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Immigrazione: altri sei morti a Melilla, è emergenza

venerdì 7 ottobre 2005

Rabat - Non da’ segni di diminuire la costante pressione dei clandestini subsahariani intorno a Ceuta e Melilla, le due ’enclave’ spagnole in territorio marocchino: un nuovo assalto alla seconda e’ stato fermato la scorsa notte dalle polizie delle due parti della frontiera, ma con saldo di sei migranti morti, che si aggiungono alle cinque vittime dello scorso 29 settembre, due delle quali raggiunte da colpi d’arma da fuoco.

Per prima volta, le autorità marocchine hanno oggi ammesso la responsabilità delle loro forze di sicurezza: il governatore della provincia di Nador, Abdellah Bendhiba, ha dichiarato in un comunicato che i sei clandestini, di origine subsahariana, sono morti durante un assalto "di rara violenza" contro postazioni di sorveglianza della polizia marocchina nelle foreste di Gourougou, che ha ’’obbligato i servizi di sicurezza a rispondere, nel quadro della legittima difesa’’.

Le sei vittime facevano parte di un gruppo di 500 clandestini che - come avviene ormai con regolarità dal mese di settembre - si preparavano a dare l’assalto il muro di contenimento che circonda Melilla: secondo il governatore di Nador, 290 dei loro compagni sono stati arrestati.

Il nuovo tentativo di assalto alle mura di Melilla è arrivato poche ore dopo che la vicepremier spagnola, Maria Teresa Fernandez de la Vega, aveva visitato la città, per poi proseguire verso Ceuta, al fine di rendersi conto della realta’ locale e mandare un messaggio di solidarieta’ alla popolazione, che non ha apprezzato il tono usato dal primo ministro Jose’ Luis Rodriguez Zapatero nel suo recente incontro con il collega marocchino, Driss Jettou, a Siviglia.

Lo stesso Zapatero, infatti, si è affrettato oggi a chiarire che l’appartenenza di Ceuta e Melilla alla Spagna "non e’ ne’ sarà messa in discussione", ma ha espresso la sua solidarietà verso il Marocco, che ha definito "anch’esso vittima della pressione migratoria". "Ogni giorno si esige dal Marocco che cooperi al massimo, ma la risposta non e’ facile, perché non stiamo affrontando un problema di ordine pubblico in senso stretto’’, ha sottolineato il premier spagnolo.

La vera novita’ in risposta alla persistente crisi dell’ immigrazione clandestina a Ceuta e Melilla, pero’, e’ arrivata oggi dal ministro degli Interni spagnolo, Jose’ Antonio Alonso, il quale in Parlamento ha annunciato che il governo si appresta ad espellere via mare e verso il Marocco un primo gruppo di circa 70 clandestini, in applicazione di un accordo bilaterale del 1992.

Alonso ha anche annunciato l’invio di rinforzi militari verso le due citta’, nonche’ il rafforzamento degli ostacoli posti intorno a quelle che ha definito ’’le frontiere meglio protette dell’Europa’’, ma e’ stato la notizia delle prossime espulsioni (probabilmente da Algeciras a Tetuan) a creare polemiche, giacche’ alcune associazioni ed Ong attive nel settore dell’ immigrazione le hanno definite illegali.

E mentre Alonso ha ribadito che, secondo gli elementi a sua disposizione, la Guardia Civil spagnola non ha alcuna responsabilita’ nella morte dei due clandestini trovati uccisi con colpi di arma da fuoco il 29 settembre, Zapataero ha ribadito la sua intenzione di richiedere l’assistenza dell’ Unione Europea per la lotta all’immigrazione illegale nel prossimo vertice di Surrey (Gran Bretagna).

"E’ necessario ridurre l’abisso in termini di prosperita’ che separa la Spagna dal Marocco, che e’ il piu’ profondo del mondo fra paesi vicini (un rapporto di 5 a 1 nel reddito)’’, ha sottolineato Zapatero, secondo il quale ’’l’orizzonte si presentera’ difficile nei prossimi anni se l’Europa non compie uno sforzo serio’’ in direzione del sud del Mediterraneo, attraverso strumenti come il processo di Barcellona per lottare contro il sottosviluppo.

Vedi on line : Ansa

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