Il ministro e Illy: superare i Cpt
Ferrero: gli immigrati non dovrebbero più passare attraverso strutture di tipo carcerario
dal Messaggero Veneto del 17 gennaio 2007
Il titolare della Solidarietà sociale ieri a Trieste per la convention. Le conferme: entro febbraio la legge e la consulta.
Giunta e governo: il centro è un segno di sfiducia verso la Slovenia nell’Ue e verso il Fvg modello di integrazione.
Il presidente: Gradisca diventi un centro di accoglienza per i rifugiati.
Trieste. Il Centro di permanenza temporanea di Gradisca va abolito, la Bossi-Fini superata. Il ministro Paolo Ferrero e il presidente della Regione Riccardo Illy si trovano in perfetto accordo, ponendo i due obiettivi al centro delle politiche nazionali e locali.
Trieste, per il titolare della Solidarietà sociale, è la dodicesima tappa di un giro di consultazioni per conoscere i diversi tipi di risposte e provvedimenti dati all’immigrazione. E il suo è un arrivo senza enfasi, seguito con attenzione da giunta e consiglio, ma disertato dai contestatori di sinistra, come dal centrodestra regionale e cittadino.
Esordisce l’assessore Roberto Antonaz, che ha la stessa delega e la stessa appartenenza del ministro (Rc): «Abbiamo fatto una legge, non spetta a noi dire se buona o cattiva, ci conforta il fatto che serva di riferimento ad altre Regioni».
Il governatore sottolinea le qualità del Friuli Venezia Giulia: «Terra di emigranti, per l’esodo e per la trasformazione del tessuto produttivo è diventata terra di immigrazione. Poche altre parti d’Europa hanno una simile ricchezza di lingue, culture e religioni», dice. E chiede la chiusura del Cpt.
«Ritengo i Cpt una realtà - ahimé - necessaria, per consentire la permanenza dell’Italia in area Schengen. Vanno migliorati, vanno previste misure amministrative e non penali, come quelle della Bossi-Fini», precisa. «Ma in Friuli Venezia Giulia, per la sensibilità della popolazione e per l’implicito segnale di sfiducia verso la Slovenia, la struttura è inopportuna», conclude Illy. «I tempi sono maturi per trasformarla in centro di prima accoglienza destinato ai richiedenti asilo».
Seguono una quindicina di interventi di rappresentanti delle amministrazioni locali, degli immigrati, degli operatori scolastici, delle associazioni (tra gli altri, il presidente di Fincanteri e di Assindustria Trieste Corrado Antonini, che ricorda i 1052 immigrati di 30 Paesi impiegati a Monfalcone, con un significativo contributo alla formazione del Pil regionale).
Conclude Ferrero, ringraziando il Friuli Venezia Giulia per il lavoro fatto, e rilevando la quantità e la qualità dei contributi, utili alla stesura della nuova legge nazionale sull’immigrazione, che sarà pronta probabilmente entro febbraio (cosí come la consulta).
Pur se la competenza è del Viminale, premette, si dice d’accordo con Illy. Anzi, osserva che tutti i Cpt sono da chiudere, perché mettono insieme cose che non si tengono: «Chi è in prigione va identificato là. Gli altri non devono passare per strutture di tipo carcerario, prive però di tutte le garanzie del carcere. Non possiamo mettere vicini un pluriomicida e una madre con bambino che hanno avuto la sfortuna di nascere in un Paese sbagliato e di aver cercato rifugio in un Paese con una legge sbagliata».
Questo sarà uno dei punti centrali cui, secondo Ferrero, dovrà arrivare la nuova normativa. «Fermare l’immigrazione è un’utopia reazionaria, si deve governarla, trasformarla in normalità, posto che è anche una necessità dell’Italia», nota. «La nuova legge dovrà far incontrare domanda e offerta di lavoro nella legalità, con più strade e modalità elastiche. Attraverso la conoscenza della lingua italiana, lo snellimento della pratiche e l’allungamento dei periodi di soggiorno, il voto amministrativo, la concessione della cittadinanza ai nati o agli immigrati da tempo presenti in Italia».
