Roma, 13 gennaio 2007
"Secondo i primi accertamenti le cause dell’incendio sembrerebbero di natura accidentale". Queste le parole del comandante provinciale dei vigili del fuoco di Roma, Guido Parisi, uscendo dal palazzo di via Buonarroti dopo aver effettuato un sopralluogo nell’appartamento del quarto piano della scala A. "Le fiamme dovrebbero essersi sviluppate dal corridoio - ha continuato Parisi - e sono due le camere da letto rimaste particolarmente danneggiate".
Ma uno dei figli della vittima parla di incendio doloso e punta il dito sulla coinquilina italiana.
Le vittime
Per salvarsi dalle fiamme una donna di 38 anni e un suo figlio di 10, originari del Bangladesh, sono morti ieri sera, intorno alle 23.30, lanciandosi dal balcone al quarto piano dell’appartamento nel quale abitavano a via Buonarroti, nel centro di Roma.
All’interno dell’abitazione c’erano altre due persone che sono riuscite a fuggire: la proprietaria della casa, una donna italiana di 57 anni, e il figlio di 15 anni della vittima.
Il racconto dei vicini
Ci ha svegliato il fumo che ci ha riempito casa. Mia moglie è stata la prima ad aprire gli occhi e ci ha chiamato tutti, in preda al panico". E’ la drammatica ricostruzione di un cittadino nigeriano, il signor Herbert, che ha un negozio di alimentari proprio in via Buonarroti e da dieci anni, insieme alla sua famiglia, moglie e quattro figli, vive al sesto piano della scala A, due piani sopra all’appartamento dove la scorsa notte è divampato l’ incendio.
"Ho aperto gli occhi -ha raccontato - ho visto il fumo e il mio primo istinto è stato quello di calmare i miei bambini e di aprire le finestre. Poi sono sceso subito in strada e subito dopo anche la mia famiglia è scesa in strada. In breve tempo sono arrivati i soccorsi, vigili del fuoco, ambulanze e forze dell’ ordine. E’ stata una tragedia".
Il negoziante dell’Esquilino parla del piccolo Hasib, morto insieme alla madre, come di un bambino "felice, vivace, faceva sempre gli scherzi con uno dei miei figli- ha proseguito - Era sempre contento. La mamma la vedevo sempre portare il figlio a scuola: era una persona riservata".