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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportContinua il processo ai pescatori tunisini, degna conclusione di un’estate di morte e indifferenzadi Alessandra Sciurba, Progetto Melting Pot Europa27 agosto 2007La vicenda dei pescatori tunisini arrestati a Lampedusa l’8 agosto scorso è emblematica. Nel caso specifico, il reato per il quale si trovano imputati i membri dell’equipaggio tunisino in questione è quello di avere salvato la vita a 44 persone alla deriva nel Mare Mediterraneo e, per di più, di averle portate fino in Italia, invece di fare dietro front e raggiungere la Tunisia. Non importa che fossero più vicini a Lampedusa che all’Africa, e figuriamoci se importa il fatto conclamato e risaputo che, se qualcuno dei naufraghi tra cui si contano cittadini sudanesi, eritrei, etiopi, avesse voluto chiedere asilo politico com’è nei suoi diritti, in Tunisia avrebbe trovato solo la via dell’espulsione. Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro: questa l’accusa mossa ai pescatori tunisini. Allo stesso modo non sono stati ascoltati i medici di Msf che hanno prestato il primo soccorso e quindi verificato la gravità delle condizioni di alcuni naufraghi, e sostanzialmente tutto il personale sanitario lampedusano e palermitano che avrebbe potuto comprovare l’assoluta urgenza di portare i migranti a terra il più velocemente possibile. Sono state ritenute superflue anche le dichiarazioni dei proprietari dei pescherecci sequestrati che avrebbero invece potuto dimostrare il fatto che gli imputati fossero davvero pescatori e non scafisti in cerca di soldi. E’ solo grazie alla tenacia degli avvocati che si stanno occupando di tutelare la situazione dei pescatori che la vicenda rimane fortunatamente ancora aperta. È triste dover ricordare, nel tentativo di discolpare questi "criminali", che tra le persone da loro salvate c’è anche un bambino di cinque anni affetto da paralisi spastica, un uomo in fin di vita, due donne incinte. È triste dovere convincere la Corte e l’opinione pubblica che proprio non si poteva fare altrimenti, che la drammaticità della situazione richiedeva di sorvolare sulle leggi nazionali e internazionali e di seguire una diversa legge morale che ormai si è di continuo apertamente invitati a mettere a tacere. Dietro processi come quello in corso ad Agrigento, l’attenzione si concentra sulle accuse ridicole e sulla criminalizzazione degli innocenti, mentre i riflettori si spengono sulla sorte dei naufraghi soccorsi che sono già finiti a ingrossare le fila dei detenuti nei cpt, o centri di prima a accoglienza o come diavolo li si voglia chiamare. Donne e uomini con la colpa di essere sopravvissuti da espiare d’ora in poi attraverso una vita di clandestinità da mettere in commercio sul mercato del lavoro a nero, continuamente migranti senza il permesso di fermarsi e trovare un posto nel mondo. Soad Kufi, uno degli uomini tratti in salvo, ha raccontato al giudice di aver pagato 1.500,00 dollari per il viaggio suo e di sua moglie dalla Libia fino all’Italia. Di essere rimasto in Libia per sei anni, con tutto ciò che la vita in Libia comporta, prima di riuscire a raccogliere questi soldi e a partire. Chissà se il giudice si è fermato solo un attimo a pensare a quanta ingiustizia traspaia da una simile storia, uguale a quella di tantissimi altri. Al fatto che tutti quei soldi, più quelli che Soad ha speso per raggiungere la Libia sarebbero potuti servire per pagarsi un biglietto aereo fino a Roma e iniziare una vita più serena alla ricerca di un lavoro normale. Chissà se si è fermata a pensare che chi ha salvato la vita di Soad ora rischia la galera, mentre chi– prima affamando il suo paese e poi scrivendo leggi razziste sull’immigrazione e sull’asilo- ha costretto lui e la sua famiglia a mettere in gioco la propria esistenza per migliorarla almeno un pochino, invece non pagherà niente. È più facile prendersela con gli scafisti di turno che quando non sono persone del tutto estranee ai fatti come gli imputati in questione, sono spesso migranti come gli altri che hanno avuto la sfortuna di reggere il timone lungo il gioco alla roulette russa della traversata. Il processo è ancora in corso. Speriamo alla fine di poter scrivere per una volta qualcosa di diverso. In allegato il resoconto dell’udienza dibattimentale |
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