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Rimini - Continua l’azione repressiva intorno al mercatino dei russi

13 novembre 2007

Da tempo è all’ordine della cronaca il mercatino dei russi che si svolge ogni domenica nei pressi del Parco cervi. Di fronte alla richiesta di spazi e luoghi di incontro della comunità russa/ucraina, come per altro accade in tante altre città, le risposta fino ad ora assunte sono incentrate sul controllo capillare e repressivo, sia ad opera delle forze dell’ordine che dei vigili urbani.
Domenica i controlli dei carabinieri della locale Compagnia, coadiuvati dagli agenti della polizia municipale, si legge in una nota "un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato al contrasto dell’immigrazione clandestina e l’abusivismo commerciale a Rimini", hanno proceduto all’arresto di due persone, alla denuncia di tre ucraini e alla sanzione ad una attività commerciale per oltre 5mila per la vendita di prodotti alimentari senza la prevista autorizzazione sanitaria. I Carabinieri hanno sequestrato oltre mille confezioni di alimenti sprovviste dell’etichettatura.
A ciò si aggiunge un difficile processo di integrazione nel tessuto circostante, poiché questo mercatino, visti anche gli ultimi fatti di cronaca e il decreto speciale sulle espulsioni dei comunitari, hanno alimentato se non esacerbato un clima di tensione da parte di alcuni cittadini riminesi che non ne tollerano la presenza.
L’amministrazione comunale pare vacillare nelle difficoltà di trovare una proposta che vada oltre la mera repressione o regolarizzazione di attività che, di illecito, hanno solo la possibilità per la comunità russa/ucraina - peraltro, la maggior parte dei fruitori sono le assistenti domiciliari dei nostri anziani - di un luogo di incontro e di scambio, di sapori, lingue, culture, informazioni dai paesi di origine.
Un piccolo legame transculturale con i paesi di provenienza per sentire un po’ meno il peso dell’invisibilità.