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Badanti veneziane, consegnati tutti i nullaosta

da La Nuova di Venezia del 17 novembre 2006

Gli ultimi 100 al vaglio della questura sui 750 disponibili. Iniziati i viaggi della speranza.

Mestre. Per 750 badanti extracomunitarie della provincia di Venezia, i giochi sono quasi fatti: 650 nullaosta della prefettura sono già fra le mani di altrettante lavoratrici provenienti per lo più dall’Est Europa. Le quali, adesso, dovranno tornarsene nel proprio Paese d’origine a ritirare il visto all’ambasciata italiana per ottenere, infine, il tanto agognato permesso di soggiorno. Cento pratiche, invece, sono state inviate in questura per un ulteriore e si presume breve esame sui carichi penali eventualmente pendenti. Ma, a questo punto, il discorso badanti in provincia è da ritenere praticamente esaurito.

Se non altro perché negli intricati meandri della legge Bossi-Fini la quota per «lavoro domestico per assistenza alla persona» riservata al Veneziano comprende giusti 750 posti. Niente a confronto della richieste, circa seimila, depositate agli sportelli postali provinciali nello scorso marzo. Ma comunque un discreto passo in avanti, anche in vista del secondo decreto flussi, promesso dal ministro Paolo Ferrero e in programma dai primi mesi del 2007. Intanto, a livello generale, i nullaosta inviati dalla prefettura sono 1500. Una cifra che comprende anche i lavoratori stagionali; solo 200, invece, le domande respinte, per irregolarità nella compilazione dei kit o per problemi legati a questioni penali.

Il quadro. A questo punto, si può dire che il primo decreto flussi con la consegna dei kit alle poste, fra code interminabili, caos, speranza e disperazione, stia esaurendo l’iter. A gennaio 2007 tutti i 3.595 nullaosta, corrispondenti alla quote riservate in provincia dalla legge Bossi-Fini saranno assegnati ai lavoratori che sono riusciti a presentare la richiesta martedì 14 marzo entro le 14.37 e 40 secondi. Per ora, compresi gli stagionali, i nullaosta distribuiti sono 1.500. Ma il ritmo negli ultimi giorni è aumentato esponenzialmente. Anche se i cittadini extracomunitari che hanno fatto richiesta di regolarizzazione sono oltre 12 mila, il quadruplo di quelli ammessi nel Veneziano dallo stesso decreto flussi.

Situazione badanti. Per le badanti in provincia sono disponibili 750 posti. E, in questo caso, la prefettura veneziana ha completato, come detto, 650 pratiche; mentre altre 100 al vaglio della questura. I nullaosta sono già nelle mani di queste lavoratrici che si occupano di assistenza alla persona, provenienti soprattutto da Moldavia e Ucraina. Per loro, che svolgono un compito così prezioso e delicato per l’equilibrio delle famiglie, è giunto il momento di emergere dalla clandestinità alla quale sono state costrette chissà da quanti anni. Ma oltre cinquemila badanti vivranno ancora nell’«invisibilità», obbligate a un turn de force 24 ore su 24, sottopagate e impegnate in mansioni che richiedono spesso competenze qualificate. In effetti, nelle Poste veneziane, sono stati consegnati oltre seimila kit presentati da badanti già in servizio, che agognavano un permesso di soggiorno utile per non rischiare l’espulsione.

In aeroporto. In questi giorni l’aeroporto Marco Polo ospita il via vai di extracomunitari che volano verso il proprio Paese d’origine. Obiettivo? Ritirare il visto all’ambasciata italiana. Per la legge Bossi-Fini, infatti, loro non sono in Italia. E in coda alle poste, quel famoso 14 marzo, dovevano esserci solo datori di lavoro, che richiedevano personale extracomunitario, in modo nominale, grazie a delle non meglio precisate liste di collocamento. In realtà, come tutti sanno, agli uffici postali si sono presentati solo stranieri: clandestini, non regolari. E all’aeroporto di Tessera è successo anche un caso estremo, che raccontiamo nel dettaglio nell’articolo in alto a destra. Una situazione che rasenta il paradosso, certo, visto che la questura si sta mostrando elastica nei confronti di questi «disperati». I quali, spesso, pur di cavarsela usano anche una tecnica consolidata: fanno finta di perdere il passaporto prima di partire. E se ne fanno consegnare uno provvisorio, detto passaporto bianco. Davvero una vitaccia, quella del «clandestino».

[ venerdì 17 novembre 2006 ]

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