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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportThe Malta Experience. Racconti da un’isola-prigioneUn documentario prodotto dal Progetto Melting Pot Europa13 marzo 2008The Malta Experience.
Un video di Alessandra Sciurba
Montaggio: Beatrice Barzaghi Una produzione Melting Pot Europa Durata:34 minuti .
“The Malta experience” era il nome del percorso turistico tra le bellezze dell’isola pubblicizzato ovunque per le strade della Valletta. The Malta Experience è il nome che abbiamo voluto prendere in prestito per raccontare quello che i normali turisti in gita a Malta non vedranno mai. Lo abbiamo fatto attraverso le immagini rubate dei tanti centri di prigionia per migranti presenti sull’isola; lungo le strade brulle e desolate percorse quasi solamente da donne, uomini e bambini africani che vagano senza uno scopo e senza la possibilità di andarsene; nei luoghi di “accoglienza” autogestita dove tutti i migranti approdano, dopo essere passati attraverso la detenzione, e che sempre più diventano cittadelle- ghetto tagliate fuori dal resto del mondo. Ed è continuamente la stessa storia quella che si ascolta dalle voci di tutti i ‘viaggiatori non autorizzati’ che, quasi stupiti che qualcuno glielo chiedesse, hanno accettato di parlare della loro vita: “non volevo arrivare a Malta. Qui non c’è futuro”. “la barca si è rotta , e allora…” . “avrei voluto arrivare in Europa”. “Vorrei un po’ di pace, vengo dal Darfur”. “vorrei un lavoro, soltanto questo”. “i maltesi non ci amano, è pericoloso vivere qui”… Chi arriva a Malta, per il Regolamente n. 343 del 2003, la cosiddetta “Convenzione di Dublino II”, può chiedere asilo solo in questo micro- Stato, e se riceve una protezione temporanea per motivi umanitari è solo lì che può permanere. Se riesce ad allontanarsi e a raggiungere un altro paese europeo può venire intercettato dalla polizia, identificato attraverso il Sistema Informativo Schengen o l’Eurodac e ricondotto indietro sull’isola- prigione. È facile comprendere come questa difficile situazione abbia inasprito gli animi della popolazione autoctona, tanto più che i soliti politicanti di impronta razzista hanno approfittato della condizione di oggettiva difficoltà per avviare campagne apertamente xenofobe che hanno reso la vita dei migranti presenti sull’isola ancora più precaria e pericolosa. Probabilmente questa situazione, data la sua ingestibilità, troverà una rapida evoluzione. Magari i centri di dtenezione subiranno lo stesso processo di ‘umanizzazione’ ipocrita che sta attraversando anche i Cpt nostrani, magari si implementeranno le deportazioni dall’isola verso improbabili Stati d’origine o verso ‘paesi terzi sicuri’ che di sicuro per la sorte dei deportati avranno ben poco. E così abbiamo voluto fermare l’istante presente per raccontare di un’ isola- campo che, accettando di diventare ‘deposito’ senza alcuna prospettiva per centinaia di persone, assume una funzione indecifrabile persino alla luce di quei processi di clandestinizzazione e sfruttamento attivi quasi ovunque nel resto dell’Europa. |
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