Luca Chianca
Riccardo Iori
Roma - Ore sette del mattino del 2 marzo 2006. Dopo anni di proteste e di annunci inizia lo sgombero del complesso immobiliare Roma Residence di via Bravetta 415. In quella data la popolazione residente si aggira sulle 3000 unità tra gli affittuari e i 124 nuclei familiari in assistenza alloggiativa.
Un centinaio di famiglie, in maggioranza rom rumene e italiane, lasciano i loro appartamenti, trasferendosi nelle altre palazzine del complesso oppure recandosi altrove. Quelle in assistenza sono condotte verso una nuova destinazione: una parte nel quartiere di San Basilio, l’altra alla Giustiniana.
Ad oggi, tuttavia, nel quartiere di Bravetta l’emergenza non è ancora terminata e le famiglie italiane trasferite dal comune si trovano in alloggi provvisori residenziali. Alla Giustiniana il Comune paga 2138 euro, tra le spese d’affitto e di gestione dell’immobile, per ogni famiglia che vive in circa 35 mq. Abbiamo ricostruito i principali passaggi che accompagnano la storia da oltre venti anni, cercando di capire le soluzioni prese.
Ottobre 2001. Il sindaco Walter Veltroni annuncia come prossima la chiusura dei quattro residence privati romani, tra cui quello di Bravetta. Nicola Galloro, delegato del Comune per l’emergenza abitativa, ne indica la chiusura entro la primavera 2002: «Dovremmo riuscire a dare una casa nuova ai circa 900 aventi diritto».
L’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Claudio Minelli, rimanda al 2003 la fine delle ultime assegnazioni, ricorrendo a un nuovo rinnovo contrattuale. In due note, di identico contenuto, del marzo e maggio 2004, il presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini, interviene sull’argomento del Roma Residence, di sua competenza territoriale. «I nuclei familiari cui è stata assegnata una nuova casa sono circa 260 - spiega Bellini - Sono ancora 100 le famiglie che vivono al Residence in assistenza alloggiativa». Tra le soluzioni prospettate ci «potrà anche essere la demolizione di alcuni di quei mostri di cemento e l’utilizzo a fine pubblico delle aree liberate», continua Bellini. Insomma, prima dell’estate 2004 il futuro prossimo dell’immobile sembra in via d’esaurimento. Poi si volterà pagina.
Il Roma Residence ha una lunga e complessa storia alle spalle. Costruito nel quartiere di Bravetta tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, viene dichiarato abitabile nel 1982. Durante lo stesso anno l’immobile, di proprietà delle società Sutex spa e Meridionale seconda spa, appartenenti alla famiglia Mezzaroma, è acquistato in corso di costruzione dalla Sigr, Società immobiliare grandi realizzazioni spa. In quel periodo la città di Roma vive la drammatica situazione dell’emergenza abitativa che si protrae almeno dagli anni ’60, così nel 1983 il Residence entra nelle mire del comune in quanto immobile da destinare al problema della casa.
Le prime famiglie vengono trasferite negli edifici di via Bravetta. Il complesso edilizio, nuovo e ben curato, è formato da sei fabbricati. Il primo è destinato ad essere un centro commerciale; il secondo, la palazzina A, è costituito da sei piani ad uso residence; gli altri, le palazzine B, C, D ed E, identiche tra loro, sono formati da sette piani adibiti anch’essi ad uso casa-albergo.
Questa la tipologia degli appartamenti: «Mono-bicamere di vario taglio, ciascuno con balcone, bagno e angolo cucina». Nell’atto di compravendita dell’immobile, datato 1985, si definisce la nuova proprietà: l’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici) acquista il complesso dalla Immobiliare Villa Pamphili medit spa, che nel frattempo aveva incorporato attraverso fusione la Sigr.
A dodici anni di distanza, siamo nell’ottobre 1997, l’immobile di proprietà dell’Enpam è condotto in locazione dalla Ceim costruzioni edilizie immobiliari Marco srl, poi divenuta Ro.Im. Romana immobiliare srl che, alla fine del 2002, cederà alla comparente Ceim srl il ramo d’azienda relativo alla gestione del Residence Roma e, dunque, il contratto di locazione.
Il proprietario della Ceim srl è la famiglia Mezzaroma. Sono gli anni in cui la presenza di italiani in assistenza alloggiativa tende a diminuire e la società, specializzata nell’acquisto, la vendita, la costruzione e l’amministrazione di immobili, inizia ad affittare ai primi immigrati di origine libanese. Diverse le comunità straniere che prendono dimora al residence pagando regolarmente l’affitto: prima quelle africane, poi la sudamericana e solo negli ultimi anni quelle rom e dell’est Europa.
