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Diritti umani e immigrazione al contro-vertice di Rabat

Comunicato stampa dell’associazione marocchina Amdh

L’associazione marocchina per i diritti dell’uomo (Amdh) e altre organizzazioni della società civile interessandosi alla questione dell’immigrazione tengono oggi un sit-in davanti al parlamento marocchino.
Gli organizzatori del sit-in sottolineano la necessità di includere la problematica questione dell’immigrazione nel quadro dei diritti umani. Una posizione scaturita dalle conclusioni di una conferenza non governativa organizzata a fine del mese scorso nella capitale marocchina.
La società civile internazionale aveva in quell’occasione formulato l’invito alla rinuncia dell’ideologia basata su sicurezza e repressione, come unico modo per combattere l’immigrazione clandestina. Per la società civile, l’immigrazione non è una minaccia, è un fenomeno naturale che ha un apporto economico incommensurabile. Le organizzazioni non governative constatano inoltre che le restrizioni alla libertà di circolazione riguardano solo i poveri. Netto anche il rifiuto delle politiche di divisione dell’umanità tra coloro che possono circolare liberamente nel mondo e coloro a cui invece tale diritto è precluso” . Ne scaturice inoltre anche il rifiuto di un mondo con le frontiere sempre più militarizzate. Di seguito l’economia delle loro esigenze:

-  La depenalizzazione del delitto di soggiorno illegale e di aiuto alle persone costrette a tale tipo di soggiorno;

-  Annullamento degli accordi di riammissione delle persone espulse e l’abbandono di tutti i negoziati in tal senso da parte degli stati;

-  La soppressione dei visti a breve termine e di tutti i meccanismi posti all’uscita di un territorio, la giustificazione dettagliata e monitorata dei rifiuti dei visti di (stabilimento), e una rigida simmetria nelle condizioni africane ed europee di rilascio di tale tipo di visto;

-  La chiusura di tutti i luoghi di detenzione e di altri dispositivi per bloccare le persone alle frontiere;

-  L’abolizione di tutte le misure che ostacolano il ricongiungimento familiare;

-  L’applicazione completa ed onesta di tutte le misure di protezione internazionali, al fine di non ridurre il diritto d’asilo ad una pura finzione;

-  La concessione sistematica a tutti i rifugiati riconosciuti di una completa libertà di circolazione e l’applicazione di una protezione modialmente difusa;

-  La rifondazione finziaria e giuridica dell’Alto commissiariato per i rifugiati, di modo che protegga efficacemente i rifugiati e non gli interessi dei governi che lo finaziano;

-  La ratificazione della Convenzione internazionale sulla protezione dei dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, la sua integrazione nei sistemi di diritto nazionali, la ratificazione delle convenzioni dell’Organizzazione del lavoro e inoltre le note convezioni 143 e 97 così come la loro applicazione;

-  Che tutte le negoziazioni euro-africane si basino su un principio di eguaglianza degli interlocutori, e che i dirigenti africani, che hanno così poco difeso gli interessi delle loro popolazioni, assumano le loro responsibilità, in particolare rimettendo in causa gli accordi di partenariato euro-africani.

-  L’applicazione di meccanismi di sovranità alimentare e la soppressione degli accordi che mettono un’ipoteca sull’avvenire dell’agricoltura africana;

-  La soppressione di tutti i vincoli imposti ai paesi africani nelle negoziazioni internazionali e in particolare quella riguardante la lotta contro le migrazioni;

-  L’annullamento incondizionato del debito dei paesi del sud, così come il rimpatrio dei loro averi deposti nelle banche straniere.
Traduzione a cura di Maria Petrucci

[ lunedì 10 luglio 2006 ]

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