MP - Bologna - Dal 13 al 24 maggio "Do you remember Sarajevo?"
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Bologna - Dal 13 al 24 maggio "Do you remember Sarajevo?"

Intervista a Alberto Buglè - ICS

Un invito a ricordare per un presente di pace e cooperazione, con mostre fotografiche, audiovisivi, musica dal vivo, tavole rotonde e dibattiti.

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Sabato 17 maggio ore 9,30 Dibattito Pubblico: "Ricordando Sarajevo: costruire la pace" presso Il Cassero (Ex Salara) – Via Don Minzoni (ang. Viale Pietramellara)

Domanda: Il titolo di questa lunga iniziativa su Bosnia Erzegovina è allusivo e in qualche modo provocatorio. Qual è il senso di questi dieci giorni sul passato e sul futuro dei Balcani?

Risposta: Il senso di questi giorni che abbiamo dedicato alla memoria della Bosnia Erzegovina è proprio quello di tornare a riflettere su un passato totalmente europeo che troppo presto è uscito dalla memoria pubblica nonostante sia stato a lungo in primissimo piano sul palcoscenico dei mezzi di informazione. Il senso di farlo proprio in questo periodo è molto preciso cioè tornare a riflettere sulle ragioni della guerra e della pace, in Europa, in un periodo di nuove guerre. Quello che accade di frequente è riflettere e litigare sulle ragioni della guerra senza saper prevedere le conseguenze di lungo periodo di questi accadimenti e delle fratture sociali conseguenti. Da questo punto di vista la Bosnia Erzegovina e i Balcani in generale rappresentano un osservatorio privilegiato per chiunque voglia intendere che cosa c’è al di là del conflitto armato, che cosa si nasconde dietro di esso e qual’è il futuro, spesso contorto, dei paesi che vengono travolti dai conflitti. Per questo noi, come unità di Comunicazione Creativa dell’ICS, Pluriverso insieme alla Collaborazione della Regione Emilia Romagna, abbiamo voluto mettere a fuoco il problema del presente piuttosto che del passato. Questo non è semplicemente il tentativo di ricordare o di ricostruire i frammenti di una memoria di guerra ma quanto quello di approfondire quanto più possibile le contraddizioni e le difficoltà delle ricuciture anche a distanza di 10 anni. Per questo l’iniziativa ha un valore provocatorio, perché davanti all’attualità delle nuove guerre molto spesso ci si dimentica che l’insegnamento delle conseguenze più difficili da gestire è accanto a noi, alla porta di casa. La Bosnia dista un’ora d’aereo da Bologna e forse è bene tornare a riflettere su questi problemi e a ricordare.

D: Il tema della pacificazione, di cui si discuterà il 17 maggio, interessa sia la Bosnia Erzegovina 10 anni dopo la guerra ma anche l’Iraq di adesso. Quali potrebbero essere le riflessioni che nascono da un ragionamento che mette a confronto i due conflitti?

R: Il problema fondamentale, percepito fin da subito sulla crisi irachena, è quello del modello della democrazia da esportazione. Il problema della Bosnia Erzegovina è di rappresentare uno Stato di fatto a sovranità limitata che viene in un certo senso “accompagnato” in modo non indipendente e non autonomo sulla strada della democrazia. Le conseguenze di questo processo sono incredibilmente complesse e hanno una ricaduta sulla qualità della vita sociale e sulla tenuta stessa degli accordi di pace. Da questo punto di vista la lezione bosniaca rappresenta un forte monito sulla possibilità dei mezzi che bisogna utilizzare e quelli che forse non bisogna impiegare per governare la transizione assistita verso la democrazia dei paesi che sono usciti da un conflitto.

[ mercoledì 14 maggio 2003 ]

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