Dal 12 maggio 2005 l’immobile di via di Bravetta 415 risulta di proprietà della Banca Italease spa. In realtà, la Cerim srl, intenzionata a comprare dall’Enpam l’intero complesso immobiliare, ha chiesto all’istituto bancario milanese di concederglielo in locazione finanziaria. La società, in quanto già locataria, ha esercitato il diritto di prelazione sulla vendita e, pertanto, sarà proprietaria del Residence al pagamento della rata finale.
Un passo indietro. Nel 1995, le società costruttrici Sutex spa e Meridionale seconda spa cessano di esistere fondendosi nella Fineuropa spa, società controllata dall’Impreme spa del gruppo Mezzaroma. Il 29 luglio 2004 il Consiglio del Municipio Roma XVI, in seduta pubblica straordinaria e urgente, approva la risoluzione n. 30 che esprime parere favorevole al risanamento dell’immobile. «Gli attuali residenti in assistenza alloggiativa si vedranno assegnare appartamenti di edilizia residenziale pubblica sulla base del bando riservato già operante», puntualizza Fabio Bellini.
La proposta di risanamento arriva dalle società Ceim srl e Fineuropa, in accordo con l’allora proprietario dell’immobile, l’Enpam. Il Municipio Roma XVI dà il via libera al cambiamento di destinazione d’uso del Roma Residence di via Bravetta da «non residenziale» a «residenziale», propedeutico allo smantellamento della struttura alberghiera e alla costruzione di nuovi appartamenti, in cambio della cessione al Campidoglio di un’area della Valle dei Casali di proprietà della Fineuropa, che sarà destinata a servizi di quartiere.
Il tempo passa e le condizioni igienico-sanitarie sono sempre più precarie, ma torniamo al 2005. Il primo dicembre un’altra nota da parte del Municipio XVI. Titolo: «Residence Roma: gli impegni della proprietà».
Nella catena di responsabilità che porteranno alla chiusura definitiva della struttura, il nuovo comunicato sembra fondamentale per capire i ruoli e le competenze dei diversi attori in campo, confermando quanto già deciso alla fine del luglio 2004, ma con due aggiunte. «Il proprietario del complesso immobiliare - spiega Fabio Bellini - in cambio della modifica della destinazione d’uso, da non residenziale a residenziale (la conferma, ndr) da parte del Campidoglio, dovrà cedere al Comune suoi appartamenti situati in altre parti della città, che saranno utilizzati dalle persone in assistenza alloggiativa (la prima novità, ndr).
Il proprietario del Residence si è anche impegnato a trovare una soluzione per le persone straniere che abitano nella struttura pagando regolare affitto (la seconda novità, ndr)».
Gennaio 2006. Il Campidoglio chiude il bando per la ricerca d’immobili dove poter sistemare le famiglie in assistenza alloggiativa; il Comune lavora al cambio di destinazione d’uso, attraverso la conferenza di servizi.
E, come già ribadito più volte, Fabio Bellini torna sull’argomento il 22 gennaio sostenendo che «tale variazione consentirà alla proprietà di trasformare l’immobile in abitazioni, in cambio della cessione di aree all’interno della Valle dei Casali».
Quell’area, lo sappiamo, appartiene alla Fineuropa, ma, alla fine del 2005, la Fineuropa cessa di esistere, fondendosi mediante incorporazione nella Impreme spa, sempre del Gruppo Mezzaroma. Dunque nei vari accordi che si sono succeduti nel tempo il Comune stringe accordi con un soggetto che da lì a poco sparirà, come è il caso della Fineuropa. Chiediamo perché al presidente del Municipio XVI. «Gli accordi erano puramente formali, questi problemi andranno affrontati al momento in cui tali accordi saranno formalizzati. Ma queste, d’altronde, sono questioni di cui non mi occupo, io ho solo un interesse: quello pubblico», risponde Bellini. Inoltre, sempre secondo la nota di gennaio del presidente del Municipio, la società proprietaria sembra aver terminato la ricerca dell’immobile dove trasferire la metà dei nuclei familiari che pagano regolarmente l’affitto. A detta dei dipendenti della proprietà che lavorano al Residence, è da settembre 2005 che non si prendono più affitti.
«Queste sono domande da fare alla proprietà. Io ho visto ricevute fatte fino a febbraio. Le cose sono complicate, perché da un punto di vista formale quello è un albergo, non è un appartamento. Alla proprietà noi abbiamo chiesto di farsi carico delle persone che pagavano affitto, e questo è successo ad esempio con la comunità moldava che è stata ospitata in una struttura alberghiera anche con l’intervento di Mezzaroma». La realtà per chi vive nella struttura è continuata ad essere ben diversa fino ad oggi.
(1- continua)