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cittadinanza > intervisteModena - Detenuto pestato da quattro agenti nel CPTIntervista all’Avvocato Vainer Burani10 settembre 2007Nell’era della politica del "superamento" dei centri di permanenza temporanea, un nuovo episodio di violenza contro un detenuto migrante.
E’ accusato di resistenza a pubblico ufficiale il migrante marocchino che ha tentato di evadere dal centro di detenzione Sant’Anna di Modena tra il 2 e il 3 settembre, ma stranamente è lui che riporta gravi contusioni sulle gambe e sul torace, un occhio pesto ed ematomi su tutto il corpo. Ancora una volta le forze dell’ordine adibite alla sorveglianza dei CPT hanno messo in atto una rappresaglia feroce contro un detenuto, fatto scendere dal tetto della struttura e poi condotto in una stanza chiusa dove ha ricevuto botte e percosse da quattro agenti, tre dei quali fuori servizio. Nell’udienza di lunedì 9 in cui veniva chiesto l’arresto e la custodia cautelare in carcere per il cittadino straniero, gli agenti hanno ricostruito la propria versione della vicenda, riportata a Melting Pot dall’avvocato Vainer Burani: “Gli agenti dicono che una volta portato nella sala di accettazione il detenuto si sarebbe messo a colpire a testate la parete e un oggetto in ferro lì presente, riportando così le contusioni”. Ma, prosegue l’avvocato Burani, il migrante interrogato nega che si sia trattato di autolesionismo e spiega invece come si è svolto il pestaggio: "Il ragazzo è stato preso dal tetto di peso, portato in una stanza e poi pestato. Ha ricevuto un calcio in faccia all’altezza dell’occhio, come si vede dalla ferita e dal viso tutto gonfio e poi è stato calciato sul braccio dove c’è il segno di uno scarpone, picchiato con i manganelli sulle cosce e con calci sugli stinchi dove ha una serie di contusioni”. I referti medici in seguito al ricovero al Pronto Soccorso riportano “trauma policontusivo per ferite e percosse, dolore in sede cervicale, lombare, toracica ed ascellare, dolore su gomito sinistro, anca sinistra e gamba sinistra”, confermando il racconto del ragazzo. Di fronte a simili prove di violenza il Giudice ha sì convalidato l’arresto ma non la custodia cautelare in carcere ritenendo che le versioni presentate siano discordanti e che sia quindi necessario approfondire ogni elemento.
Progetto Melting Pot, redazione Emilia Romagna |
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