare la nostra solidarietà ad ogni forma di ribellione che nasce dentro a quel lager, per ribadire il diritto di fuga di ogni essere umano dai luoghi della barbarie e soprattutto per ridare una dignità di voce alle e ai migranti privati di ogni diritto.
Nonostante l’alto muro, il filo spinato e le gabbie che anche nelle nostre città ricreano il meccanismo escludente della frontiera, siamo riusciti a stabilire un contatto con le/i migranti, che hanno risposto ai nostri messaggi ed hanno raccontato ai nostri telefoni la loro versione della vicenda di martedì.
Degli articoli apparsi sulla stampa locale ci ha colpito e indignato la totale assenza della voce degli stranieri, che, considerati clandestini, vengono spogliati anche del diritto di parola.
Oggi abbiamo ristabilito questo diritto e come immaginavamo le/i detenute/i ci hanno raccontato una versione diversa da quella riportata sui giornali.
Diverse donne, provenienti dal sud america, dall’est, dal nord Africa, hanno raccontato che martedì i carabinieri hanno fatto un raid nelle stanze degli uomini, iniziando a picchiare alla cieca chiunque. In tante e tanti ci hanno telefonato, e continuano a chiamarci anche adesso, per farci avere la loro testimonianza, la propria versione su una vicenda che troppo velocemente è stata archiviata come un’aggressione dei migranti alle forze dell’ordine. Quello che speravamo di non dover sentire è che molte e molti di loro si sono rivolte/i al personale della Misericordia per fare una denuncia dell’episodio, ma questi hanno fatto finta di niente, “hanno chiuso gli occhi”.
Mentre scriviamo queste righe continuano ad arrivare richieste di aiuto dall’interno del carcere per migranti di Via Mattei e denuncie di ingiustizie e violenze gratuite subite in questi giorni.
Guarda la foto con i segni delle percosse
Alla luce di questi episodi siamo sempre più convinti che il centro sinistra ha il dovere morale di chiudere i Cpt per ripristinare la democrazia nel nostro paese, noi continueremo a disobbedire alle frontiere e a esigere l’amnistia e la depenalizzazione di tutte le lotte dentro e fuori i centri di permanenza temporanea.
Libertà di fuga e diritto di resistenza!
No alle frontiere! Permesso di soggiorno per tutte/i!
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