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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportLa rivolta e la fuga dal Cpt di Bari31 luglio 2007Il 29 luglio più di cento immigrati detenuti nel Centro di Permanenza Temporanea di Bari S. Paolo hanno attuato una vera e propria rivolta protestando contro l’”accoglienza” che l’Italia garantisce loro.
Di fatto il Cpt barese, insieme a quello di Gradisca d’Isonzo, è diventato il principale luogo di smistamento dei migranti sbarcati in Italia, innanzitutto in Sicilia. Il risultato della protesta è di 32 persone fuggite (di cui tre poi ritornate), 4 arrestati per violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, 8 feriti tra i manifestanti e una decina di feriti tra agenti delle forze dell’ordine e dipendenti dell’ente Operatori Emergenze Radio (O.E.R.) che da marzo gestisce il centro. Non possiamo dire con certezza, come fatto dalla Questura barese, che i fuggitivi siano tutti di nazionalità egiziana e che abbiano voluto fuggire per paura di essere sicuramente reimpatriati. Anzi, pare dubbio che persone rinchiuse in quello che non stentiamo a definire un moderno lager abbiano conoscenza degli accordi di reimpatrio che l’Italia stipula con altri Paesi del mondo. Molto spesso, anzi, le persone detenute nel Cpt non sanno né perchè, né per quanto tempo, né con quali esiti avviene la detenzione stessa. Quello che conta, tuttavia, è la fuga, la rivolta che la ha resa praticabile, il livello di autorganizzazione sviluppatosi. Da notizie che si sono apprese attraverso le poche testimonianze trapelate e dalla ricostruzione fatta dai giornali locali e nazionali appare un quadro descrittivo di una situazione che non necessariamente possiamo dire casuale o estemporanea. Nel mese di luglio, tuttavia, nel solo centro di Bari San Paolo sono state segnalate due rivolte e due tentativi di fuga andati a buon fine, 7 persone nella prima, 32 nella seconda. Con i massivi sbarchi dell’ultimo mese, tuttavia, entrambi i centri hanno moltiplicato per tre il numero dei trattenuti. D’altro canto le modalità dell’ultima rivolta con fuga portano ad immaginare un livello di autorganizzazione tra i migranti di non poco conto. La dinamica degli accadimenti ha visto, infatti, un corposo numero di persone, circa un centinaio, protestare cercando di guadagnare l’uscita principale del Cpt. Nella fuga del 25 luglio scorso, invece, il malore di un immigrato (non sappiamo se vero o meno) ha costituito il pretesto per distogliere l’attenzione di operatori e forze di polizia dal gruppo di 7 che poi è effettivamente fuggito. Nonostante la temporaneità della presenza delle persone nei Cpt è indubbio che chi scappa dalla miseria, dalla precarietà o dalle guerre o anche chi vuole realizzare un proprio desiderio di libertà lasciando la terra natia non può comprendere una carcerazione sapendo di non avere commesso crimini. I Cpt italiani sono stati pieni di fughe e di rivolte: dal Serraino Vulpitta al centro di Via Corelli a Milano gli esempi non mancano. Ed è evidente che fino a quando la libertà delle persone non sarà messa al centro delle politiche sull’immigrazione in Italia ed in Europa casi come questi si ripeteranno sempre più frequentemente. Ma l’autonomia dei movimenti migratori non può certo fermarsi perchè esistono i centri di permanenza temporanea e la privazione della libertà di persona. Redazione Melting Pot |
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