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Gran Bretagna. Angolano suicida per evitare il rimpatrio del figlio
da Aprile on line
Un immigrato irregolare angolano che si suicidò l’anno scorso in Gran Bretagna poche ore prima di essere rimpatriato, decise di togliersi la vita per consentire al figlio di restare nel Regno unito e proseguire i suoi studi.
Lo ha stabilito un’inchiesta i cui risultati sono stati pubblicati ieri dalla stampa britannica. In una lettera scritta poco prima di impiccarsi il 15 settembre del 2005, Manuel Bravo di 35 anni, affermava: ’"Mi uccido perchè non ho più una vita da vivere. Voglio che mio figlio Antonio rimanga nel Regno unito per continuare i suoi studi". Nel suo scritto, Bravo sosteneva poi di non voler tornare in Angola per soffrire e aggiungeva "non è colpa di nessuno, è soltanto una mia decisione". Nell’udienza che ha concluso l’inchiesta, il coroner David Morris ha letto un’altra lettera scritta dall’immigrato poco dopo il suo arresto, alcuni mesi prima del suicidio, nella quale lo sventurato scriveva tra l’altro, "non mi è facile vivere così. Sto male e vorrei morire o uccidermi. Non posso tornare nel mio paese perchè non sarei al sicuro così come non lo sarebbe mio figlio Antonio. Se tornerò in Angola, mi tortureranno". Le autorità hanno ora concesso al tredicenne figlio del suicida di restare in Gran Bretagna per altri cinque anni, fino al compimento dei 18 anni.
[ giovedì 21 settembre 2006 ]
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