Il sindaco di Adro, il leghista Oscar Lancini, ha conquistato il suo quarto d’ora di notorietà grazie alla taglia sull’immigrato clandestino: 500 euro di premio per i vigili che ne acciuffano uno e lo consegnano alla Questura. La fama ha i suoi prezzi, stimola curiosità: oltre alla trovata della taglia, il bel tomo che dal 2004 «governa» il piccolo centro della Franciacorta ha combinato altro di notevole nella vita? La domanda è un invito a nozze per Paolo Barzani, sindaco di Adro fino al 2003, mandato a casa da un ribaltone orchestrato da Lancini, allora capogruppo della Lega. Barzani parte in quarta e racconta una lunga storia d’inquinamento ambientale, insaporita dal corollario del conflitto d’interesse. Dente avvelenato di un ex, beghe di paese? Carte e documenti dicono il contrario.
Dal sito dei Comuni d’Italia si ricava che Oscar Lancini ha 40 anni, ha la licenza di scuola media e fa l’imprenditore. L’impresa è quella di famiglia, la Elg (Eredi Lancini Giancarlo), dal 1993 autorizzata dalla Regione Lombardia a smaltire rifiuti liquidi speciali. Sulla Elg, bloccata da un anno, pendono due processi e un’inchiesta per smaltimento illegale di rifiuti. Il processo più antico - l’ultima udienza è in calendario domani al tribunale di Brescia - vede alla sbarra il sindaco Lancini, in veste di «responsabile tecnico» della Elg, e la madre, in qualità di titolare dell’azienda. Nel secondo processo e nell’inchiesta in corso sono coinvolti il fratello e la sorella del sindaco. Nei due processi il Comune di Adro si è costituito parte civile. Dunque, il sindaco chiede i danni a se stesso. In più, la giunta monocolore leghista ha nominato i periti e gli avvocati che dovrebbero difendere gli interessi dei 6.900 abitanti di Adro contro il primo cittadino, i suoi parenti e la loro azienda. Una perfetta berlusconata! La cosa non sembra inquietare gli elettori di Adro. Nel 2004, quando con il 47% dei voti hanno plebiscitato Lancini sindaco, la prima denuncia contro la Elg aveva già fatto la muffa. La taglia anticlandestini ha irrobustito il gradimento verso il sindaco. «Tra poco gli daranno una medaglia», commenta sarcastico Barzani, raro esemplare dei «Repubblicani europei».
Parte dal depuratore consortile Tas (Tutela basso Sebino) la prima denuncia contro la Elg. I tecnici si accorgono che arrivano al depuratore reflui fognari con «carichi» inquinanti troppo alti, «fuori tabella». Risalgono la corrente delle schifezze e arrivano alla Elg. E’ lei a buttare di tutto un po’ nella rete fognaria. Quando la portata delle fogne supera la capacità d’assorbimento del depuratore, quel che «sfiora» finisce direttamente nell’Oglio. Un duplice danno, quindi, al depuratore e al fiume.
«Tutta roba già finita nell’Adriatico, mettiamoci una pietra sopra», alzano le spalle molti, troppi, concittadini del signor Barzani. Lui, assediato da «menefreghismo, omertà, muri di gomma», non si dà per vinto. Scrive al Quirinale, bussa a tutte le porte, per far sapere che nell’Oglio ci sono «7 mila tonnellate di fanghi altamente inquinati, cianuro, metalli pesanti e roba del genere». A settembre è sceso in pista anche il figlio Michele. Ha costruito una zattera, ci ha issato sopra il tricolore, si è piazzato in mezzo all’Oglio e lì è rimasto per 8 giorni e 8 notti. Finché i prefetti di Brescia e Bergamo hanno mandato i tecnici dell’Arpa a fare i prelievi.
Finora il signor Barzani ha rimediato una mezza dozzina di denunce dal sindaco Lancini che, ora, ne minaccia una anche contro la Cgil. Rea, a suo dire, d’aver raccontato falsità sul bonus anticlandestini.
«Prego, si accomodi», reagisce Dino Greco, segretario della Camera del lavoro di Brescia, «così la tempra morale, politica e civile di questo sindaco potrà rifulgere in un altro processo». La Cgil Funzione pubblica ribadisce la sua versione dei fatti: il sindacato ha firmato con il Comune di Adro un accordo quadro sui premi di produzione. Gli obiettivi e i criteri di erogazione erano stati fissati in precedenza da Lancini che li aveva fatti firmare dai singoli lavoratori, all’insaputa del sindacato. E’ un tipico esempio di comportamente antisindacale, ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. «Non so cosa sia questo articolo 28», si è vantato il sindaco da premio Oscar.
Oscar «dell’ipocrisia e del fariseismo», commenta Dino Greco, «paladino della legalità, se c’è da perseguitare gli immigrati; processato come grande inquinatore, se c’è da perseguire il proprio interesse».
Ci resta un dubbio. Il monte premi per la cattura dei clandestini è di miseri 2000 euro l’anno. Bastano appena per quattro taglie. Cosa regalerà il sindaco Lancini al vigile che catturerà il quinto clandestino?