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Come ti espello al volo di Sara Menafra

da Il Manifesto del 10 agosto 2003

Le proposte italiane per la Ue rendono più economica e veloce la cacciata dei «clandestini»

Snellire le procedure e ripartire i costi. Il piano della presidenza italiana dell’Unione europea in materia di immigrazione, contrassegnato con il protocollo 10910/3, più che rinnovare riorganizza l’esistente. In Italia i voli charter per rimpatriare gli immigrati clandestini esistono già da tempo. Come esistono pullman e treni che settimanalmente portano i migranti identificati e sprovvisti di permesso di soggiorno nel paese di provenienza. Quello che cambierebbe se il protocollo proposto dall’Italia venisse approvato è l’organizzazione di questi cosiddetti «vettori». Gli obiettivi del piano sono due. Uno è politico generale. Italia, Spagna e Gran Bretagna rappresentano l’ala dura dei paesi europei in materia di immigrazione. Elaborare di un protocollo «informale» che renda più rigide le procedure di espulsione, sostenuto dalla presidenza italiana dell’Unione, vuol dire lavorare a un progetto su cui possano trovare un primo accordo solo alcuni paesi europei. Non c’è bisogno di passare dal parlamento europeo di Strasburgo e neppure da vertici di ministri come quello di Salonicco - che ha già bocciato una prima proposta europea. Chi ci sta firma, gli altri si tengono fuori. «E’ la stessa tecnica usata per gli accordi di Schengen», spiega l’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo che da anni si occupa di temi relativi all’immigrazione. «Prima hanno firmato cinque paesi. Poi l’accordo è stato imposto a tutti quelli che aderivano all’Unione».

Il secondo obiettivo, più organizzativo, è quello di ridurre tempi e costi, ripartendoli per tutti i paesi dell’Unione. Il protocollo prevede l’istituzione di un responsabile per stato che gestisca gli accordi con gli altri membri sulle questioni pratiche: quando e come organizzare i charter, per quali paesi debbano passare e con quali forze di polizia a bordo. Attualmente i voli charter, i traghetti e i pullman per i rimpatri esistono già e prevedono la presenza di poliziotti a bordo del volo che accompagnano il clandestino fino all’aeroporto del paese di destinazione, dove lo consegnano alle autorità locali. Attualmente, però, i voli sono gestiti da ogni stato per se stesso, o al massimo grazie all’accordo fra due paesi. Ogni anno, ad esempio, partono almeno quindici voli charter diretti a Lagos, in Nigeria: l’aereo parte da Düsseldorf, fa scalo all’aeroporto di Torino e quindi prosegue per la sua destinazione. Un protocollo europeo non farebbe che allargare questa procedura, mettendola a disposizione di tutti i paesi che aderiscono al piano e soprattutto ripartendo i costi, che oggi gravano soprattutto sui paesi frontalieri.

Infine il documento cita esplicitamente il limite di 36 ore per organizzare i rimpatri. La precisazione sembrerebbe superflua. Già attualmente la legge Bossi-Fini considera il provvedimento di espulsione «immediatamente esecutivo». «Serve a stringere ulteriormente i tempi con l’obiettivo finale di fare in modo che i clandestini non passino più neppure per i Cpt - conclude Paleologo - Già attualmente spesso accade che l’immigrato venga fermato e portato direttamente all’aeroporto dove lo aspetta un console che lo riconosce come suo, anche senza vedere i documenti. E lui parte, senza poter fare ricorso o passare davanti a un giudice».

[ lunedì 11 agosto 2003 ]

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