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Ora arrivano le modifiche alla legge Bossi-Fini
Permessi più "lunghi", articolo 18 per i lavoratori. Decreto flussi, Meltingpot: "Cambiare le procedure". Cacciari aderisce.
da Il Manifesto del 27 settembre 2006
di Cinzia Gubbini
Il ministro dell’Interno Giuliano Amato lancia l’amo. Oggi -approffittando di un’audizione in Senato alla Commissione Affari Costituzionali sui risultati del vertice Ue sull’immigrazione- illustrerà le linee generali della modifica alla legge Bossi-Fini. Alcune idee su cui poi dovrà discutere con gli altri ministri competenti. Lui, intanto, dà la linea.
Il ministro punta su alcuni elementi cardine: prima di tutto la durata del permesso di soggiorno, e l’introduzione di nuove tipologie che potrebbero rendere meno blindata l’Italia. La validità del permesso dovrebbe essere innalzata a tre anni (oggi dura un anno per i contratti a tempo determinato e due per quelli a tempo indeterminato). Verrà poi reintrodotto lo sponsor, vecchia sperimentazione della legge Turco-Napolitano. Questa volta vestirà i panni di un compromesso tra chi vuole un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro -come scritto sul programma dell’Unione- e chi invece spinge per uno strumento più light. Dunque gli immigrati potranno arrivare in Italia anche senza avere già un contratto, ma dovranno comunque mostrare garanzie molto forti.
Sembra comunque che la validità dello sponsor possa arrivare a 12 mesi.C’è poi il tema dell’articolo 18 da estendere anche ai lavoratori sfruttati, e non soltanto alle prostitute che decidono di denunciare i loro "protettori".Ieri il Ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha detto che un disegno di legge per modificare il testo unico dell’immigrazione sarà pronto "alla fine della prossima settimana".
Più freddini al Viminale: bisogna ancora decidere, dicono, se inserire questo punto "imprescindibile" nelle modifiche della Bossi-Fini o anticiparlo, come chiedono i sindacati.
Ma Ministero dell’Interno e Politiche Sociali sono alle prese in queste ore anche altro fronte caldo: il nuovo decreto flussi che permetterà di entrare in Italia tutti coloro che hanno partecipato alla corsa alle quote di marzo.
Per ora le prefetture sono ancora in alto mare, la maggior parte delle città ha difficoltà enormi a sbrigare le 170 mila pratiche, nonostante l’aiuto assicurato dalla guardia di finanza. Per questo il progetto Meltingpot ha lanciato una campagna che sta raccogliendo una montagana di adesioni, tra cui quella del sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Con una lettera indirizzata ad Amato e Ferrero gli attivisti di Meltingpot chiedono di individuare procedure più semplici per l’esame delle domande, l’eliminazione dell’obbligo per i lavoratori immigrati già presenti in Italia di dover tornare all’estero per ottenere il permesso di soggiorno, la possibilità per chi è già in italia (la maggior parte degli immigrati che si "sana" attraverso il decreto flussi) di ottenere in attesa della risposta un permesso di soggiorno temporaneo, per non essere sottoposti al ricatto dell’espulsione.
"E’ una richiesta che deriva dall’incredibile numero di mail che riceviamo da immigrati e datori di lavoro - spiega Milena Zappon, di Meltingpot - tutti a chiedersi quando otterranno una risposta, e tutti costretti, nel frattempo, a vivere nell’illegalità e nel timore dell’espulsione. Il decreto flussi è una finzione giuridica, che non funziona e che andrebbe cambiata radicalmente - continua Zappon - ma nel frattempo si potrebbe cercare di tamponare la situazione. Con l’introduzione di altre 350 mila domande i tempi di attesa saranno lunghissimi"
[ mercoledì 27 settembre 2006 ]
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