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La Fortezza Europa prende forma di Matteo Bartocci

da Il Manifesto del 9 agosto 2003

Documenti riservati della presidenza italiana dell’Ue iniziano a delineare le procedure comuni per il rimpatrio dei migranti. Entro 36 ore tutti fuori, con qualsiasi mezzo

Presto l’Europa potrebbe dotarsi di un «Programma Nettuno». Ma in questo caso non è il consorzio per le lauree telematiche conosciuto da molti. Si tratta di un progetto continentale per esaminare a distanza le domande delle persone che chiedono asilo in Europa. Campi di permanenza piazzati in punti strategici, meglio se isole (perfetti sarebbero Cipro o Malta), dove concentrare i migranti in attesa di valutare la loro posizione. Le indiscrezioni sul tema continuano a fiorire e ieri è stato il turno del giornale britannico Guardian, imbeccato dall’associazione Statewatch di Londra. L’associazione è venuta in possesso di alcuni documenti riservati, datati 3 luglio 2003, preparati dalla presidenza italiana proprio all’inizio del semestre europeo di sua competenza. I documenti - bozze ancora soggette a discussione e cambiamenti - mirano a stabilire «il contesto legale e giuridico» per il trasferimento di persone di paesi terzi, ovvero gli extracomunitari, verso i paesi di origine o «fuori dall’Unione». In sostanza si vogliono stabilire le «regole minime comuni» per accompagnare i migranti clandestini fuori dalla Fortezza Europa. Le procedure di trasferimento sono abbastanza dettagliate. I migranti potranno essere accompagnati alla frontiera su comuni mezzi di trasporto di linea sia via terra (autobus o treni) che via aria o per mare. Queste ultime due soluzioni sono preferibili, perché i Quindici temono che l’immigrato possa approfittare della permanenza in stati diversi dell’Unione per rallentare il suo trasferimento coatto chiedendo asilo politico a ogni frontiera. E poi i migranti a terra sarebbero un peso troppo elevato in termini economici per i paesi membri. Secondo il documento, «il trasferimento fuori dall’Ue deve essere comunque completato entro 36 ore» dalla partenza. Un’altra via adatta per il rimpatrio potrebbero essere «mezzi della polizia privi di contrassegno». La scorta ai convogli sarà composta da «ufficiali in abiti civili privi di armi». Ma a questo punto il linguaggio anodino dei documenti ufficiali entra nel vago.

Che poteri avranno gli ufficiali di scorta? Si dice che potranno agire soltanto per «legittima difesa», ma subito dopo si afferma che potranno usare «ogni azione ragionevole e proporzionata per impedire un rischio serio e immediato», in modo tale da «prevenire la fuga, l’autolesionismo o i danni alla proprietà provocati dal cittadino di paese terzo». La polizia del paese di transito però potrà «utilizzare ogni possibile misura legittima per prevenire o terminare atti di resistenza alla scorta». Insomma i poteri di polizia rimangono intangibili. Il documento impedisce il rimpatrio di cittadini in paesi dove vige la pena di morte, dove il rimpatriato può subire «tortura e trattamenti inumani» o dove la sua «libertà sia a rischio per motivi di razza, religione, nazionalità e appartenenza a gruppi sociali o politici».

Secondo le indiscrezioni, questi documenti farebbero parte di un progetto più ampio, chiamato «Programma Nettuno» che prevede il trasferimento all’estero dei migranti che richiedono asilo politico nei paesi europei. E’ proprio questo il punto che preoccupa le associazioni che si occupano di diritti umani come Amnesty International. Secondo Riccardo Noury, «tutti questi documenti, sui quali abbiamo chiesto maggiori informazioni e che comunque devono essere ancora approvati, esprimono una filosofia di fondo molto preoccupante. L’Unione cerca di trasferire all’esterno dei propri confini, esternalizzandolo, l’esame e la gestione delle domande di asilo e delle persone che le richiedono. Si parla da tempo di centri regionali in punti strategici dove concentrare i migranti. Centri territoriali di detenzione temporanea, ma i dettagli non sono ancora noti».

Quel che è certo è che gli inglesi, capitanati dal laburista Tony Blair, stravedono per questo tipo di soluzione, già bocciata al vertice di Salonicco del giugno scorso. Ma la questione resta sul piatto e solo la Danimarca ha fatto sapere ufficialmente che non accetterà misure di questo tipo.

Il ministero dell’Interno, guidato da Giuseppe Pisanu di Forza Italia, responsabile della preparazione di questi documenti, fa sapere che le indiscrezioni non riguardano una proposta italiana e non riflettono necessariamente l’opinione del governo Berlusconi. La posizione del governo resta quella espressa dal ministro il 9 luglio scorso a Bruxelles: aiuto ai paesi di origine e di transito (quest’ultimo punto criticato dalle Ong), quote di immigrazione legale concordata, gestione integrata dei confini dell’Ue. In ogni caso si afferma che su questi temi sono ancora in corso le consultazioni tra i Quindici e non c’è ancora una posizione definita.

Quel che è certo però è che l’Italia è l’unico paese europeo a non avere ancora una legge complessiva sul diritto di asilo. Della questione se ne parla, di sfuggita, nella legge Martelli del ’91 e nella più recente Bossi-Fini. Ma il tema è ben lontano dall’essere definito e più spesso ha i connotati caotici e repressivi che ben conoscono gli operatori che accolgono i migranti al loro arrivo. Il processo di armonizzazione della normativa europa sul diritto di asilo è però previsto per il 2004 e l’Italia non ha certo le carte in regola per parteciparvi a pieno titolo.

[ domenica 10 agosto 2003 ]

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