|
||
cittadinanza > editorialiModena - I morti dei Cpt "umanizzati"Seconda morte in pochi giorni dentro l’inferno di Sant’Anna17 ottobre 2007
Due morti in quarantott’ore. A stento qualche notizia di agenzia, al massimo un trafiletto anche su quei giornali che in altri tempi avrebbero dedicato alla notizia ben altro spazio. Un mese fa Melting Pot denunciava quel che avveniva al Cpt di Gradisca dove, durante una carica della polizia, una bimba di otto mesi era finita in ospedale per intossicazione da lacrimogeni.
Oggi ci sono due morti. Due morti che si aggiungono a tutti gli altri stritolati dal meccansimo della detenzione amministrativa che, in Italia, dal 1998 ad oggi ha fatto decine di vittime. E’ evidente che fare a meno dei centri di permanenza temporanea vorrebbe dire accettare di scardinare un intero sistema di cose per cui questi dispositivi rappresentano uno strumento fondamentale. I Cpt servono alle politiche nazionali perché la "difesa del territorio" è l’ultimo stralcio di potere reale che resta agli Stati. Hanno un valore simbolico perché contribuiscono a ridefinire i capri espiatori sui quali catalizzare le paure degli elettori facendo in modo che la gente non si fermi mai a pensare a quali siano davvero i motivi del proprio disagio e della propria insicurezza. I Cpt servono all’economia perché, lo si è detto infinite volte, lasciano sulla pelle di chi li attraversa un marchio di clandestinità perenne che trasforma esseri umani in forza lavoro senza alcuna tutela. I Cpt hanno una funzione "di polizia", perché sul corpo vivo dei migranti si sperimentano pratiche di controllo che saranno estese anche ad altre categorie di soggetti. I Cpt sono parte fondamentale di quel Divide et Impera che serve sempre a lasciare che chi esercita il potere lo mantenga e chi subisce le vessazioni non riconosca i propri compagni di strada e non si ribelli. Per tutti questi motivi è facile rendersi conto del fatto che chiudere i Cpt, adesso, vorrebbe dire per il governo italiano rinunciare a un ruolo importante nella gestione del controllo a livello globale. Significherebbe, per una volta, anteporre la vita delle persone alla diplomazia internazionale, al mercato, al consenso. Due ragazzi che si suicidano sono effetti diretti di un sistema violento. Sono il limite delle retoriche di umanizzazione, sono il finale amaro delle favole che ci raccontano a proposito dei "rimpatri volontari" (sui quali organizzazioni come l’Oim basano grandissima parte dei loro smisurati guadagni), sono la verità che denuda l’idea di politica che l’attuale governo italiano (nessuno escluso tra tutti quelli che detengono il potere) mette in pratica ogni giorno. |
||