«Occorre anche riattivare i meccanismi di welfare, perché la guerra tra poveri non è nel lavoro, sempre più segmentato, ma nell’accesso alla casa e ai servizi a domanda individuale. Per questo abbiamo riattivato il fondo destinato alle politiche per l’inclusione dei migranti, con 50 milioni che serviranno soprattutto ad uscire dalla logica dei ghetti urbani», conclude Ferrero. Che promette, infine, il suo ritorno in Friuli Venezia Giulia in occasione della Conferenza regionale sull’immigrazione, calendarizzata per il 20 o 21 aprile.
Luciano Santin
I “disubbidienti” disertano. «Liberi di farlo»
In un volantino i no-global denunciano le ipocrisie sui centri di permanenza. Botta e risposta con Galan: «Pronto ad ascoltare il Veneto» «Provocatore, ci chieda scusa»
Trieste. Non viene accolto l’invito al dialogo rivolto dal ministro Ferrero ai “disubbidienti” (con relativa arrabbiatura del governatore veneto Giancarlo Galan, e annullamento dell’assemblea pubblica prevista a Venezia). La presenza si limita a un minimo presidio con lo striscione «libertà di movimento, sequestriamo i lager», e a un volantinaggio in cui il governo di centrosinistra viene accusato di essersi attestato, con «complicità e omissioni» sulla linea scelta dal ministro Pisanu.
«L’impostazione del governo attuale, pur sembrando confusa, nella sostanza è ipocrita e in linea rispetto al passato», recita il testo.
Il responsabile della solidarietà sociale non fa una piega. «Decisione legittima, attuata in forma assolutamente civile. Per me era importante far sapere che ero pienamente disponibile e interessato all’incontro con loro», dice. Si dice, invece, sconcertato dalla reazione del governatore veneto Giancarlo Galan. «Ho solamente detto che mi mettevo in posizione di ascolto nei confronti di tutti, in particolare di quelli che mi contestavano più pesantemente. Si tratta di una delle regole della democrazia. La Dc è stata capace di ascoltare tutti, evidentemente Galan non si riconosce in questi percorsi», osserva.
«Allo sgarbo istituzionale del presidente non intendo replicare con un altro sgarbo, presentandomi. Contatterò Galan per chiedergli di riconvocare l’assemblea, in modo che ci sia una sala adeguata a ricevere tutti coloro che vorranno venire, penso a inizio febbraio», conclude Paolo Ferrero. «Ricorderei anche che il Veneto è tra le regioni d’Italia che più debbono agli immigrati per quanto riguarda la produzione della loro ricchezza».
Da Palazzo Balbi, Galan replica con durezza, definendo Ferrero «ministro inadeguato, provocatore, scorretto da più punti di vista», che «osa ancora insistere nel suo inqualificabile errore».
«Lui ha cancellato le più elementari regole di comportamento istituzionale, e io ho cancellato la riunione», dice ancora il governatore del Veneto. «La nostra è una regione modello per accoglienza e integrazione, a lui interessa solo recuperare il rapporto con le frange illegali e violente dei suoi “movimenti”. Ci chieda scusa, poi verificheremo se val la pena di riprendere il discorso».
Infine, in margine alla sua visita a Trieste, il ministro alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ieri ha toccato anche il tema delle pensioni. «È obbligatorio trovare una sintesi nel Governo», ha detto, e come sempre «la bussola su cui trovarla è quella del programma». Ferrero ha aggiunto che «mi risulta che abbiamo fatto la campagna elettorale pensandola tutti allo stesso modo sulle pensioni. Non mi risulta - ha detto Ferrero - che abbiamo raccolto molti voti nè noi nè i Ds, nè la Margherita, dicendo che avremmo aumentato l’età pensionabile». «Mi sembra - ha continuato il ministro - che li abbiamo raccolti dicendo che toglievamo lo scalone e che si aumentavano le pensioni minime. A me pare che questo hanno capito i nostri elettori. L’Unione - ha concluso - deve tener fede a quelli che sono gli impegni presi in campagna elettorale».
[ mercoledì 17 gennaio 2007 ]
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