Ambasciata dei Popoli
Laboratorio trentino per la costituzione di UniNomade
presentano:
Sabato 13 maggio 2006 ore 10.30
parco di piazza Dante (davanti alla stazione dei treni)
"Nuove povertà, nuove lotte, nuove diritti"
Vulnerabilità sociali tra precarizzazione e politiche di esclusione
Interverranno:
Andrea Fumagalli- Vulnerabilità sociale e precarizzazione
Sandro Chignola - Vulnerabilità sociale e migranti
Maurizio Bergamaschi - Vulnerabilità sociale e nuove povertà
Florinda Rinaldini - Vulnerabilità sociale e figure sociali svantaggiate
Charlie Barnao - Nuove povertà e politiche sociali
Officina Sociale - L’esperienza politica del lavoro con i senza dimora e con i migranti
Coordina: Antonino Mancini
info:
Officina Sociale 347.3242667 - trento[at]meltingpot.org
"Nelle nostre società, il povero, il disoccupato e il sottoccupato – pur non ricevendo un salario – partecipano attivamente alla produzione sociale. […] Oggi, tuttavia, nella misura in cui la produzione sociale è sempre più dominata dal lavoro immateriale – e cioè dalle reti cooperative e dalla costruzione di relazioni sociali e di reti comunicative – l’attività di tutti, compresa quella dei poveri, diviene sempre più direttamente produttiva"
da Moltitudine, A.Negri – M.Hardt
L’idea di questo convegno deriva da una sollecitazione politica, rappresentata dall’esperienza di lavoro con i senza fissa dimora sviluppata a Trento soprattutto nell’ultimo anno.
I caratteri fortemente innovativi di questa esperienza, sia sul piano delle pratiche che delle forme politiche, ci hanno imposto il confronto con un ordine di problemi decisamente inedito che riteniamo opportuno attraversare proponendo alcuni momenti di riflessione collettiva, capaci di ridefinire nuovi contesti di azione e nuovi scenari possibili.
Pur partendo da un’ottica affatto particolare, le lotte con i senza dimora hanno manifestato sin da subito un punto di eccedenza rispetto a un intervento esclusivamente ancorato alla rivendicazione dei loro bisogni immediati, incorporando dentro il medesimo piano rivendicativo il diritto alla casa e quello alla salute, i problemi legati al lavoro migrante e il diritto all’affettività.
In sostanza, partendo dalle lotte con i senza dimora è stato possibile riconoscere molteplici figure sociali di esclusione e di marginalità che risultano tali non in quanto estranee o "periferiche" rispetto alla produzione sociale, ma che rappresentano piuttosto l’effetto tanto dei processi di precarizzazione che investono le nuove forme di lavoro sociale contemporaneo, quanto di quel complesso processo di smantellamento delle strutture di welfare e delle conseguenti legislazioni e politiche sociali.
La deregolamentazione del mercato del lavoro, iniziata ancora nel lontano 1984 con i cosiddetti contratti di formazione lavoro e successivamente perfezionata con i vari interventi di riforma del settore tra cui l’accordo del luglio 1993 sul costo del lavoro, il cosiddetto "pacchetto Treu" e, ultimo in ordine di tempo, il libro bianco di Maroni, ha prodotto la progressiva frantumazione del lavoro nelle mille sfaccettature del lavoro precario, producendo oltre alla flessibilizzazione della produzione anche un individualismo contrattuale attraverso il trasferimento dei diritti del lavoro e di cittadinanza dal piano pubblico a quello privato.
Sul piano sociale l’effetto di queste trasformazioni è stato l’imporsi di una condizione di insicurezza lavorativa e sociale a cui si è perennemente condannati e che oggi costituisce una condizione generale di tutto il lavoro contemporaneo.
Dentro questo quadro, il lavoro migrante, con i suoi connotati di insicurezza e di ricattabilità, di impiego selettivo e proporzionato di manodopera e di senso di solitudine, viene ad assumere sempre più carattere paradigmatico del lavoro sociale contemporaneo, nel senso che il lavoro migrante riflette, nelle contraddizioni che lo attraversano e lo innervano, le condizioni generali di erogazione del lavoro nel suo complesso.
A questa situazione di permanente incertezza e instabilità, indotta dalle politiche di frantumazione e regolazione del mercato del lavoro, si aggiungono poi le leggi sull’immigrazione (in particolare la legge Bossi-Fini), le politiche sociali, la distruzione delle strutture classiche del welfare, le politiche amministrative sulla casa, i servizi e l’assistenza che, attraverso la costruzione di barriere e confini sociali, contribuiscono alla promozione di esclusione e marginalità sociale.
In questo contesto, la costante e crescente precarizzazione di ogni aspetto della vita dell’individuo finisce per costituire uno stato di vulnerabilità diffusa, che attribuisce a un evento o finanche a un accidente della vita (la perdita del posto di lavoro, la perdita dell’alloggio, una malattia, una separazione…) un fattore scatenante per precipitare in situazioni di marginalità sociale, di vera e propria povertà.