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Torino, notte di rivolta al centro immigrati

da La Stampa.it del 4 giugno 2006

La protesta è scattata quando un egiziano ha tentato di forzare la rete di protezione ma è stato immediatamente riacciuffato

Il Centro di permanenza temporanea di Torino è in corso Brunelleschi. Strana anomalia: reti metalliche, torrette e guardie armate nel cuore di un quartiere residenziale, palazzi signorili e attici con vista lager. Ieri mattina alle 2,10 è scoccata l’ennesima rivolta: 18 clandestini sono riusciti a fuggire, lasciandosi però alle spalle 7 agenti feriti. Sono due poliziotti (un vicequestore, Francesco Costanzo, colpito al volto da un sasso), quattro carabinieri (uno è ancora ricoverato al Cto per un trauma cranico) e un finanziere. Tutti medicati al pronto soccorso per lesioni superficiali.

Il vicequestore Rosanna Lavezzaro, responsabile dell’Ufficio Stranieri, solo alle 5 ha potuto comunicare al questore Rodolfo Poli e al prefetto Goffredo Sottile che la situazione era tornata tranquilla. Dei 18 uomini che sono riusciti a fuggire, 17 hanno precedenti penali: spaccio di droga, violenze, rapine. Sono maghrebini, quasi tutti fermati nei giorni scorsi durante una serie di operazioni antimalavita, dicono in questura, e destinati al Cpt con il nullaosta dell’autorità giudiziaria. Quattro, poi, erano stati già protagonisti di altre analoghe e riuscite fughe dai Cpt del Sud Italia, cioè Lampedusa (Agrigento) e Isola di Capo Rizzuto (Crotone). L’altra notte un giovane egiziano ha deciso che era arrivata l’ora di andarsene dal centro, presidiato da una squadra interforze composta «solo da 11 persone, contro le 23 di appena qualche tempo fa», spiega polemico Eugenio Bravo, del direttivo nazionale del Siulp.

Avevano già distrutto i letti a castello delle case-containers e ricavato una serie di sbarre di ferro di circa 60 centimetri. Armi micidiali ed efficaci. Il capo degli insorti con questo attrezzo è riuscito a creare un varco nella rete. Ma è stato subito riacciuffato dalle guardie. Non appena è stato rispedito nelle stanze, dotate di aria condizionata, tv e gestite dalla Cri, i compagni si sono ribellati. Altri letti sono stati demoliti, altre spranghe sono passate di mano in mano. In quelle ore all’interno del Cpt c’erano 59 stranieri in attesa di essere identificati e quindi rimpatriati nel loro Paese. Una pioggia di grosse pietre, divelte dai marciapiedi, s’è abbattuta con violenza sulle guardie. In quel caos, la fuga di massa. Il Sap, l’altro sindacato dei poliziotti, va giù pesante: «Amnistia per i delinquenti, sanatoria per i clandestini, grazia per i terroristi e assassini di poliziotti che diventano parlamentari della Repubblica. Questo è quel che offre la classe politica italiana ai cittadini.

E ora ci meravigliamo se 60 immigrati ospiti del Cpt di corso Brunelleschi tentano di fuggire in massa massacrando di botte poliziotti, carabinieri e finanzieri?», commenta amaro Silverio Sabino, segretario provinciale del Sap. Poi: «Ricordo che i Cpt nascono con la legge Turco-Napolitano e sono stati istituiti quando l’attuale presidente della Repubblica era il ministro dell’Interno». Infine l’attacco frontale al ministro Paolo Ferrero, di Rifondazione comunista: «Siamo in un Paese dove i ministri visitano da turisti i Cpt promettendo agli immigrati che presto saranno aboliti e che ci saranno nuove sanatorie: che valore può avere la vita di un poliziotto o di un carabiniere?».

Ieri sera la senatrice Daniela Alfonzi, sempre di Rifondazione, ha fatto visita al Cpt di Torino: «È stata chiaramente un’evasione - ha detto - dettata dalla disperazione e dell’esasperazione. La struttura è desolante, non serve a nulla; solo una finzione pubblicitaria che divora enormi risorse che andrebbero meglio spese per politiche di integrazione e di accoglienza». E’ un prodiano anche Michele Paolino, presidente della Circoscrizione che ospita il Cpt: «Il centro va chiuso e basta, là dentro si sta peggio che nelle carceri e non ci lasciano neppure entrare per alleviare le sofferenze di queste persone». Lega Nord (Arturo Calligaro, capogruppo in Regione) e An (on. Agostino Ghiglia) affermano che il Cpt deve essere trasferito in una sede e in una zona più idonea, lontana dai quartieri residenziali. Ma entrambi difendono la legge Bossi-Fini.

Infine, nota del Viminale: il neo ministro dell’Interno Giuliano Amato, con il sottosegretario Marcella Lucidi, che ha la delega per l’immigrazione, si sono tenuti nel corso della giornata in continuo contatto con il prefetto di Torino Goffredo Sottile «per un costante aggiornamento della situazione».

[ domenica 4 giugno 2006 ]

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