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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportThe Malta Experience. Racconti da un’isola-prigioneUn documentario prodotto dal Progetto Melting Pot Europa13 marzo 2008The Malta Experience.
Un video di Alessandra Sciurba “The Malta experience” era il nome del percorso turistico tra le bellezze dell’isola pubblicizzato ovunque per le strade della Valletta. The Malta Experience è il nome che abbiamo voluto prendere in prestito per raccontare quello che i normali turisti in gita a Malta non vedranno mai. Lo abbiamo fatto attraverso le immagini rubate dei tanti centri di prigionia per migranti presenti sull’isola; lungo le strade brulle e desolate percorse quasi solamente da donne, uomini e bambini africani che vagano senza uno scopo e senza la possibilità di andarsene; nei luoghi di “accoglienza” autogestita dove tutti i migranti approdano, dopo essere passati attraverso la detenzione, e che sempre più diventano cittadelle- ghetto tagliate fuori dal resto del mondo. Ed è continuamente la stessa storia quella che si ascolta dalle voci di tutti i ‘viaggiatori non autorizzati’ che, quasi stupiti che qualcuno glielo chiedesse, hanno accettato di parlare della loro vita: “non volevo arrivare a Malta. Qui non c’è futuro”. “la barca si è rotta , e allora…” . “avrei voluto arrivare in Europa”. “Vorrei un po’ di pace, vengo dal Darfur”. “vorrei un lavoro, soltanto questo”. “i maltesi non ci amano, è pericoloso vivere qui”… Chi arriva a Malta, per il Regolamente n. 343 del 2003, la cosiddetta “Convenzione di Dublino II”, può chiedere asilo solo in questo micro- Stato, e se riceve una protezione temporanea per motivi umanitari è solo lì che può permanere. Se riesce ad allontanarsi e a raggiungere un altro paese europeo può venire intercettato dalla polizia, identificato attraverso il Sistema Informativo Schengen o l’Eurodac e ricondotto indietro sull’isola- prigione. È facile comprendere come questa difficile situazione abbia inasprito gli animi della popolazione autoctona, tanto più che i soliti politicanti di impronta razzista hanno approfittato della condizione di oggettiva difficoltà per avviare campagne apertamente xenofobe che hanno reso la vita dei migranti presenti sull’isola ancora più precaria e pericolosa. Probabilmente questa situazione, data la sua ingestibilità, troverà una rapida evoluzione. Magari i centri di dtenezione subiranno lo stesso processo di ‘umanizzazione’ ipocrita che sta attraversando anche i Cpt nostrani, magari si implementeranno le deportazioni dall’isola verso improbabili Stati d’origine o verso ‘paesi terzi sicuri’ che di sicuro per la sorte dei deportati avranno ben poco. E così abbiamo voluto fermare l’istante presente per raccontare di un’ isola- campo che, accettando di diventare ‘deposito’ senza alcuna prospettiva per centinaia di persone, assume una funzione indecifrabile persino alla luce di quei processi di clandestinizzazione e sfruttamento attivi quasi ovunque nel resto dell’Europa. |
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